La psicologia è forte e in buona salute :)

Dr. Giuseppe SantonocitoData pubblicazione: 22 settembre 2015

Riproducibilità

Lo scorso agosto ha generato un certo scalpore nella comunità scientifica uno studio condotto dal Center for Open Science, che ha tentato di replicare i risultati di un centinaio di scoperte in materia di psicologia, riuscendovi solo in una percentuale alquanto ristretta, ossia in meno della metà dei casi.

In parole diverse: le affermazioni di tali esperimenti sono state messe alla prova, ma non è stato possibile ripeterle e verificarle in gran parte dei casi (più del 60%).

Siamo dunque in presenza di scoperte scientifiche non valide? L’occasionale mancanza di ripetibilità riguarda solo la psicologia, oppure è un tratto ricorrente lungo il processo di avanzamento della scoperta scientifica?

Riproducibilità

Il problema della riproducibilità degli esperimenti scientifici è noto ed è una normale componente del modo in cui funziona la scienza.

Riproducibilità significa che i risultati si ripetono quando gli stessi dati vengono analizzati nuovamente, o quando nuovi dati sono acquisiti per mezzo dello stesso metodo.

La scienza è unica rispetto ad altre forme di conoscenza, in quanto basata sull’assunto che i risultati e le prove raccolte debbano essere ripetibili da chiunque, a patto che gli stessi metodi siano usati.

Tuttavia, mentre alcune categorie di esperimenti scientifici possono in effetti essere replicate facilmente, persino con mezzi di fortuna nella cucina di casa, altre ancora richiedono apparecchiature costose o difficilmente reperibili. Alcuni esperimenti possono essere condotti da chiunque, ma in altri casi è necessario essere a conoscenza di tutte le possibili variabili intervenienti, allo scopo di poterle controllare e far sì che non falsino i risultati.

Pertanto, la mancanza di riproducibilità dei risultati non significa, di per sé, che siamo in presenza di conclusioni o dati non validi.

In alcuni campi - e la psicologia è uno di quelli - è necessaria una comprensione approfondita dei metodi utilizzati nella ricerca originale, tenendo conto che persino cambiamenti apparentemente innocui nel contesto o nelle condizioni sperimentali possono influenzare i risultati.

Supponiamo, come suggerisce Lisa Feldman Barrett, di avere due schemi sperimentali identici, progettati in modo perfetto, A e B, che investigano lo stesso fenomeno, ma che a conti fatti producono risultati diametralmente opposti. Lo schema A predice correttamente il fenomeno, ma non il B.

Siamo quindi in presenza di una mancata riproducibilità dei risultati.

Questo significa che il fenomeno studiato sia illusorio? Ovviamente no.

Se gli studi sono stati progettati in modo corretto, è più probabile che il fenomeno in questione sia vero solo a certe condizioni. Il lavoro dello scienziato è pertanto quello di far luce su quali siano tali condizioni, allo scopo di formulare nuove e più precise ipotesi da sottoporre a test.

Moscerini e particelle subatomiche fuori contesto

Alcuni anni fa, ad esempio, sembrava fosse stato identificato con precisione un gene responsabile per la curvatura delle ali nel moscerino della frutta. I risultati sembravano robusti entro i confini precisi e ordinati del laboratorio, ma là fuori, nella confusionaria natura, il gene non produceva gli stessi risultati in modo affidabile.

In senso riduttivo, si potrebbe dire che non è stato possibile replicare l’esperimento. Ma in senso più ampio, come fa notare il biologo evoluzionista Richard Lewontin, “fallimenti” come questo significano solo che un gene può influenzare in modo diverso caratteri e comportamento a seconda del contesto.

Allo stesso modo, quando i fisici scoprirono che le particelle subatomiche non obbedivano alle leggi newtoniane del moto, non si misero a gridare che “non è stato possibile replicare Newton”. Piuttosto, accettarono che le leggi di Newton sul moto sono valide solo in un determinato contesto e non sono universali. E fu così che nacque la meccanica quantistica.

Topi con disturbo da stress post-traumatico

In psicologia si osservano molti fenomeni che non possono essere replicati se si cambia il contesto in cui avvengono. Ogni psicologo ricercatore sa bene, ad esempio, che un esperimento condotto con soggetti in laboratorio non può avere la stessa validità di uno sul campo. Si badi bene: non maggiore o minore validità, ma una diversa validità, più circoscritta e meno generale.

Un classico è la paura appresa, concetto utilizzato per spiegare patologie come il disturbo da stress post-traumatico. Gli scienziati mettevano un topo in una piccola gabbia con il pavimento elettrificato. Gli facevano sentire un suono molto forte e poi somministravano una piccola scossa elettrica. Lo shock faceva bloccare il povero topo, mentre la frequenza dei battiti e la pressione arteriosa aumentavano. Ripetendo un certo numero di volte il processo, appaiando il suono forte con la scossa, si ottenevano sempre il blocco e l’aumento di frequenza cardiaca e pressione. Alla fine, emettendo il solo suono senza la scossa, il topo si bloccava, come se restasse in attesa della scossa (apprendimento per stimolo condizionato).

