Cannabis e patologie mentali

PsicologoData pubblicazione: 27 ottobre 2012

Sondaggio su informazioni sulla salute, servizi online e Medicitalia.it Partecipa

Un recentissimo studio svolto dai ricercatori australiani Harry Man Xiong Lai e Thiagarajan Sitharthan(1) ha riguardato la possibile sussistenza di un nesso tra i Disturbi da Uso di Cannabis e alcuni Disturbi Mentali.

La ricerca ha riguardato tutti i ricoveri avvenuti in tutti gli ospedali del New South Wales (Australia) nel periodo 01/07/2006- 30/06/2007, con esclusione dei rientri verificatisi entro 28 giorni dal ricovero precedente; si tratta di circa 1.800.000 ricoveri in totale.

I risultati hanno confermato inequivocabilmente l'ipotesi avanzata:

  • il 53,8% dei pazienti che ha fatto uso abituale di cannabis presenta almeno un disturbo mentale;
  • la più alta percentuale di comorbidità (uso di cannabis associato a Disturbi Mentali) riguarda i pazienti di sesso femminile (39,6%) e quelli di età compresa tra i 30 e i 49 anni;
  • i Disturbi maggiormente riscontrati sono: il Disturbo d'Ansia (3,4%), il Disturbo Bipolare (5,7%), il Disturbo Depressivo Maggiore (10,9%), i Disturbi di Personalità (9,2%), la Schizofrenia (15%), e il Disturbo Acuto da Stress (8,7%).

 

Penso che questi dati dovrebbero far riflettere coloro che ancora oggi sostengono che la cannabis non è nociva; questa ricerca è invece un'ulteriore conferma di come gli effetti della cannabis siano stati a lungo sottovalutati, nonostante siano emerse chiare controindicazioni sul suo utilizzo già da varie ricerche svolte nei decenni passati.

Tra queste si possono ricordare:

a) la ricerca pubblicata dagli australiani Prof. Wayne Hall PhD e Prof. Louisa Degenhardt PhD(2) nel 2009, che già evidenziava per i consumatori di cannabis la possibilità di sviluppare una sindrome di dipendenza, di correre maggiori rischi di incidenti stradali, di danni al sistema respiratorio, e di effetti nocivi sullo sviluppo delle capacità psichiche e sociali nei consumatori adolescenti;

b) la ricerca pubblicata dagli svedesi Sven Andréasson, Ann Engström, Peter Allebeck e Ulf Rydberg(3) nel 1987, che indicava la cannabis come fattore indipendente di rischio per l'insorgenza della schizofrenia;

c) la ricerca pubblicata dai britannici A.M.G. Campbell, M. Evans, J.L.G. Thomson e M.J. Williams(4) nel 1971, che dimostrava l'avvenuta atrofia cerebrale in 10 pazienti maschi di età media 22 anni, che avevano fatto uso consistente di cannabis per un periodo compreso tra 3 e 11 anni; in particolare, tramite encefalografia vennero riscontrate notevoli differenze di alcune parti del cervello dei pazienti (ovvero il ventricolo laterale e il terzo ventricolo), rispetto a 13 pazienti sani della loro stessa età.

 

La nocività della cannabis non è quindi una novità, eppure ancora oggi continua ad essere sottovalutata da molti consumatori, sia a causa del fatto che non è stato dimostrato lo sviluppo di dipendenza a livello fisico come avviene per altre sostanze, sia per il fatto che il suo principio attivo, il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), viene utilizzato in Medicina a scopo terapeutico.

Di conseguenza, sono sorte e si sono diffuse informazioni sui presunti benefici derivanti dall'uso della cannabis, che nella realtà dei fatti risultano totalmente infondate.

E' bene chiarire che la dipendenza da cannabis viene comunque a svilupparsi sul piano psicologico, portando il consumatore a ricercare sistematicamente le sensazioni prodotte dall'assunzione della sostanza; nella migliore delle ipotesi, i danni da cannabis sono gli stessi causati dal fumo di sigaretta.

Inoltre, è ben precisare che l'impiego del THC a scopo terapeutico avviene secondo modalità ben precise, con scopi ben precisi e sotto stretto controllo medico, quindi in condizioni totalmente diverse da quelle della "rollata" tra amici.

