L'esercito della sofferenza invisibile: i caregivers familiari

Dr.ssa Alessia Ghisi MigliariData pubblicazione: 14 febbraio 2017

Me ne sono occupata spesso. Un mondo che conosco, ombroso, una realtá di dolore, dedizione ed emozioni che, insieme, minano mente e corpo. caregivers familiari

Si realizzano statistiche sulla vita media: esiste una categoria di persone la cui aspettativa di invecchiare è drasticamente ridotta rispetto alla media, per un forte e costante stress (dai 9 ai 17 anni in meno). No, niente maschio o femmina. Sono i caregivers familiari, coloro che assistono un loro congiunto disabile o ammalato.

L'amato ed estenuante prendersi cura ma non di se stessi: i caregivers

Il dato sopra citato deriva dagli studi della dottoressa Elizabeth Blackburn, premio Nobel per la Medicina.
Quando per la prima volta ho scritto sull'argomento, ho ricevuto molte e-mails di caregivers. Semplicemente, mi ringraziavano, perché, pur amando visceralmente colui di cui si prendono cura, sono esausti e si percepiscono invisibili, in secondo piano, senza il diritto di stare male. Perché loro devono accudire.
Amore incondizionato, sì, ma molto altro: la frustrazione per l'esistenza perduta, la paura di non farcela nel domani, un senso di impotenza ("non posso guarirlo"), la rabbia (per il proprio caro e per se stessi). E si scivola nell'ansia e nella depressione, senza magari poter uscire di casa per cercare supporto (e i soldi servono al malato).
E il corpo: spossato dai tanti doveri del quotidiano, con più sistemi debilitati dalla tensione continua, le malattie, spesso trascurate, emergono - la psiconeuroendocrinoimmunologia ci insegna quanto lo stress senza sosta logori nel profondo.
Non c'è il legittimo spazio per la propria persona: neanche per le piccolezze si ha tempo, spesso stando sempre fra quelle mura, senza contatto sociale o sfoghi.

 

E, se state leggendo, forse siete parte di questo esercito.

 

La malattia e la disabilitá possono essere una guerra. Ecco perché la parola "esercito", e queste poche righe sono per voi che ne fate parte.
Siete un esercito "variegato": molti variabili di questa condizione sono legate a chi è la persona cui dedicare le cure (figli, coniuge, genitori, ecc.). Ancora più importanti sono le patologie di cui questi cari soffrono: le esigenze di chi ha una tetraplegia sono ben diverse da chi soffre di demenza; bisogna considerare l'etá di colui che sta male; e hanno un ruolo anche l'etá di chi cura, la sua condizione economica e sociale (il denaro e la comprensione del problema possono aiutare molto).


Vorrei esistesse una qualche realtá che vi desse respiro.

 

Quello che ho imparato è che si può agire solo su minuscoli fronti, ma anche le minuzie, sommate, fanno la differenza. Ma l'argomento è sconfinato.

Mi permetto quindi di lasciarvi il link del mio articolo "Caregiving familiare: peso supporto, accudimento quotidiano", dove spero possiate trovare anche un semplice spunto, nella speranza, per voi, di avere un supporto professionale o di far parte di gruppi di autoaiuto: 

Perchè nel mix di emozioni, l'indubbio, immenso amore che provate per chi accudite, possa rivolgersi un poco anche a voi.

Perché voi siete tanti, tenaci, e mai invisibili.

Autore

alessiaghisimigliari
Dr.ssa Alessia Ghisi Migliari Psicologo

Laureata in Psicologia nel 2005 presso Università Milano-Bicocca.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Lombardia tesserino n° 10819.

17 commenti

#1
Dr. Magda Muscarà Fregonese
Dr. Magda Muscarà Fregonese

Complimenti, molto interessante, anche le mamme di figli con deficit, fanno una vita di fatto terribile, con pazienza, tacendo, spegnendosi..Buon lavoro ..! Magda Muscarà

#2

Grazie dottoressa,
Lo so bene, infatti proprio per questo dico che le situazioni sono ampie e diverse tra loro... Anche queste mamme sono in queste poche righe.
Buon lavoro anche a Lei!

#3
Dr. Salvo Catania
Dr. Salvo Catania

Complimenti per la testimonianza, e soprattutto riconoscimento, di una categoria fantasma.
Anche io ho una lunga esperienza nella vita reale, ma ho dovuto fare i conti anche nel virtuale con questa categoria (scrivono non sorprendentemente le figlie per le mamme, da noi i figli sono "assenti"), parafulmine delle paure delle mamme, che infatti vengono descritte "serene.

https://www.medicitalia.it/news/senologia/6986-blogterapia-ragazze-fuoridiseno-rfs-bilancio-al-sesto-anniversario.html

#6

Che preziosa iniziativa quella della condivisione... Complimenti. Davvero...
Purtroppo è un mondo che anche io conosco bene, ed essendo la scrittura la mia base, non posso che concordare con l'importanza di esprimere, e "spargere".
Queste ragazze e "tutta la categoria" è, come dice, "fantasma".
Diffondere rende reale...

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