All’inizio si pensava che tale “spavento appreso” fosse una legge universale. Più tardi, però, altri ricercatori variarono il contesto e il topo non rispondeva più allo stesso modo: non si bloccava più. Ad esempio, contenendo fisicamente i movimenti del topo durante il suono, la frequenza cardiaca diminuiva invece di aumentare. E se la gabbia era di dimensione sufficientemente grande, il topo scappava via invece di bloccarsi.

Questi “fallimenti” non significano che gli esperimenti iniziali fossero privi di valore. Invece, aiutarono i ricercatori a capire che la risposta di congelamento del topo era dovuta all’incertezza della minaccia incombente, scatenata dalla particolare combinazione di suono, caratteristiche della gabbia e scossa elettrica.

Conclusione

Gran parte della scienza dà per scontato che i fenomeni possano essere spiegati da leggi universali e che il contesto non conti. Ma il mondo non funziona così. Persino un’affermazione ordinaria come “il cielo è blu” è vera solo a determinate ore del giorno, a certe latitudini e in determinate condizioni metereologiche.

Come in ogni altro campo della scienza, anche in psicologia sono stati pubblicati studi condotti in modo negligente o addirittura falsificati a bella posta. Ma contrariamente a ciò che sembra implicare il Reproducibility Project, non c’è nessuna crisi di replicabilità in psicologia. La “crisi”, forse, consiste solo nella mancata comprensione di ciò che la scienza è.

La scienza non è un corpo di fatti che vengono alla luce in modo continuo, come sotto a una striscia di lampadine che si accendono, illuminando progressivamente il cammino della verità universale. Piuttosto, parafrasando Henry Gee, la scienza è un metodo per quantificare il dubbio su un’ipotesi, e per trovare contesti nei quali il fenomeno è più probabile. L’occasionale mancanza di replicabilità non è un bug, fa parte del gioco.

Fonte:
L. F. Barrett, 2015. Psychology is not in crisis. New York Times online.

Autore

giuseppesantonocito
Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 2005 presso Università di Firenze.
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Toscana tesserino n° 4612.

19 commenti

#4
Ex utente
Ex utente

Parafrasando,qualcun'altro,liberarsi da un 'illusione è più saggio che comprendere la verità .chi ama la disciplina,ama la scienza,e chi odia la riprensione,è uno stolto. Non si danza mai mettendo i propri piedi su quelli degli altri. Grazie , articolo preciso , lineare e comprensibile:). buona serata

#6
Ex utente
Ex utente

Articolo interessante.
Mi sembra che la psicologia sia comunque molto lontana dall'essere una scienza simile alla fisica o alla chimica. Come lei giustamente ha fatto notare, anche le cosiddette scienze esatte a volte si scontrano con eccezioni e contraddizioni sperimentali. Però, a livello pratico, forniscono molte più certezze della psicologia.
Faccio un esempio: se devo costruire un motore di un'automobile, sono praticamente sicuro di quello che devo fare. La fisica mi dice quali leggi lo regolano e potrò essere certo che seguendo le istruzioni, l'automobile camminerà.
La psicologia non ha (ancora) questo grado di affidabilità. Di molti disturbi non si sa molto e di come funziona il cervello neppure. La psicologia cerca di spiegare il perchè dei comportamenti e di curare, se possibile, quelli disfunzionali. Tuttavia a me pare che non ci sia accordo su troppe cose e che ognuno abbia la propria teoria proprio perchè si sa ancora troppo poco. La psicologia mi sembra allo stadio della fisica ai tempi di Aristotele. Egli diceva, ad esempio, che la freccia era veloce a solcare l'aria perchè quest'ultima si spaventava della punta e si spostava. Oggi sappiamo che l'aria non si spaventa afffatto.
Così è per la psicologia: ci sono teorie, tra loro differenti, che spiegano i motivi dei comportamenti in modo troppo difforme; quando è così, di norma c'è qualcuno che si sta sbagliando. Voglio dire: non è possibile che, ad esempio, la causa della depressione possa essere frutto altrenativamente di emozioni negative, di pensieri sbagliati, di traumi infantili ecc... Nel momento in cui si capirà come effettivamente funziona la depressione, allora sarà solo UNA la spiegazione. E una volta capito il meccanismo, si cercherà la cura psicologica e anche questa dovrà essere UNA. Fino ad allora sarà solo un pullullare di teorie e tentativi, alcuni anche efficaci, ma non è vero sapere. E' poco più che arte.
Ho fatto l'esempio della depressione, ma penso che la cosa si applichi a molti altri disturbi (es. schizofrenia).

