Le modalità educative più efficaci per i bambini: uno studio statunitense

Dr.ssa Alessia FistolaData pubblicazione: 10 settembre 2015

Una recente ricerca condotta ad Oklahoma, mette a confronto i vari metodi educativi nel breve e a lungo termine. 

Si fa un gran parlare di metodi educativi e spesso noi psicologi ci ritroviamo a discutere con i genitori su quelli che dovrebbero essere gli approcci più efficaci.

Il dialogo, la comunicazione e una predisposizione positiva sono da sempre considerati gli ingredienti essenziali per un rapporto sereno con i bambini e gli adolescenti. Far comprendere ad un figlio il senso del suo errore è più significativo che urlare e metterlo in punizione senza dare le giuste motivazioni.

A partire da queste premesse, dagli Stati Uniti arrivano i dati di una ricerca interessante in cui si mettono in correlazione gli effetti a breve e a lungo termine di diverse modalità educative.

Lo studio "Toddlers Need Both Positive Parenting and Consistent Consequences from Mothers" è stato pubblicato sul Medical Daily ed è stato condotto dal dottor Robert Larzelere, professore alla Oklahoma State University, e da Sada Knowles, dottoranda.

Sono state intervistate 102 madri a cui sono stati somministrati dei questionari e sono state chieste le descrizioni di cinque episodi in cui i bambini avevano trasgredito le regole o stavano facendo i capricci.

L'età media delle madri era di circa 30 anni, mentre i bambini avevano un'età compresa tra i 17 e i 30 mesi.

Le tattiche più utilizzate dai genitori

Dalla ricerca è emerso che le mamme tendono a ricorrere per lo più a queste 3 metodi educativi: compromessi, ragionamenti e punizioni.

I compromessi si sono rivelati i metodi educativi più efficaci per i capricci, seguiti dai ragionamenti.

Al contrario di fronte a bambini particolarmente aggressivi e tendenti ad atteggiamenti di sfida si sono ottenuti dei buoni risultati nell'immediato solo con le punizioni. Un confronto diretto ed aperto tra genitore e bambino si rivela efficace in questi casi sono nel lungo termine. I ricercatori specificano inoltre di non esagerare con punizioni eccessivamente severe, anzi suggeriscono persino una formula matematica: non più del 16% delle volte.

RIFLESSIONI

Calcoli e medie statistiche a parte, questa ricerca deve essere considerata come uno stimolo di riflessione per i genitori. Ognuno ha le proprie modalità educative e ogni bambino è diverso dall'altro, per cui ciò che va bene per uno potrebbe avere effetti inopportuni su qualcun altro.

Quello che invece bisogna ricordare  è che di fronte a determinati comportamenti non si dovrebbe mai compiere l'errore di etichettare il bambino come "cattivo" o "stupido", ma cercare di andare oltre e capire il significato di quel capriccio.

Leggi anche: Perché mio figlio fa i capricci? Scopriamolo insieme

Del resto se i capricci servono per segnalare un disagio, continuando a reprimerli e non fermandosi ad ascoltare il bisogno del momento, difficilmente il genitore riuscirà a gestire il problema.

 

FONTE:

Autore

alessia.fistola
Dr.ssa Alessia Fistola Psicologo, Psicoterapeuta

Laureata in Psicologia nel 2009 presso Università degli Studi di Roma, La Sapienza.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Abruzzo tesserino n° 2096.

2 commenti

#1
Dr. Giuseppe Santonocito
Dr. Giuseppe Santonocito

Ciao Alessia
Complimenti, articolo informativo e ben scritto.
Aggiungerei che le punizioni, dal mio punto di vista, andrebbero sempre commisurate alla gravità dello "sbaglio" commesso dal bambino. Alcuni genitori puniscono troppo o troppo poco, sull'onda più dell'emozione che tenendo conto di cosa va punito. Spesso si punisce allo stesso modo la trivialità e la mancanza più grave e in questo modo non si insegna al bamibno il valore relativo delle cose.
Saluti

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