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Il dismorfismo corporeo, o BDD (in precedenza noto come dismorfofobia), pur non rientrando più tra i disturbi alimentari, rappresenta un disturbo dell’immagine corporea abbastanza frequente tra la popolazione, anche se, a differenza degli altri disturbi, la letteratura scientifica in materia è scarsa.

Tale malessere comporta una forte preoccupazione per un difetto del proprio aspetto fisico immaginato o presente in forma lieve.

 Nel DSM-5 (APA, 2014) il disturbo di dismorfismo corporeo è stato inserito nella categoria dei disturbi ossessivo compulsivi e disturbi correlati, in quanto comporta l’adozione di comportamenti ripetitivi o rituali (guardarsi allo specchio, toccare la parte difettosa, ricercare rassicurazione ecc.) o atteggiamenti mentali (pensieri ossessivi, costante confronto con gli altri, convinzione di essere osservato e giudicato ecc.) in risposta alla preoccupazione per il difetto fisico.

Da tale preoccupazione scaturisce un disagio clinicamente significativo o un danneggiamento delle aree di funzionamento sociale e/o occupazionale. Il dismorfismo corporeo rientra tra i disturbi somatici e deve essere distinto dai disturbi alimentari.

 Le persone che manifestano tale disturbo sono preoccupate a causa della convinzione che alcuni aspetti della loro apparenza non siano attraenti, ma deformati, o comunque “sbagliati”, anche se, nella realtà, il difetto percepito è minimo o inesistente. In genere, tali preoccupazioni derivano da una bassa autostima, da sentimenti di vergogna e imbarazzo, dalla sensazione di essere indegni e dalla paura di un rifiuto da parte della collettività.

 Quasi tutti i soggetti affetti da tale patologia compiono comportamenti ripetitivi e compulsivi allo scopo di osservare ed analizzare il difetto percepito, cercando di nasconderlo: tuttavia, nella maggior parte dei casi, l’ansia invece di diminuire aumenta sempre più, scaturendo in comportamenti che continuano a mantenere lo stato di disagio derivante dalla preoccupazione circa la propria immagine corporea.

Il dismorfismo corporeo può colpire sia uomini che donne, e può manifestarsi sia durante l’infanzia che durante l’adolescenza.

 In diversi casi è stato osservato che esso è accompagnato da altri disturbi mentali, come depressione, disturbi della personalità o ossessivo-compulsivi, abuso di sostanze, fobia sociale, disturbi del comportamento alimentare.

Durante uno studio effettuato negli anni Ottanta, è emerso che i pazienti affetti da dismorfismo corporeo, confrontati con soggetti di controllo senza la malattia, risultavano meno soddisfatti della loro immagine corporea e ritenevano il proprio corpo inaccettabile. Inoltre, sovrastimavano la bellezza dei visi altrui, sottostimando invece il proprio fascino.

Circa la distorsione dell’immagine corporea non è ancora chiaro se la visone dei pazienti del loro aspetto fisico si basi su un’anormale processazione sensoriale o se, invece sia basata su un’insoddisfazione attitudinale/cognitivo-valutativa.

Alcune osservazioni cliniche hanno osservato che alcuni di questi soggetti operano una erronea elaborazione sensoriale, dando vita ad un’illusione ottica o un’allucinazione. Altri studi, invece, hanno avuto modo di rilevare che i pazienti con dismorfismo corporeo possono avere una percezione più accurata delle proporzioni del corpo rispetto a quella dei soggetti di controllo, non supportando così la possibile presenza di un deficit della processazione sensoriale primaria.

Studi di imaging cerebrale hanno, inoltre, rilevato anomalie di attivazione nelle aree cerebrali preposte all'elaborazione della memoria verbale e non verbale e difetti di trasmissione degli stimoli nervosi tra queste zone e la corteccia cerebrale prefrontale, analoghe a quelle riscontrate nel disturbo ossessivo compulsivo, che causerebbero disfunzioni organizzative, in modo da produrre un’attenzione esagerata a stimoli minori o, comunque, irrilevanti.

Tra i meccanismi implicati si ipotizza anche l'esistenza di un'alterazione nella trasduzione/elaborazione degli stimoli visivi, che farebbero considerare in modo deformato il proprio aspetto a prescindere dall'interferenza di fattori di ordine psicologico. Questa relazione resta, tuttavia, da verificare. Una possibile conferma a una base biologica del disturbo deriva dalla sua correlazione al disturbo ossessivo e dal fatto che il BDD tende a ripresentarsi in più membri della stessa famiglia (ereditarietà) e in famiglie dove siano presenti una o più persone affette da disturbo ossessivo compulsivo.

Sul piano neuropsicologico, invece, si pensa che lo sviluppo di tale disturbo sia legato a un processo cognitivo difettoso, che porta a esagerare l'importanza dell'aspetto fisico nella vita di tutti i giorni.

Tale disturbo rientra nell’organizzazione cognitiva di tipo psicosomatico, in quanto chi ne è colpito manifesta ciò che prova per mezzo del sintomo, attraverso il corpo. Questi soggetti, infatti, esprimono rappresentazioni intollerabili.

I processi di valutazione affettiva del proprio corpo possono generare cognizioni e comportamenti automatici ricorsivi disfunzionali anche per l’influenza della cultura d’appartenenza. Non è forse casuale che negli ultimi tempi questa patologia si è largamente diffusa. Infatti, nella nostra società il look è definito da canoni estetici rigidi, quasi inflessibili, pena l’esclusione e la svalutazione, i quali spingono tali soggetti verso un’instabilità emotiva ed un modo di essere inautentico che sfocia in un’estraneazione dal mondo e dagli altri.

Spesso, infatti l’insight di queste persone è scarso e a volte persino delirante e molti di loro si sottopongono a trattamenti estetici o chirurgici per cercare di migliorare i difetti percepiti, e capita anche di assistere a comportamenti aggressivi nei confronti del medico a causa dell’insoddisfazione legata al risultato estetico.

Tra i fattori di rischio si considerano prevalenti quelli ambientali, genetici e fisiologici. In particolare, si è osservata un’alta correlazione con grave trascuratezza e abusi durante l’infanzia ed un’elevata prevalenza nei parenti di primo grado di individui con disturbo ossessivo-compulsivo.

 

Bibliografia:

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