#7
Dr. Giuseppe Santonocito
Dr. Giuseppe Santonocito

>>> fisica e chimica [...] a livello pratico, forniscono molte più certezze della psicologia
>>>

Mi perdoni, ma si tratta di un’illusione dovuta alla confusione fra livelli di discorso differenti e al non essere ciò che si dice un addetto ai lavori. Può essere più facile denigrare ciò che si conosce poco, piuttosto che prendersi la briga di capire se le cose non stiano in modo diverso. Non mi riferisco specificamente a lei, il suo è un atteggiamento abbastanza diffuso e comprensibile. Uno dice: mischio aceto e bicarbonato e ottengo sempre lo stesso risultato. Ma se tento di persuadere mia moglie, i risultati sono incerti (quando va bene). Ergo: la chimica è più precisa e affidabile della psicologia.

Dimentica però diversi punti importanti.

1) La psicologia studia le persone e le persone hanno una soggettività e un’intenzionalità proprie, che non possono essere tenute fuori dall’analisi. Questo vuol dire non solo che soggetti diversi possono comportarsi in modo diverso, ma anche che, nell’esempio della persuasione, contano il persuasore e il suo livello di abilità. La psicologia ha a che fare con oggetti animati e quindi è fondamentale l’indagine sulle sequenze successive di azione e reazione. Parafrasando Bateson, se do un calcio a una palla, la palla si allontana. Se do un calcio a un cane, la reazione potrebbe essere un’altra.

2) A livello subatomico c’è molta più incertezza che nel mondo ordinario. La meccanica quantistica era indigesta persino ad Einstein, che non riusciva ad accettarla, eppure oggi è data per scontata. Dal comportamento apparentemente disordinato della materia a livello subatomico, emerge un altrettanto apparente ordine a livello macroscopico.
Uno psicoterapeuta può non avere il 100% di successo nel trattare supponiamo gli attacchi di panico, ma se su 10 casi riesce a risolverne 9, in modo consistente nel tempo, possiamo dire che si tratta di un risultato statisticamente significativo. Eppure i risultati sono “incerti”, nel senso di inferiori al 100% e non perfettamente prevedibili.
Allo stesso modo, se lei fa interagire due sostanze tentando di replicare una reazione chimica nota, la reazione non sarà perfetta al 100%. Potrà avere l’illusione che tutto si sia ripetuto allo stesso modo, ma le impurità, la non perfetta temperatura ecc. faranno sì che non sia così. Ovviamente il chimico questo lo sa e lo accetta. L’importante è il risultato.
Io posso dire che un certo fenomeno, a un certo livello di analisi, sembra prevedibile e ripetibile in modo perfetto. Ma può bastare cambiare livello perché i conti non tornino più.

3) È verissimo che in psicologia ci sono più teorie che sembrano spiegare i fenomeni in modo contrastante. Ma se rilegge con attenzione l’articolo, ciò può essere spiegato attraverso il concetto di validità locale. Tenendo conto di un numero diverso di variabili si ottengono risultati apparentemente diversi, così come cambiando il contesto in cui avviene l’esperimento. Poi, sa, anche fra gli psicologi ci sono individui più dotati e meno dotati...

4) Punto più importante di tutti: i risultati.
Alla fin fine ogni scienza non è fine a se stessa, ma sbocca sperabilmente in una qualche forma di tecnologia. Le teorie vanno e vengono, la tecnologia resta. Chi ha fatto percorsi interminabili di psicoterapia senza riuscire a venire a capo dei propri problemi, oppure ha tentato ingenuamente di applicare qualche principio di psicologia senza preparazione, oppure chi ha una mentalità rigida, con bisogno costante di certezze e rassicurazioni, può farsi l’idea che la psicologia sia inaffidabile e che lo siano anche i risultati che ottiene. Ma come dicevo sopra, dipende. Dipende dall’attore, da quanto è stato capace di selezionare la teoria o tecnica appropriata al caso, e poi di applicarla.

>>> Faccio un esempio: se devo costruire un motore di un'automobile, sono praticamente sicuro di quello che devo fare. La fisica mi dice quali leggi lo regolano e potrò essere certo che seguendo le istruzioni, l'automobile camminerà.
>>>

Questa è la fallacia tipica di chi non è al corrente di come avvengono le invenzioni e le scoperte scientifiche.

Molti non sanno, ad esempio, che il motore a vapore era stato inventato già dagli antichi greci, che di fisica e chimica sapevano poco.

Le potrei portare un esempio ancora più eclatante, quello del motore a turbina degli aerei. Si può dare per scontato che sia il prodotto di un’accurata pianificazione scientifica, della rigorosa applicazione di leggi fisiche, meccaniche e chimiche. E invece le cose sono andate esattamente al contrario.
Phil Scranton della Rutger University, uno storico della scienza, mostra che i motori a turbina degli aerei che lei ed io prendiamo per spostarci, sono stati sviluppati totalmente per prove ed errori. Sperimentalmente. Senza alcuna vera comprensione delle leggi fisiche e fluidodinamiche che ne reggono il funzionamento. Le teorie sono arrivate DOPO, per spiegare come mai quel motore funzionava e per soddisfare il bisogno intellettuale di chi sentiva che c’era assolutamente bisogno di una teoria..

Le teorie quasi sempre vengono desunte a partire dall’esperienza, non il contrario.

