1. Introduzione

Con rifacimento agli studi sulla perdita affettiva nei bambini (Bowlby, 1979) e sul lutto negli adulti (Parkes, 1972), il processo psicologico che dalla perdita porta alla sua accettazione può essere descritto dal succedersi di quattro distinte fasi (Mancini et Rainone, 2018):

  1. Fase dello stupore e dell’incredulità
  2. Fase della speranza, della ricerca e della protesta
  3. Fase della disperazione e disorganizzazione
  4. Fase dell’accettazione e della riorganizzazione
     

È bene segnalare come il raggiungimento dello stato finale dell’accettazione non richiede necessariamente che tali fasi vengano attraversate tutte dalla persona e nell’ordine sopra esposto.

Al contrario, la persona, a seguito di una perdita, potrebbe ritrovarsi in una qualunque delle prime tre fasi del processo (stupore, speranza, disperazione), per poi oscillare più volte tra una fase e l’altra prima di giungere all’accettazione finale, delle volte raggiunta saltando del tutto alcune delle fasi che solitamente la precedono.

 

2. Fase dello stupore e dell'incredulità

Alla sorpresa iniziale, segue lo stato di incredulità per la perdita e la difficoltà a convincersi della sua reale avvenuta. Non è ancora chiaro per la persona quanto possa essere rilevante la perdita subita, che viene vissuta alla stregua di un sogno. Questo stato dura solitamente dalle poche ore ad alcuni giorni, e può accompagnarsi all’emergere improvviso di vissuti particolarmente intensi di dolore, panico, collera e disperazione che aprono lentamente le porte all’ingresso nelle fasi che succederanno.

 

3. Fase della speranza, della ricerca e della protesta

Al crescere della consapevolezza dell’entità della perdita, l’attenzione viene via via cattura da tale evento, portando di riflesso ad accrescere la durata e l’intensità delle sensazioni di dolore, angoscia, rabbia e disperazione già sperimentate in precedenza. La difficoltà di concentrazione che ne consegue può impedire il proseguimento delle attività nelle quali si era impegnati fino a poco tempo prima, e può portare ad illusioni percettive, ad insonnia, a frequenti risvegli, o sogni particolarmente vividi su quanto è stato perduto. L’interesse per il cibo, la famiglia, il lavoro e la cura di sé passano in secondo piano, lasciando spazio ad un’elaborazione della perdita dolorosa e angosciante.

 

La gestione di questi vissuti può essere tanto difficile da motivare la persona a compiere ingenti sforzi per riempiere la giornata di attività ludiche o lavorative, al fine di distrarre l’attenzione dell’elaborazione della perdita. Altre volte, invece, la persona si impegna in una prolungata attività di rimuginazione mentale per comprendere le cause e le dinamiche dell’evento, anch’essa finalizzata a contenere l’intensità dei vissuti emotivi che si fatica a gestire.

Non è raro riscontrare anche una fase transitoria di negazione della perdita, finalizzata a rimandare un’elaborazione che non si è ancora pronti ad affrontare.

Caratteristica di questa seconda fase è soprattutto la rabbia per quanto avvenuto, che segnala l’inaccettabilità della perdita e la presenza di una convinzione speranzosa di riavere quanto è stato perduto. Pianto, grida, e costanti lamenti muovono direttamente da questi vissuti, spesso accompagnandosi a manifestazioni di collera verso chi si ritiene essere la causa di tale perdita o verso chi prova a ricordare l’accaduto.

 

A fronte di un desiderio intatto di ricongiungersi con quanto è stato perduto, il succedersi delle continue delusioni per i fallimenti nei tentativi di recupero portano lentamente a convincersi dell’irrecuperabilità della perdita, aprendo le porte alla fase successiva.

 

4. Fase della disperazione e disorganizzazione

La delusione e il senso di sconfitta lasciano posto allo stato di vuoto e di disperazione che caratterizzano questa fase. La presa di consapevolezza dell’irreversibilità della perdita spengono sul nascere la motivazione che in precedenza aveva spinto ad ingenti sforzi per riavere quanto perduto, e con essa l’energia che aveva supportato ogni tentativo di riconciliazione.       

