Vincere le ossessioni

Dr. Flavio CannistràData pubblicazione: 27 maggio 2014

disturbo ossessivo compulsivo 

Ottenere cento vittorie su cento battaglie non è il massimo dell’abilità:
vincere il nemico senza bisogno di combattere, quello è il trionfo massimo.

Sun Tzu

 

Manuela viene da me con un peso oscuro nel cuore.

Una ragazza giovane, bella, dai lunghi capelli corvini, ma col volto segnato da un’ossessione: far del male a suo figlio di tre anni. Mi racconta che ogni giorno è rapita da pensieri e immagini diaboliche, che la tormentano come fantasmi ululanti dai quali non riesce a scappare. Ha dei flash in cui si vede stringere le mani intorno al sottile collo del figlio, o in cui lo lascia cadere dal terrazzo. Scoppia a piangere. Dentro di sé sa che non farebbe mai del male a quel figlio tanto voluto, tanto atteso.

Sono una cattiva madre?” mi chiede. “Forse, nel profondo, questo figlio non lo volevo davvero? L’altro giorno vedevo un film dove parlavano dei desideri inconsci rimossi… Eppure mio marito ed io l’abbiamo desiderato così tanto”.

La rassicuro: da quanto vedo, dubito che ci sia alcun desiderio inconscio rimosso da scomodare. Quella che si trova a vivere è un’ossessione, ed è molto più comune di quanto creda.

Tecnicamente si parla di “Disturbo Ossessivo Compulsivo”.
In questo caso si manifesta con pensieri e immagini che tornano a disturbare la mente e che sembrano impossibili da mandare via. Anzi, più si tenta di scacciarli, più tornano. Sono martellanti, continui e possono andare contro ciò che la persona vuole realmente. Manuela, per esempio, sa bene che non farebbe del male a suo figlio e all’atto pratico, in effetti, è una madre eccellente: non gli fa mancare nulla, è attenta a tutti i suoi bisogni e risponde alle sue necessità. Si può capire, allora, come queste ossessioni la tormentino ancora di più.

Le do un compito semplice.
Spesso, quando lottiamo contro le ossessioni, è proprio la lotta a catapultarci in una guerra senza fine. Quello che dobbiamo fare, dunque, è riuscire a vincere senza combattere, apprendere a lasciar scivolare via i pensieri come fosse pioggia che scorre veloce lungo un canale. Ma per arrivare a questo dobbiamo apprendere a usare la forza dell’ossessione contro l’ossessione stessa.

Le prescrivo perciò un compito che si utilizza all’interno della psicoterapia breve strategica: ritualizzare il pensiero.

Ogni ora, per cinque minuti, voglio che lei vada a cercare esattamente quei pensieri che la tormentano. Non deve aspettare che vengano loro, che si affaccino alla sua mente: voglio che per cinque minuti, ogni ora, vada volontariamente a cercarli e pensarli”.

Manuela mi guarda strabuzzando gli occhi, ma accetta: d’altronde aveva sentito già parlare della terapia breve strategica e delle sue efficaci tecniche paradossali.

E due settimane dopo, infatti, torna con un sorriso:

All’inizio mi sembrava impossibile dover pensare io stessa quei pensieri. Ma dovevo liberarmene, così ho iniziato a fare il suo compito. In due settimane si sono ridotti drasticamente di oltre la metà”.

Annuisco e le dico che dobbiamo ancora mordere il mostro alla gola. Perciò, per le settimane successive, dovrà andare a far visita a quei pensieri ogni due ore. Stavolta accetta di buon grado, già immaginando il risultato.

Quando torna, due settimane dopo, riferisce che i pensieri e le immagini sono quasi del tutto scomparse: soltanto due volte si sono affacciate alla sua mente. Ha potuto godersi il tempo con suo figlio e suo marito le ha detto che non la vedeva così serena da tempo.

Mi ringrazia ma io dico che il merito è suo: io le ho solo indicato la strada, è lei che l’ha seguita.

Così continuiamo per altre quattro sedute, aumentando lo spazio in cui “pensare i pensieri”, fino a renderlo un appuntamento “al bisogno”, da utilizzare soltanto se i pensieri dovessero tornare. Ma non ce n’è bisogno: la vita di Manuela è di nuovo libera, le sue ossessioni sono sparite, e il sorriso si è affacciato di nuovo sul suo volto.

Ora, finalmente, ha imparato a vincere senza combattere.

 

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo a Roma e a Monterotondo
Specialista in Terapia Breve Strategica
Sito: www.lostudiodellopsicologo.it

 

Autore

fcannistra
Dr. Flavio Cannistrà Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 2008 presso Facoltà di Psicologia dell'Università .
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Lazio tesserino n° 18133.

3 commenti

#1
Utente 325XXX
Utente 325XXX

Buongiorno. Soffro di depressione ed ansia, a volte anche io ho dei pensieri ossessivi, in alcuni periodi mi capita di pensare continuametne al suicidio senza avere in realtà intenzione di farmi davvero del male, ma senza nemmeno riuscire a scacciare questo pensiero. Oltre agli antipsicotici che lo psichiatra mi ha prescritto al bisogno, penso che la prossima volta che mi capiterà (spero mai, ma la mia malattia è imprevedibile) proverò a mettere in atto la strategia che Lei ha suggerito alla Sua paziente.

#2
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

Gentile utente, prima di utilizzare queste strategie dovrebbe sapere che esse vanno prescritte sulla base delle soluzioni disfunzionali che il paziente mette in atto allo scopo di fronteggiare i suoi sintomi, ossia quelle sue "tentate" soluzioni che, in realtà, non solo mantengono in vita il problema ma, addirittura, lo alimentano. Quindi è NECESSARIA una valutazione dal vivo tramite uno specialista esperto in queste tecniche. Senza una diagnosi precisa ed una valutazione personale le cose possono andare diversamente da quello che ci si aspetta.

#3
Dr. Flavio Cannistrà
Dr. Flavio Cannistrà

Gentile Utente, leggo ora la sua risposta e mi affianco al commento del collega De Vincentiis. Nel caso che ho descritto la soluzione è stata resa possibile non dalla tecnica in sé, ma dall'insieme: per casi che sembravano molto simili a questo ho utilizzato altre strategie. E' fondamentale e imprescindibile una valutazione del terapeuta.
E' lo stesso principio per cui, per esempio, per un persistente mal di testa non ci si limita a prendere un farmaco perché ha funzionato con un nostro amico, ma si va dal medico per ricevere una valutazione e una terapia adeguata.

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