C’è poi l’esempio degli esempi: il software. Se c’è un campo dove si può (si potrebbe) affermare con assoluta certezza l’affidabilità e la ripetibilità di un fenomeno, è il funzionamento del software di un moderno computer. Non a caso molti laureati in matematica finiscono per diventare programmatori. Bene. Lei pensa che i programmi vengano davvero prodotti a tavolino, accuratamente progettati e poi implementati in modo “top down”? Si sbaglierebbe. I programmatori e gli ingegneri migliori sono individui impazienti e arroganti, ma soprattutto dotati di senso pratico. Non si aspettano che le cose funzionino; le fanno funzionare. Si scrive un programma, lo si prova, si vede se funziona, si correggono i bug. Poi arriva il committente il giorno dopo e ti chiede un altra caratteristica. E il ciclo ricomincia. Pura tecnologia applicata, altro che certezze granitiche.

Persino l’efficacia di molti farmaci è scoperta per “serendipity”, cioè in parole povere, per caso. Prenda ad esempio il Viagra, successo mondiale. Pochi sono i farmaci progettati interamente a tavolino, prodotti da un percorso lineare che va dalla teoria alla pratica.

>>> Di molti disturbi non si sa molto e di come funziona il cervello neppure. La psicologia cerca di spiegare il perchè dei comportamenti e di curare, se possibile, quelli disfunzionali
>>>

Non confonda psicologia di base con psicologia clinica e psicoterapia. La prima si occupa di ricerca, le seconde sono l’applicazione della prima e di altro ancora. Alla luce di quanto scritto sopra, però, dovrebbe essere evidente che non è indispensabile capire perfettamente la teoria che sta alla base di un certo fenomeno per poterci intervenire.

È vero che le cause di molti disturbi psicologici non sono ancora perfettamente note (in parte sì, comunque), ma è altrettanto vero che esistono forme di psicoterapia che non si basano su teorie forti, ma su modelli d’intervento rigorosi e dimostrabilmente efficienti ed efficaci.

#8
Dr. Giuseppe Santonocito
Dr. Giuseppe Santonocito

Dimenticavo:

>>> allora sarà solo UNA la spiegazione
>>>

Beh, chiunque si aspetti questo, sarà bene che se lo scordi. I fenomeni umani e sociali sono troppo articolati perché si possano ricondurre, nella maggior parte dei casi, a cause uniche. Non a caso si parla di multifattorialità.

Ma ciò non dice niente, di per sé, sul QUANTO sia possibile intervenire e modificare il corso degli eventi.

Se rilegge qualcosa sui sistemi complessi, vedrà che più un sistema è complesso, più il suo funzionamento dipende da un numero di parametri molto ristretto, modificando i quali si può dirigere il percorso dell'intero sistema.

La parte critica sta nell'individuare ciò che conta davvero, i parametri di cui sopra, non nel capire tutto quanto. Se ci pensa, potremmo dire che ciò è vero in ogni ambito della vita.

#9
Ex utente
Ex utente

Mi permetto di osservare alcune cose, riprendendo i suoi punti:

1) "La psicologia studia le persone e le persone hanno una soggettività e un’intenzionalità proprie, che non possono essere tenute fuori dall’analisi".
Questo direi che è proprio il problema di fondo: la soggettività e l'intenzionalità di cui lei parla sono in realtà le variabili che si conoscono poco e che rendono i risultati della psicologia poco affidabili. Ma la soluzione è capire di più, riuscire a svelare che cosa c'è dietro i termini di soggettività e intenzionalità.
Se do un calcio ad un cane posso aspettarmi reazioni differenti, ma ognuna deve essere spiegabile. Reclamare concetti come soggettività e intenzionalità non aiuta alla comprensione.