 

Parallelamente, il preservato desiderio di ricongiungersi con quanto perduto genera uno stato di sofferenza che motiva a non allontanarsi ulteriormente da ciò che è stato perso, portando la persona a compiere diversi sforzi pur di mantenere vivo il ricordo di ciò verso cui era presente un forte legame affettivo; ad esempio, ripensando costantemente a quanto perduto (ruminazione).

 

A ciò si deve il disinvestimento nelle attività che in precedenza venivano eseguite con piacere e soddisfazione, quale tentativo estremo di evitare che, reinvestendosi in nuove attività, ci si possa allontanare ancor di più da ciò che è stato perduto, provando di conseguenza un nuovo dolore.

 

Sentendosi impossibilitata a riavere ciò su cui era stato investito un forte sentimento, e desiderando non perdere ulteriormente quanto già perso, la persona si trova così a vivere una condizione particolarmente stressante di inerzia, che prosciuga ogni energia e spinta vitale. 

 

La progressiva presa di consapevolezza di dover effettivamente convivere con un’assenza irreversibile e dei costi che il non investirsi in altre attività starebbero avendo sulla propria vita, portano la persona ad avvertire via via un bisogno crescente di riorganizzare la propria esistenza, dando avvio alla fase conclusiva del processo di elaborazione.

 

5. Fase dell'accettazione e della riorganizzazione

Mossa dal desiderio di non perdere altri importanti obiettivi di vita, la persona inizia lentamente ad uscire dallo stato di inerzia in cui si era trovata fino a poco tempo prima, investendosi in nuove attività, come pure reinvestendosi in quelle attività lasciate precedentemente in disparte. Progressivamente, il desiderio di riconciliarsi con quanto perduto si riduce, e con esso la sofferenza per l’impossibilità di vedere quest’ultimo realizzato. Parallelamente, inizia a crescere un interesse per il mondo che motiva ad una riorganizzazione del proprio progetto di vita.

 

La fase, e conseguentemente l’intero processo, ha termine con la rinuncia del bene perduto e con il reinvestimento in nuovi affetti.  

 

6. Conclusioni

Riorganizzare la propria esistenza a seguito di un’importante perdita affettiva è un’operazione dolorosa e faticosa, solitamente raggiunta seguendo un percorso che procede per fasi (sorpresa, speranza, disperazione, accettazione).

 

In condizioni normali, alla perdita segue un riadattamento che inizia a presentarsi entro i primi 12 mesi dalla perdita (Perdighe, 2018), benché delle volte specifici fattori possano contribuire al suo prolungarsi.

 

Come suggerito da alcuni autori (Rainone et Mancini, 2004), il blocco in una di queste fasi potrebbe rappresentare una condizione di rischio per l’emergere di un Disturbo Depressivo.

 

Lavorare su se stessi incrementando il proprio livello di abilità nell’esercizio di capacità supposte dai ricercatori come “protettive” (es., Hardiness) potrebbe dunque rappresentare una valida strategia per prevenire lo sviluppo di specifiche problematiche, come pure ridurne la gravità in caso d'insorgenza. 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

  • Bowlby, J. (1979). Costruzione e rottura dei legami affettivi. Tr. it. Raffaello Cortina, Milano 1986.
  • Mancini, F. et Rainone, A. (2018). Dalla normale reazione depressiva alla patologia: La depressione come blocco nel processo di accettazione della perdita e del fallimento. In A., Rainone, F. Mancini (a cura di), La mente depressaComprendere e curare la depressione con la terapia cognitiva (pp. 141-163). Milano: Franco Angeli.
  • Parkers, C.M. (1972). Il lutto. Studi sul cordoglio negli adulti. Tr. it. Feltrinelli, Milano 1980.
  • Perdighe, C. (2018). Lutti complicati: Quando un evento di vita normale diventa una malattia. In A., Rainone, F. Mancini (a cura di), La mente depressaComprendere e curare la depressione con la terapia cognitiva (pp. 164-181). Milano: Franco Angeli.
  • Rainone, A. et Mancini, F. (2004). Approcci cognitivi alla depressione. Milano: Franco Angeli.