Perciò, dato che ora vi sono maggiori e più chiare evidenze dei seri danni che può provocare la cannabis, credo proprio che sia il caso che gli "affezionati" ci riflettano sopra e decidano che cosa ne vogliono fare della propria salute.

I Servizi per le Tossicodipendenze non mancano, ma nel caso della cannabis forse basterebbe un po' di buona volontà per levarsi un vizio che in futuro potrebbe rivelarsi assai scomodo.

 

 

Fonti:

(1) Lai, Harry Man Xiong, and Sitharthan, Thiagarajan (2012). Exploration of the Comorbidity of Cannabis Use Disorders and Mental Health Disorders among Inpatients Presenting to All Hospitals in New South Wales, Australia. American Journal of Drug & Alcohol Abuse, Vol. 38 Issue 6, p567-574, 8p.

(2) Prof Wayne Hall PhD, and Prof Louisa Degenhardt PhD (2009). Adverse health effects of non-medical cannabis use. The Lancet, Volume 374, Issue 9698, Pages 1383 - 1391.

(3) Sven Andréasson, Ann Engström, Peter Allebeck, Ulf Rydberg (1987). Cannabis and Schizophrenia. A Longitudinal Study of Swedish Conscripts. The Lancet, Vol. 330, No. 8574 pp 1483-1486.

(4) A.M.G. Campbell, M. Evans, J.L.G. Thomson, M.J. Williams (1971). Cerebral Atrophy in Young Cannabis Smokers. The Lancet, Vol. 298 No. 7736 p 1219.

Autore

Specialista cancellato
Psicologo

4 commenti

#1
Utente 269XXX
Utente 269XXX

Con la legalizzazione della Marijuana negli USA in Colorado ed a Washington, quindi ci si aspetterà un aumento della patologia mentale?
Ma le ricerche olandesi cosa dicono?

#2
Psicologo
Psicologo

I dati parlano fin troppo chiaro, direi.

La decisione di legalizzare la Marijuana negli USA è dovuta non alla sua presunta innocuità ma a motivi economici, ovvero all'intenzione delle autorità statunitensi di ridurre i costi relativi alla sua proibizione.

Tale decisione ricalca quanto già avvenuto nei secoli scorsi in USA e poi in altri Paesi per l'alcol e il tabacco, con le conseguenze che sono tristemente note.

Come citato in "Le ragioni del perché NO alla legalizzazione delle sostanze stupefacenti", documento del Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri (http://www.politicheantidroga.it/media/479289/doc%20perche%20no%20alla%20legalizzazione%20rev%20_2_.pdf), <<Che cosa abbiamo imparato dalla legalizzazione dell’alcol e del tabacco? Le sostanze d’abuso più legalizzate sono le più utilizzate al mondo, con il maggior numero di dipendenti e tra le prime cause di morte.>>

Per quanto riguarda la nota permissività olandese verso varie questioni altrove ritenute illegali, anch'essa si è sviluppata nel tempo per motivi economici, cioè per favorire il flusso di turisti stranieri verso i Paesi Bassi, e il relativo apporto di denaro nelle casse statali.

Ogni tanto qualche olandese mostra segni di pentimento, come accadde qualche anno fa per l'allora Ministro della Giustizia Ernst Hirsch Ballin (http://terzotriennio.blogspot.it/2008/07/lolanda-permissiva-ora-si-torna.html), ma gli interessi economici in gioco sono troppo alti perché le cose possano cambiare radicalmente.

Eppure proprio dei ricercatori olandesi, nel 2005, avevano riscontrato sia la tendenza a sviluppare in futuro sintomi psicotici in consumatori di cannabis inizialmente privi di tali sintomi, sia la tendenza a sviluppare in futuro l'uso di cannabis in soggetti già psicotici (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?db=pubmed&cmd=Search&term=Addiction%5BJour%5D+AND+100%5BVolume%5D+AND+612%5Bpage%5D).

E' quindi più che chiaro cosa possiamo aspettarci da una simile legalizzazione, che costituisce un'ulteriore sconfitta per la salute e per il buon senso.

#3
Utente 392XXX
Utente 392XXX

Esimio Dott. Repici, Gentili utenti,

perdonatemi se da semplice utente e con un'educazione non medica mi sento in dovere di intervenire sull'argomento.

