Ansia notizie media.

Quando i media rinforzano il disturbo ossessivo

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Dr. Armando De Vincentiis Psicologo, Psicoterapeuta

Viviamo in una società dove l’eco dei media arriva in modo dirompente nelle nostre case e le notizie di cronaca colpiscono fortemente la nostra emotività. Questo accade non solo attraverso le "semplici" notizie dei TG, ma anche tramite approfondimenti a volte eccessivi, quasi ossessivi, dei vari talk in cui la notizia viene ripresa, analizzata, dissezionata a caccia di motivazioni, momenti e psicologia sottostante.

Non solo la cronaca domina la mente degli ascoltatori, ma anche fatti legati ad abusi, nuove leggi e l’enfatizzazione di fenomeni che, nella realtà, potrebbero essere meno gravi di come vengono riportati.

L'effetto dei media sugli ansiosi

Ora provate a immaginare cosa accade nella mente di un ansioso davanti a notizie del genere. Parliamo di persone che hanno già dinamiche di tipo ossessivo, grazie alle quali ogni esperienza, parola o concetto offre terreno fertile alla ruminazione.

In più occasioni abbiamo valutato che il pensiero ossessivo può nascere da un’ipotesi che spaventa, facendo scattare la trappola emotiva (vedi qui: La trappola delle ossessioni) e abbiamo visto come un "semplice e se succedesse a me" rappresenti lo start per dare origine a un processo angoscioso di ruminazione estenuante.

I media, oggi, contribuiscono a questa dinamica e lo fanno soprattutto attraverso notizie spesso lanciate senza controllo, o enfatizzando fenomeni sociali come se fossero piaghe del momento. È ovvio: la TV è fatta per attrarre e creare un caso dal nulla, è il lavoro che la TV fa. Ma a volte è proprio questo lavoro che contribuisce alla nascita o al rinforzo delle ossessioni in chi ha già una predisposizione ansiosa.

Quando sentiamo parlare di un tizio che all’improvviso uccide un parente "colto da un raptus" (che scientificamente è inesistente) la TV, purtroppo, lo riporta come un dato di fatto, o quando ascoltiamo di qualcuno denunciato per un presunto abuso mai avvenuto, ecco che la mente dell’ansioso entra nel merito della notizia, quasi come se fosse catturata o ipnotizzata dalla TV.

Guarda il video: Cosa succede nella mente dell'ansioso?

E comincia a creare la classica ipotesi "killer" della nostra serenità: e se commettessi anch’io un delitto improvvisamente? E se avessi commesso un abuso senza saperlo? E se mi arrivasse una denuncia? E se facessi del male ai miei figli?

Tutto questo come conseguenza di notizie incontrollate legate a madri che "ammazzano i figli all’improvviso", colte da qualche fulmine emotivo come nei film di fantascienza.

In pratica, la mente dell’ossessivo non solo deve lottare con dinamiche autoindotte, ma deve anche fronteggiare una sorta di infodemia mediatica che, per catturare il telespettatore e fare notizia o audience, colpisce in pieno la sensibilità dell’ansioso.

Molte ossessioni sono una costruzione personale, dettata da proprie fobie e convinzioni rigide; ma molte sono coadiuvate dalla TV, così come alcune sono addirittura create da essa.

Come l’ansioso può difendersi: contesto, distacco e realtà

Se è vero che sarebbe auspicabile (pura utopia da parte di chi scrive) un maggior controllo di ciò che viene trasmesso, è altrettanto consigliabile - e qui c’è meno utopia e più un suggerimento terapeutico - una maggiore attenzione da parte dell’utente, soprattutto ansioso, a ciò che ascolta in TV.

Particolarmente importante è mantenere distacco dalle dinamiche legate ai "raptus" (che ribadiamo essere una invenzione priva di fondamenta) e da ciò che dicono i vari “esperti” in TV quando approfondiscono un fenomeno.

Per approfondire:Il raptus esiste davvero?

Va ribadito che ogni esperienza (soprattutto quelle raccontate dai media) ha un valore a sé, valida solo ed esclusivamente per quella situazione specifica, quel contesto, quella famiglia e quel singolo individuo. Il tentativo dei media di generalizzare è solo una manovra per creare emozioni, suscitare suggestioni e mantenere lo spettatore incollato allo schermo, come se fosse qualcosa che può accadere a lui da un momento all’altro.

Gli stessi delitti, riportati come fenomeni sociali ad ampio spettro, sono fenomeni che, se è vero che vanno letti sotto l’aspetto culturale e sociologico, vanno però inquadrati nell’ambito di quella specifica relazione. Il più delle volte, chi commette un delitto lo fa all’interno di una dinamica unica, personale, che nulla ha a che fare con una fantomatica epidemia generale.

L’ansioso deve fare questa lettura, altrimenti ne rimarrà coinvolto, sentendosi parte integrante di un contesto che, con molta probabilità, non gli apparterrà mai. Nessun ansioso ossessivo che teme di commettere un delitto ha mai commesso un delitto. Nessuna mamma ossessiva che teme di far del male al figlio ha mai fatto del male al figlio. Quando il fenomeno accade, appartiene a un’altra dimensione che nulla ha a che fare con il disturbo ossessivo. Anzi: più si teme un processo, più questo è distante dalla nostra morale, come già affrontato qui: Le ossessioni possono diventare reali?

Un consiglio per l’ansioso ossessivo è quindi quello di ascoltare la cronaca con distacco, con la consapevolezza che non si tratta di processi universali, ma di fenomeni che vanno inquadrati solo ed esclusivamente nel contesto in cui avvengono.

Per approfondire:Cos'è l'ansia?

Data pubblicazione: 10 gennaio 2026

Autore

a.devincentiis
Dr. Armando De Vincentiis Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 1996 presso Università La sapienza di Roma .
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Puglia tesserino n° 1371.

Specialista con formazione clinica e comunitaria in psicologia, esperto in psicoterapia sistemico-relazionale e terapia breve. Consulente tecnico scientifico per il CICAP su psicologia della religione e stati di coscienza, autore di numerose pubblicazioni e direttore di collane editoriali. Ha maturato esperienza come consulente tecnico del tribunale e docente universitario, affermato nel campo della diagnosi psicologica, psicoterapia breve e psicologia forense.

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