2) Se una psicoterapia ha successo 9 volte su 10 è sicuramente un risultato apprezzabile, ma rimane il fatto che una volta non ha funzionato. Dietro quel 10% di fallimento c’è una mancanza di conoscenza. Se una disciplina funzionasse al 90% come studioso posso dire di essere soddisfatto solo in parte. Il risultato è incompleto. La ricerca deve quindi proseguire e il 10% sono persone ce non guarisccono.
Lei fa l’esempio della reazione chimica e dice che le impurità, la non perfetta temperatura ecc… non garantiscono una reazione perfetta. In questo caso però so perchè le cose sono andate male. Il problema con la psicologia è che i motivi per cui alcuni pazienti non guariscono non si sanno. Si parla di resistenza, di cattiva abilità del terapeuta ma sono concetti poco chiari, non si capisce che vogliano dire in sostanza. Se si sapesse che cosa si cela dietro resistenza e cattiva abilità si potrebbero correggere.
3) Il discorso della validità locale non è convincente. Sembra un voler arrendersi e dire “ogni situazione è diversa, non si può costruire un sapere ed una cura uguale per tutti”. Non nego che ogni paziente abbia le proprie caratteristiche, ma lo sforzo di una disciplina è di essere il più possibile universale. D’altra parte alcune discipline che erano valide solo localmente hanno assunto una validità più generale attraverso il progresso della conoscenza.
4) La tecnologia: ecco appunto mi sembra una parvenza di tecnologia per alcuni disturbi e molto meno per altri; in generale mi pare ci sia molto empirismo e arte. Il fatto che si ottenga un risultato con l’empirismo (esempio del software) non vuol dire che non ci sia una ben precisa spiegazione di come si arriva al risultato. Il problema è che non la conosciamo e ci affidiamo all’estro. Se i sistemi sono complessi vanno studiati più degli altri. In fondo anche Archimede risolveva il problema delle aree con la sua “arte matematica”, ma poi è stato inventato il calcolo integrale e tutto è diventato più chiaro, semplice e universale.
5) I risultati: sono d’accordo che la maggior parte dei risultati si possono raggiungere per tentativi ed errori. Ma lei si fiderebbe a prendere un aereo che non ha dietro uno studio accurato e soprattutto un ben preciso protocollo di costruzione? Possiamo dire che la psicologia è al momento allo stadio dei tentativi ed errori ma dovrà venire un momento in cui ci saranno protocolli e istruzioni per curare i pazienti. Almeno quello dovrebbe essere lo scopo. Se mi dice che le persone non sono aerei, le posso dire che è un motivo in più per approfondire la conoscenza. Alla fine si scoprirà che alcune teorie psicologiche erano/sono per lo più inefficaci e verranno abbandonate.
Il mio desiderare un’unica spiegazione non è un voler negare la multifattorialità dei fenomeni. Ci può essere più di una causa alla base dei disturbi. Tuttavia ognuna deve essere studiata e verificata e poi va compreso come interagiscono tra loro le varie cause.
In definitiva quello che auspico è che la psicologia mutui in buona parte un criterio scientifico allontanandosi da un metodo che si basa solo su un’eccessiva discrezionalità del terapeuta. Reclamare che ci sono terapeuti bravi o meno bravi va anche bene, ma mi sembra pericoloso ricondurre gran parte dell’efficacia di un trattamento all’abilità del terapeuta. Al limite, se contasse solo la capacità del terapeuta, egli potrebbe applicare qualsiasi metodo (anche contrapposti) e ottenere comunque un successo. A quel punto ci sarebbe da chiedersi a che serve la psicologia come disciplina.
Non nego che la psicologia sia in salute, perché parecchi risultati sono stati ottenuti e c’è chi beneficia dei progressi della psicologia. Però mi sembra che non sia così forte: mi sembra che il cammino per renderla un insieme di conoscenze ben strutturato ed efficace sia solo all’inizio.

#10
Dr. Giuseppe Santonocito
Dr. Giuseppe Santonocito

Mi permetta di dirle che le sue osservazioni, per quanto ben intenzionate, mostrano parecchia ingenuità sull’argomento. Oltre che essere in larga parte fuorviate da un punto di vista rigido e poco aderente ai fatti.

Sarò pertanto più ossessivo di lei :) e le risponderò nell’ordine:

>>> la soggettività e l''intenzionalità di cui lei parla sono in realtà le variabili che si conoscono poco e che rendono i risultati della psicologia poco affidabili
>>>

Errore n. 1 - Come ho cercato di spiegarle, il fatto che qualcosa non si conosca ancora a fondo NON preclude di per sé la possibilità di intervenirci. Se così non fosse, per poter intervenire persino nelle comuni faccende di tutti i giorni dovremmo essere tutti degli dei onniscienti. Oppure rimanere paralizzati in balia del dubbio, in attesa di certezze assolute. Che guarda caso è proprio ciò che succede alle persone ossessive.

>>> Ma la soluzione è capire di più, riuscire a svelare che cosa c'è dietro i termini di soggettività e intenzionalità.
>>>

Errore n. 2 - Lo sta dicendo lei. Oppure potrebbe forse dirlo un filosofo vecchio stampo, ma le ripeto che la “soluzione” da lei proposta non è affatto essenziale. Il perché delle cose è sempre meno cogente del come, del cosa, del quando, dove e con chi. Se uno tiene ai risultati, è chiaro.

Non confonda teoria e pratica, né scienza con filosofia.

>>> ma ognuna deve essere spiegabile. Reclamare concetti come soggettività e intenzionalità non aiuta alla comprensione
>>>

Vedi sopra. La comprensione è importante, ma meno del risultato.

>>> Se una psicoterapia ha successo 9 volte su 10 è sicuramente un risultato apprezzabile, ma rimane il fatto che una volta non ha funzionato
>>>

Errore n. 3 - Caro signore (o signora), lei non sa di cosa sta parlando. Altrimenti non si affretterebbe a definire il 90% un risultato meramente “apprezzabile”.

Le do allora un suggerimento: quando soffrirà di psicopatologie, non cerchi uno psicoterapeuta. Perché nessun terapeuta riesce a raggiungere il 100% di risultati. Oppure, la prossima volta che resterà ferito, perdendo molto sangue, o avrà bisogno di essere operato al cuore, non cerchi un medico o un chirurgo. Perché nessun medico, anche con vasta esperienza, può vantare un 100% di casi risolti.