Una breve risposta sui dati forniti: sono corretti ma malinterepretati nelle correlazioni perché non tengono conto (A) della presenza o meno di tali patologie e sindromi antecedentemente (B) non comparono nemmeno statisticamente tali risultati positivi a risultati negativi.

In termini poveri: (A) tutte le persone che consumano eroina hanno consumato precedentemente cannabis (B) tutte le persone che hanno consumato cannabis hanno consumato precedentemente tabacco (C) Tutte le persone che sono dipendenti da tabacco hanno consumato pistacchi. Conclusione: mangiare pistacchi porta a consumare eroina. Vietiamo i pistacchi! (oppure controlliamo quanti consumatori abituali di cannabis sono altresì consumatori di eroina). Perdonate il sarcasmo, vi prometto che di seguito non ne vedrete traccia.

Le ragioni di questo sono essenzialmente tre: (01) Sono affetto da MDD episodico ricorrente con fattori sintomatici di rischio maggiore; (02) Sono sotto terapia farmacologica a base al alprazolam e altre benzodiazepine; (03) ho potuto sperimentare gli effetti terapeutici dei tetracannabinoidi assunti con modalità non "ricreative".

Esiste una probabilità fra il 6 e il 10% che la mia vita si concluda precocemente a causa di alcuni acuti episodi sintomatologici della MDD per cui ciclicamente ed in particolare in quelle fasi che oggi con i miei terapeuti possiamo agevolmente prevedere quali potenzialmente producenti una crisi maggiore, assumo fra i 2 e i 6 mg di compresse di Alprazolam o Xanax: diamo il nome giusto alle giuste cose. Le benzodiazepine sono droghe legali utilizzate per finalità terapeutiche (da prescrizione) e tante altre che per decenza evito di mensionare.

Per essere efficaci nei pazienti affetti da analoga tipicità MDD, la cura mediante Alprazolam segue una fase ciclica e NON può essere interrotta se non sotto attenta supervisione medica e in modo particolarmente graduale. In caso di interruzione improvvisa e non controllata, posso sfortunatamente descrivervi la sintomatologia.
Ero in viaggio di lavoro all'estero e per mia grave colpa, avevo messo in valigia una confezione quasi vuota (1 pillola da 1 mg di Xanax) al posto di quella nuova. Il Paese in cui mi ero recato appartiene ai cosiddetti LDC e il farmaco non era reperibile.
Leggete di seguito quando tratterò in anamnesi l'astinenza dal farmaco.

Da quel giorno ho compreso quale devastante droga siano le benzodiazepine e trovo vergognoso che la Repubblica Italiana spacci tali sostanze in alternativa ai tetracannabinoidi. Sono certo che l'autore leggerà queste tre righe quali il delirio di un ignorante antiproibizionista.

I tetracannabinoidi sono diverse sostanze presenti anche nella cannabis sativa, alcuni dei agenti su degli APPOSITI ricettori del nostro cervello: il SISTEMA ENDOCANNABINOIDE, responsabile o meglio coinvolto in alcuni processi fisiologici quali appetito, sensazione del dolore, umore e memoria. I cannabinoidi maggiori contenuti nella Cannabis Sativa sono 9. Evaporano (o bruciano nella cosiddetta "canna", usata a scopi ricreativi da una percentuale della popolazione Europea superiore al 20%) a temperature diverse. Attraverso appositi macchinari specialistici denominati vaporizzatori e con tecniche da anni alla portata di tutti, è possibile eliminare totalmente i componenti cancerogeni comuni anche al tabacco e selezionare il cannabinoide o i cannabinoidi che desideriamo far evaporare per assumerne i benefici terapeutici.

Dato che per un autolesionistico senso di adesione alla legge non assumo cannabinoidi, mi reco una volta l'anno in Paesi dove il loro uso è consentito, assumendo la cannabis terapeutiva (che è la stessa cannabis ricreativa, semplicemente assunta in modo diverso, non lesivo per l'organismo e con le precauzioni d'uso esposte).

Consentitemi da paziente, qualora l'Anamnesi avesse ancora un qualche valore medico di comparare effetti dei farmaci agenti e/o a lungo termine, effetti indesiderati e sovradosaggio, effetti di astinenza, ovviamente nei soggetti affetti da MDD ricorrente con le caratteristiche antecedente riportate.

