La memoria c’inganna (per fortuna)

Dr. Giuseppe SantonocitoData pubblicazione: 17 dicembre 2013

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Quanto possiamo fidarci dei nostri ricordi?

Non molto, secondo Daniela Schiller, neuroscienziata che di fronte al folto pubblico del MIT Technology Review ha pochi giorni fa spiegato come le sue ricerche, e altre precedenti, abbiano scoperto che i ricordi cambiano ogni volta che ci tornano in mente.

Il decennio attuale segna una rivoluzione nel modo in cui comprendiamo i ricordi e la memoria” dice Schiller. Per tutto il secolo scorso abbiamo accettato un punto di vista secondo cui i ricordi, una volta catturati e immagazzinati nel cervello, rimangono tali, senza subire modifiche. In tal modo ogni esperienza ricordata sarebbe rivissuta, ogni volta uguale a se stessa.

Invece, i ricercatori si sono resi conto che il processo di richiamo di un ricordo, in realtà lo modifica. “Ogni volta che ricordiamo qualcosa, lo stesso processo di immagazzinamento iniziale si ripete”, dice Schiller. Ciò significa che ogni ricordo esiste in uno stato instabile, riscritto e rimodellato ogni volta che viene richiamato.

Non ricordiamo mai l’originale; ricordiamo sempre una versione riveduta e corretta”.

Ma quindi, quanto possiamo fidarci della nostra memoria? Probabilmente meno di quanto facciamo di solito. “Ogni giorno ricreiamo false memorie”. Il che significa, ad esempio, che il sistema legale/giuridico potrebbe riporre troppa fiducia nella memoria. “Un testimone può essere influenzato dal fatto stesso che un certo evento è sotto indagine”.

Peggio ancora: se litigate con il coniuge riguardo ai dettagli di qualcosa successo 10 anni fa, potreste avere entrambi torto.

C’è tuttavia un lato positivo nella malleabilità della nostra capacità mnestica. Ad esempio, i ricordi traumatici rovinano la vita a molte persone e possono portare a condizioni psicopatologiche. La recente comprensione del funzionamento di questi meccanismi implica invece che i ricordi possono essere aggiornati.

La Schiller sostiene che bloccando il processo di immagazzinamento del ricordo, esso può essere cancellato. Oppure, richiamando un ricordo negativo nel contesto di un’emozione positiva, il tono del ricordo originale può cambiare. “Non siamo schiavi del nostro passato. Se siamo intrappolati in un ricordo negativo, dobbiamo sapere che si tratta solo di una delle tante versioni possibili. Non è esattamente la verità, possiamo modificarlo”.
 

Ma allora come possiamo sapere se un ricordo è vero o falso?

Rivolgendoci all’arte, dice la Schiller. “L’arte ha una relazione molto stretta con i ricordi. L’unico modo di perpetuare i ricordi per ciò che sono è inciderli storicamente in una forma d’arte, che ne catturi l’emozione originale”.

 

Fonte: MIT Technology Review, October 2013. Memory Is Inherently Fallible, And That's a Good Thing.

Autore

giuseppesantonocito
Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 2005 presso Università di Firenze.
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Toscana tesserino n° 4612.

4 commenti

#2
Dr. Giuseppe Santonocito
Dr. Giuseppe Santonocito

Infatti, gli studi della Loftus sono un caposaldo che riceve altre conferme.

Dal punto di vista dello psicoterapeuta è interessante soprattutto l'acquisizione che la fase di richiamo del ricordo coinciderebbe con un nuovo immagazzinamento. Ossia ricordare qualcosa è come imprimerlo di nuovo nella memoria. Il che potrebbe offrire spunti di riflessione su come modificare un ricordo indesiderato.

Vedere anche qui per un concetto non esattamente sovrapponibile, ma abbastanza vicino:

http://www.giuseppesantonocito.it/news.htm?m=250

#3
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

questa rappresenta anche una ennesima conferma di quanto, in un processo psicoterapico, possa essere fuorviante cercare un rapporto di causa effetto tra i sintomi ed il loro legame con eventi passati.

#4
Dr. Giuseppe Santonocito
Dr. Giuseppe Santonocito

Di sicuro, e può anche essere presa come commento epistemologico-costruttivista rispetto a ciò che crediamo di sapere.

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