Il suo atteggiamento rigido può essere compreso leggendo (anche) Tversky e Kahneman, cosa che la invito a fare: le persone si preoccupano più per le possibili perdite che per le possibili vincite, e tendono a pensare più con una mentalità da giocatore d’azzardo che da investitore. Si tratta di un atteggiamento umano e comprensibile, ma non per questo utile. La nostra mente è soggetta a un mare di distorsioni cognitive che la portano ad attribuire importanza ai fatti o alle idee sbagliate (cioè meno utili per noi).

>>> Se una disciplina funzionasse al 90% come studioso posso dire di essere soddisfatto solo in parte
>>>

Se lei *fosse* uno studioso - e qualcosa mi dice che non lo è - sarebbe ultrasoddisfatto di un 90% di risultati in psicoterapia. Il che ovviamente non le impedirebbe di cercare di migliorare ancora.

>>> Il problema con la psicologia è che i motivi per cui alcuni pazienti non guariscono non si sanno
>>>

Vedi sopra. Che ciò sia un problema lo sta dicendo lei. I fatti - e i pazienti soddisfatti - dicono qualcosa di molto diverso, ossia che i motivi interessano fino a un certo punto. Escluse le persone con spiccate tendenze ossessive (che costituiscono a proposito la maggioranza delle persone che ci scrive qui in psicologia).

>>> Si parla di resistenza, di cattiva abilità del terapeuta ma sono concetti poco chiari
>>>

Errore n. 4 - Sono concetti poco chiari per lei, che non è un addetto ai lavori. Un terapeuta ha un’idea abbastanza chiara di cosa siano tali costrutti.

>>> Non nego che ogni paziente abbia le proprie caratteristiche, ma lo sforzo di una disciplina è di essere il più possibile universale
>>>

Sta confondendo ancora psicologia e psicoterapia. La sua affermazione è più vera per il ricercatore, molto meno per lo psicoterapeuta.

>>> La tecnologia: ecco appunto mi sembra una parvenza di tecnologia per alcuni disturbi e molto meno per altri
>>>

Quindi starebbe sostenendo di possedere approfondita conoscenza delle varie forme di disturbo psicopatologico e della percentuale di successo media per ciascuno di essi, in psicoterapia. Ma se non da specialista, come avrebbe ottenuto tale conoscenza? Se mi dicesse che lei è stato paziente in una o più psicoterapie, senza successo, potrei capirlo e allora le farei un discorso diverso. Ma starebbe ugualmente parlando senza dati alla mano. Starebbe solo raccontando la *sua* esperienza, non una verità assoluta e universale.

>>> Il problema è che non la conosciamo e ci affidiamo all'estro
>>>

Errore n. 5 - Si può essere rigorosi nel metodo anche in assenza di conclusioni definitive, senza bisogno di estro né eclettismi.

Se lei si occupasse di scienza a pieno titolo - mi permetta di insistere con l’ipotesi che ciò non sia vero - lo saprebbe. Saprebbe che a volte nei laboratori di ricerca, ad esempio in biologia, quando non si sa più che pesci prendere si iniziano a mischiare reagenti apparentemente “a caso”, in attesa di un qualche risultato degno di nota. “A caso” è fra virgolette perché ovviamente l’esperienza del ricercatore farà sì che non si tratti di caso al 100%. Ci saranno dei principi a orientare tale apparente casualità.

L’importanza del caso nelle cose di tutti i giorni è ignorata, negata o avversata dal non addetto ai lavori, ma abbracciata da chiunque ne capisca l’importanza.

Suggerimento di lettura in proposito: Antifragile, di N. N. Taleb.

Non esiste alcuna scienza che possa affermare di avere l’ultima parola, definitiva, sulla vera natura delle cose. Farlo, sarebbe un atto di arroganza, ben lontano dall’umiltà intellettuale che contraddistingue il vero uomo di scienza.

Perché badi bene, quando uno inizia a chiedersi “perché”, non ci sono più limiti. Perché una terapia ha successo? Perché il cervello funziona in quel modo? Perché abbiamo un cervello? Perché ci siamo evoluti? Perché esiste l’universo? Perché non resistiamo al bisogno di farci tante domande? E via dicendo. Si arriva sempre a un punto, come diceva Wittengstein, dove bisogna tacere.

È la convinzione illusoria dell’ossessivo quella che sia necessario sapere tutto quanto, prima di agire. Ma la vita in generale e la scienza in particolare, non funzionano così. Altrimenti resterebbe tutto paralizzato. Infatti, l’esperto è sempre un semplificatore, non un ricercatore di complicazioni. Usa solo e soltanto ciò che è efficace per risolvere un problema, senza perdersi nei dettagli né in troppe domande.

>>> Ma lei si fiderebbe a prendere un aereo che non ha dietro uno studio accurato e soprattutto un ben preciso protocollo di costruzione?
>>>

Avendo i dati storici provato che tale velivolo è affidabile e sapendo che è stato costruito sempre allo stesso modo, certamente sì. Come passeggero non mi interessa la teoria che ci sta dietro, mi interessa che sia stato dimostrato affidabile dai FATTI.