EFFETTI TERAPEUTICI DELL'ALPRAZOLAM IN CIRCOLO
Attenuazione dei disturbi di ansia grave, attacchi di panico

EFFETTI TERAPEUTICI DEI TETRACANNABINOIDI IN CIRCOLO IN RELAZIONE ALL'MDD
(sono infatti presenti numerosissimi altri usi terapeutici in eterogenee terapie mediche)
Attenuazione dei disturbi di ansia grave, attacchi di panico

EFFETTI INDESIDERATI DELL'ALPRAZOLAM IN CIRCOLO NON TENENTI CONTO DELLE INTERAZIONI EVENTUALI
Apatia, riduzione dela capacità di concentrazione, riduzione della libido, confusione, DEPRESSIONE, difficoltà di memoria, stordimento, vomito, ansia e tutti gli altri effetti riportati, reazioni cutanee, alterazione funzione epatica etc...
A questo elenco non esaustivo devo aggiungere con un certo imbarazzo un effetto specifico legato all'apatia. Nelle crisi di ansia o, consentitemi un termine non medico ma letterario, disperazione, ho constatato un serissimo effetto collaterale: l'attenuazione delle emozioni agisce tout-court, anche per quel che concerne le cosiddette "ancore di salvezza", cioé quei pensieri positivi o considerazione delle conseguenze delle proprie azioni che in molti casi prevengono la causa principale di decessi cagionati dalla MDD: i suicidi. Nel mio caso specifico durante una crisi curata con l'Alprazolam questa "ancora di salvezza" è il pensiero delle conseguenze del mio suicidio sull'esistenza dei miei affetti. L'Alprazolam attenua anche quelli. In effetti come riscontrabile sono avvenuti in passato casi di suicidio di pazienti sotto gli effetti dell'Alprazolam ma non sono conosciute cause di morte direttamente connesse all'uso di cannabinoidi.

EFFETTI INDESIDERATI DEI TETRACANNABINOIDI IN CIRCOLO NON TENENTI CONTO DELLE INTERAZIONI EVENTUALI
Ad eccezione dell'apatia, delle reazioni cutanee, del calo della libido e degli altri effetti fisiologici riportati nelle avvertenze di Xanax e Alprazolam, NON presenti nell'uso terapeutico dei tetracannabinoidi, esistono effetti indesiderati a breve termine più gravi. In alcuni casi gli attacchi di panico possono essere intensificati per una breve durata da fattori circostanziali (Dal 1997 al 2015 ho riscontrato personalmente due casi). Le capacità mnemoniche e intellettive, sono temporaneamente ridotte anche dai tetracannabinoidi e, a seconda del dosaggio di THC, questo effetto di breve durata può essere più intenso.
Mi spiego meglio: assumendo 1mg di Alprazolam e/o una dose proporzionalmente analoga di THC è parimenti sconsigliabile (e illegale) effettuare attività comuni come mettersi alla guida di un auto.

EFFETTI TERAPEUTICI DELL'ALPRAZOLAM RESIDUALI A BREVE TERMINE IN RELAZIONE ALL'MDD
Nessuno. E' necessario infati provvedere alla somministrazione di una nuova dose del farmaco entro un termine variabile di ore a seconda delle valutazioni del medico curante per non incorrere nei fenomeni di astinenza riportanti precedentemente. Questi fenomeni non si presentano nell'uso occasionale (cioè al di fuori della terapia medica necessaria), ma anche nelle terapie a basso dosaggio e di breve durata (il mio primo ciclo prevedeva 1mg giornaliero con quattro assunzioni di compresse da 0,25 mg; il mio ciclio più intenso ha raggiunto i 6 mg con sei assunzioni giornaliere da 1mg).

EFFETTI TERAPEUTICI DEI TETRACANNABINOIDI RESIDUALI A BREVE TERMINE IN RELAZIONE ALL'MDD
Con mia grande sorpresa gli effetti benefici sulle crisi di ansia e gli attacchi di panico, permangono per un periodo variabile di giorni (fino a 2-3 settimane nel massimo e 2-3 giorni nel minimo). Questo sostanzialmente significa che come paziente posso lavorare e vivere normalmente, anche in periodi di forti stress ed in presenza delle cause scatenanti l'MDD, senza soggiacere agli effetti indesiderati del farmaco.

