È strano, in questo momento storico di ricerca compulsiva del piacere e della gratificazione, scoprire che esista la paura della felicità, definita cherofobia.

Tale problematica è stata amplificata in seguito a una recente esibizione canora di una giovanissima ragazza, che ha partecipato all’edizione del programma televisivo “X Factor 2018”, presentando appunto una canzone autobiografica sulla cherofobia.

Sembra inverosimile che sia possibile, a soli 16 anni - come evidenziato nel testo cantato - avere paura di essere felici, vivere relegati, evitare troppi contatti sociali per non esporsi al pericolo di provare gioia e piacere. E, soprattutto, percepire che chi si sente felice sia cattivo o sporco, fuori posto, come se ciò fosse una colpa, un tabù, una disgrazia da evitare.

Quali processi si sono installati in chi vive questa afflizione, questo timore di godere delle emozioni positive con la convinzione di soffrire meno?

Questa nuova forma di disagio non è annoverata tra i disturbi classificati nel DSM-5, ma le ricerche mostrano - come quella pubblicata dal Journal of Cross-Cultural Psycology - come la paura della felicità sia collegata a stili di attaccamento evitanti e ansiosi.

Secondo la psichiatra Carrie Barron, che scrive sul blog Psychology Today, sembrerebbe che tale difficoltà colpisca le persone che abbiano subito durante l'infanzia dei traumi, in quanto, mentre vivevano momenti di felicità venivano colpevolizzati o puniti. 

In un certo modo, chi soffre di questo disagio sente il bisogno di aggrapparcisi per proteggersi dal mondo esterno.

Se chi vive questa fobia riuscisse a vedere un po’ oltre questo velo di insicurezza, sarebbe di grande aiuto un percorso psicologico che penetrasse dentro i significati celati dentro la paura di essere felici.