Gliel’ho già scritto: il motore a turbina degli aerei ha iniziato a essere utilizzato PRIMA che si fosse capito PERCHÈ funzionava. Ma nel frattempo, il metodo aveva dettato che una volta individuata la configurazione funzionante, si iniziasse a impiegare sempre quella e non un’altra.

Le teorie vanno e vengono, i fatti restano.

>>> Possiamo dire che la psicologia è al momento allo stadio dei tentativi ed errori
>>>

Errore n. 6 - Lo sta dicendo lei. Qualsiasi scienza si trova allo stadio dei tentativi ed errori. Qualsiasi. Mi ripeto: la scienza non è un percorso ideale, lineare, ossessivamente prevedibile, ma un cammino irto di ostacoli e incertezze. Come la vita. Ma ciò non ci impedisce di cavarcela abbastanza bene, come essere umani, nella scienza e nella tecnologia.

>>> ma dovrà venire un momento in cui ci saranno protocolli e istruzioni per curare i pazienti
>>>

I famosi protocolli terapeutici e le istruzioni, in diverse forme di terapia esistono da tempo. E anche questi, come ogni forma di conoscenza acquisita, sono passibili di miglioramento. Però intanto ci sono questi, e funzionano.

>>> Alla fine si scoprirà che alcune teorie psicologiche erano/sono per lo più inefficaci e verranno abbandonate
>>>

Vedi sopra. Lo sappiamo bene. Se lei sostituisce “psicologiche” con “scientifiche” nella sua frase, afferma una cosa nota e che vale in ogni ambito della scienza. Le teorie vanno e vengono, i fatti restano.

>>> In definitiva quello che auspico è che la psicologia mutui in buona parte un criterio scientifico allontanandosi da un metodo che si basa solo su un'eccessiva discrezionalità del terapeuta
>>>

Non c’è bisogno che lo auspichi, perché è già così. Ma ancora una volta, sta confondendo psicologia con psicoterapia. Sono ambiti diversi che hanno mezzi d’indagine peculiari e in generale distinti. Sono intensamente collegati, ma non sovrapponibili.

>>> mi sembra pericoloso ricondurre gran parte dell'efficacia di un trattamento all'abilità del terapeuta
>>>

Non è pericoloso, se il terapeuta (come l’aereo) è dimostrabilmente efficace.

Altrimenti, se abilità e incertezza la spaventano così tanto, glielo raccomando di nuovo: in caso di urgente bisogno di un’operazione vitale per la sua sopravvivenza, non si faccia operare. Perché ovviamente non tutti i chirurghi sono abili allo stesso modo. Così avrà la certezza del risultato.

Oppure potremmo, se lo desidera, abolire e rendere illegali psicoterapia, chirurgia e in generale ogni scienza dove non si sa ancora “tutto”. Finché non avremo capito esattamente perché funzionano. Che ne dice?

>>> Al limite, se contasse solo la capacità del terapeuta, egli potrebbe applicare qualsiasi metodo (anche contrapposti) e ottenere comunque un successo
>>>

Non conta solo la capacità del terapeuta. Conta anche che l’abbia coltivata e sviluppata fino a diventare un’abilità. Abilità che può a sua volta essere insegnata e trasmessa. Abilità e capacità sono termini usati in psicologia con accezioni differenti, non vanno confusi. Ma neanche questo è sufficiente, perché devono essere abilità efficaci. Altrimenti si avrebbe il non senso di applicare bene qualcosa che funziona male.

Capisco ciò che vuole dire: se non conta solo l’abilità, allora deve esserci un perché alcuni terapeuti hanno più successo di altri. E su questo ha ragione. Ma come sto tentando di spiegarle, il sapere perché non è essenziale. Esistono impianti teorici che cercano di mostrarlo, ma in alcuni modelli terapeutici, come quello strategico, si preferisce fare atto di umiltà ed evitare di pronunciarsi in tal senso, per il momento. Questo non vuol dire che ogni terapeuta efficace non abbia idee abbastanza chiare sul perché ciò che fa è efficace. Solo che non sempre gli interessa dimostrarlo.

>>> A quel punto ci sarebbe da chiedersi a che serve la psicologia come disciplina
>>>

Beh, a lei poco, mi pare. A noi invece, serve. Ad esempio per capire modi di pensare analoghi al suo :)

Comunque, sta continuando a confondere psicologia e psicoterapia/ambito clinico.

“Clinico” significa “al capezzale del paziente”, ossia in altri termini, “per quel paziente specifico”. Già dell’etimo si dovrebbe intuire che occuparsi della singola persona non può non tener conto della sua specificità. Questo è vero non solo in psicoterapia, ma in medicina e in ogni altra professione di aiuto.

>>> mi sembra che il cammino per renderla (la psicologia) un insieme di conoscenze ben strutturato ed efficace sia solo all'inizio
>>>

Vedi sopra. Si sbaglia. La psicologia è in uno stadio che è lo stesso di ogni altro ambito della scienza: in corso d’opera.