CONSEGUENZE DELL'ASTINENZA DA ALPRAZOLAM
A distanza di meno di 18-24 ore dall'ultima assunzione sono iniziati i primi tremori. Dopo poche ore mi era quasi impossibile tenere una penna in mano. Le crisi che il farmaco avrebbe dovuto prevenire si sono presentate ad un livello di acutezza mai sperimentato, tale da indurmi a supporre di essere affetto da una qualche gravissima forma di malattia mentale. In quelle condizioni avrei potuto solo venire ricoverato sul luogo, anestetizzato con qualche droga legale più potente, perdere il lavoro e decine di migliaia di Euro.Personalmente, preferirei venire legato ad un letto in un ospedale piuttosto che subire un'altra crisi di astinenza da Alprazolam. Può realmente indurre al suicidio.

CONSEGUENZE DELL'ASTINENZA DA TETRACANNABINOIDI
Nessuna.

OVERDOSE DA ALPRAZOLAM ED ALTRE BENZODIAZEPINE
https://en.wikipedia.org/wiki/Benzodiazepine_overdose
Numerose a seconda delle circostanze, del dosaggio e delle condizioni del paziente, fino alla morte. 40mg o meno di Alprazolam sono sufficienti a uccidere a un uomo adulto in piena salute. Questa droga letale è venduta dallo Stato Italiano il quale guadagna denaro dalla sua commercializzazione.

OVERDOSE DA CANNABIS
Da quando sono cominciati gli studi medici dei cannabinoidi (molti dei quali finanziati come noto da investitori con interessi opposti alla commercializzazione del farmaco) non sono mai stati riscontrati casi di overdose da Cannabis.
Si è sperimentato davvero di tutto per poter dimostrare che la Cannabis, al pari di altre droghe legali quali tabacco, alcool, alprazolam e centinaia di altri "farmaci" in commercio potesse provocare overdose e cioè uccidere il paziente. Nel 2010 finalmente si è scoperto perché l'overdose da Cannabis è materialmente impossibile: la dose necessaria a causare l'intossicazione letale dei ricettori dei cannabinoidi presenti nel cervello di ciascun essere umano è di 40000:1. Sostanzialmente in qualsiasi modo possibile, immaginabile e inimmaginabile un essere umano continuasse imperituramente as assumere cannabis, dedicandosi esclusivamente a questa attività, non potrebbe mai raggiungere la saturazione poiché il nostro corpo che in milioni di anni ha assunto cannabis in svariati modi, è perfettamente in grado di smaltirlo ad una velocità notevolmente superiore.

In sostanza se una persona affetta da MDD come il sottoscritto ma previa della reale volontà di curare se stesso e prevenirne le conseguenze, dotata della necessaria prescrizione medica di questa droga letale e legale di uso comune (molte farmacie oggi le hanno in "discount") potrebbe acquistare le tre confezioni legalmente acquistabili con una sola prescrizione medica, assumere tutto il loro contenuto e suicidarsi.

Se la cannabis con gli opportuniti strumenti terapeutici sopra elencati, divenisse legale, non esiste alcun modo in cui un affetto da MDD, accidentalmente o per volontà, potrebbe mai provocarsi un'overdose.

#4
Psicologo
Psicologo

Gentile Utente,

l'articolo tratta di "Cannabis e patologie mentali" ed è solo una recensione della sterminata mole di ricerche che sono state fatte su tale specifico argomento.

Ricerche svolte, senza ombra di dubbio, in modo estrememente accurato da scienziati di tutto il mondo nel corso degli ultimi decenni; è necessario innanzitutto leggere con attenzione, e per poter dire di cosa tengono o non tengono conto ci vuole una preparazione specifica nell'ambito della ricerca.

Tirare in ballo l'eroina, l'aprazolam e chissà cos'altro significa semplicemente andare fuori tema, ed altro ancora.

Cordiali saluti

SR

Vuoi ricevere aggiornamenti in Psicologia?

Inserisci nome, email e iscriviti:

* Autorizzo il trattamento dei miei dati da parte di Medicitalia s.r.l. per finalità di marketing telefonico e/o a mezzo posta elettronica o ordinaria, compresi l'invio di materiale pubblicitario, la vendita diretta e lo svolgimento di indagini di mercato.

Cliccando su iscriviti acconsento al trattamento dei dati personali come da privacy policy del sito.