#11
Ex utente
Ex utente

Se posso permettermi, lei mi sembra troppo impegnato a difendere l'attuale assetto della psicoterapia e non vede possibili sviluppi. Il motivo è che un modello di psicoterapia in cui conti meno l'abilità del paziente e di più la conoscenza e la tecniche oggettive darebbero meno potere al bravo terapeuta. Lo stesso volere svincolare il perchè, la conoscenza dalla tecnica è un modo per mantenere un tipo di schema in cui al terapeuta viene affidato un grosso potere.

Io la penso diversamente, perchè ritengo che questo tipo di approccio sia tipico delle discipline ancora giovani, di cui si sa poco. E' successo anche in passato con altre discipline, ma poi la scienza è andata oltre. La psicologia (lei nel suo articolo cita la psicologia) come scienza, è ancora troppo recente, è una specie di bambino che sta lentamente crescendo. Può essere in buona salute, ma non direi che è ancora forte.
Altre discipline potranno aiutare, soprattutto le neuroscienze. Di come funziona il cervello si sa ancora troppo poco e quindi non ritengo giusto arrendersi nel cercare una soluzione a problemi psicologici ancora irrisolti senza avere una conoscenza di quei meccanismi.

#12
Ex utente
Ex utente

Scusi ho scritto abilità del paziente, invece è quella terapeuta (forse voglio proprio togliere molto potere al terapeuta!!).

#13
Dr. Giuseppe Santonocito
Dr. Giuseppe Santonocito

Se posso permettermi, per quale motivo non dovrei difendere l’attuale assetto della psicoterapia (di alcune forme di psicoterapia, per la verità), dato che mi consente di ottenere ottimi risultati? In fondo sono uno psicoterapeuta, faccio con passione e piacere questo lavoro. Aiuto ogni giorno le persone a superare problemi che le affliggono a volte da molti anni. Quindi parlo con cognizione di causa. So di cosa parlo per esperienza diretta.

E lei, invece? Quali motivi avrebbe per volersi illudersi del contrario, dal momento che non è né un terapeuta né, verosimilmente, si occupa di scienza? Quali titoli avrebbe?

Occhio a non sbagliarsi di nuovo, perché la scienza non è democratica. Lei può esprimere tutti i pareri che vuole - fino a un certo punto - ma finché non sarà in grado di confutare i dati del suo interlocutore con altri migliori, la sua resta un’opinione personale. Priva di utilità pratica, espressa sotto anonimato e non scientifica.

Sa come recita quel proverbio americano, un po’ volgare, a proposito delle opinioni...

>>> Altre discipline potranno aiutare, soprattutto le neuroscienze
>>>

Le neuroscienze, allo stato attuale, si occupano e aiutano a fare altro. Confondere psicologia, psicoterapia e neuroscienze è un’altra prova, semmai ce ne fosse bisogno, del fatto che lei non ha chiari i termini del problema.

>>> Scusi ho scritto abilità del paziente, invece è quella terapeuta (forse voglio proprio togliere molto potere al terapeuta!!).
>>>

Oh, può stare tranquillo e non sia così indulgente con se stesso, perché non è in grado di togliere alcun potere al terapeuta. Né esprimendo opinioni personali staccate dalla realtà, né ripetendo tali opinioni all’infinito ;)

Le auguro una buona notte

#14
Ex utente
Ex utente

E' una bella lotta tra chi ripete opinioni all'inifinito, non crede?
In genere quando si tirano fuori i titoli e autorità, invece di accettare che anche chi non è professionista del campo può dire cose giuste, ci si sta mettendo sulla difensiva.
Lo capisco, capita anche a me nella disciplina di cui mi occupo, ma poi mi rendo conto non di rado che l'interlocutore poco titolato aveva ragione.

Saluti anche a lei.


#16
Dr. Giuseppe Santonocito
Dr. Giuseppe Santonocito

Purtroppo per lei si sbaglia di nuovo, perché non può esserci alcuna lotta fra chi parla per essere addentro una materia e chi invece parla per opinioni preconcette. Infatti, da parte mia non percepisco alcun clima di lotta. Semmai, solo un piccolo fastidio, come quello di quando una zanzara ti gironzola d'attorno.

>>> In genere quando si tirano fuori i titoli e autorità, invece di accettare che anche chi non è professionista del campo può dire cose giuste, ci si sta mettendo sulla difensiva.
>>>

È vero, ma si sta sbagliando ancora (ormai non è più nemmeno divertente dirglielo): io non dò valore ai titoli, ma a esperienza e competenza. E lei, molto semplicemente, ha dimostrato di non possedere né l'una né l'altra cosa in questo campo.

>>> Lo capisco, capita anche a me nella disciplina di cui mi occupo, ma poi mi rendo conto non di rado che l'interlocutore poco titolato aveva ragione
>>>

Anch'io lo capisco, solo che in questo caso lei ha torto.

Lo accetti, le farà meno male.

#18
Ex utente
Ex utente

Ok lei vuole sentirsi dire che ha ragione e io ho torto.
Va bene "lei ha ragione e io ho torto".
E' contento?

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