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Rimuginio e ruminazione mentale: quando si vive male perché si pensa troppo

Dr. Alessandro RotondoData pubblicazione: 04 giugno 2021

Rimuginare e ruminare appartengono alla comune esperienza umana. Ma quando il "penso e ripenso" diventa eccessivo, incontrollabile e assillante, l’ansia, l’angoscia e la depressione che ne conseguono diventano intollerabili e possono trasformarsi in malattia.

Rimuginio e ruminazione indicano due processi mentali diversi, anche se spesso concomitanti.

Cos'è il rimuginio?

Con il rimuginio si prefigurano pericoli futuri attraverso pensieri ripetitivi su eventi negativi vissuti "come se stessero accadendo": ciò acuisce lo stato d’ansia e lo perpetua nel tempo.

L’eccessiva tendenza a rimuginare "su tutto" diventa preferibile allo sforzo insostenibile e doloroso di affrontare concretamente i problemi della vita quotidiana.

Il pensiero negativo, l’ansia, l’angoscia aumentano ogni giorno d’intensità e durata e rappresentano un importante fattore scatenante del disturbo ossessivo-compulsivo e della depressione nei soggetti predisposti.

Sentimenti di incapacità, indegnità e debolezza spesso inducono il rimuginatore ad accettare, con rabbia e frustrazione, posizioni subalterne al lavoro e in famiglia. Per superarli il rimuginatore cerca di ottenere, senza riuscirci, il controllo assoluto di tutte le circostanze della vita.

Cos'è la ruminazione?

Nonostante abbiano aspetti comuni, la ruminazione si differenzia dal rimuginio: è orientata alla continua rievocazione e rielaborazione delle emozioni e degli eventi negativi del passato.

È tipica dei disturbi d’ansia e della depressione. È un pensiero continuo, circolare, senza uscita che non solo scatena l’episodio depressivo, ma lo alimenta e lo aggrava. La ruminazione si accompagna costantemente alla certezza di non essere in grado né di controllare le emozioni né di risolvere i problemi che le hanno scatenate.

In un circolo vizioso, il tono dell’umore si abbassa sempre di più, in alcuni casi si aggiunge la rabbia, il rancore verso di sé o verso altri per eventi negativi vissuti. La rabbia, quando repressa, alimenta la depressione, ma anche l’aggressività verbale o fisica quando vengono individuati i presunti responsabili dei propri guai.

Come affrontare rimuginio e ruminazioni

Il trattamento più efficace è quello che include la farmacoterapia e la psicoterapia combinate.

I farmaci più utilizzati:

  • Gli antidepressivi
  • I farmaci ansiolitici: benzodiazepine e neurolettici.

La terapia farmacologica riduce l’ansia che accompagna il rimuginio e la ruminazione e che impedisce di affrontare efficacemente la psicoterapia e l’apprendimento di strategie per riuscire ad allontanare i pensieri negativi.

Le tecniche di psicoterapia

Questi affiorano alla mente e la pervadono indipendentemente dalla nostra volontà. Esistono tecniche psicoterapiche per accogliere i pensieri negativi e lasciarli andare, senza pretendere di combatterli.

A seguire un elenco delle tecniche psicoterapiche che si sono dimostrate efficaci.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale: apprendimento di tecniche problem solving (affrontare i problemi qui e ora) e sostituzione dei pensieri negativi e improduttivi con pensieri positivi e risolutivi.

La mindfulness: imparare a vivere la realtà com’è, accettando ciò che di negativo capita nella vita e spostando l’attenzione sul positivo.

Qualche utile regola di vita:

  • Stile di vita appropriato
  • Evitare bevande che contengono caffeina, teina, e stimolanti
  • Evitare l’eccessivo uso di bevande zuccherate e dolci
  • Evitare l’alcool
  • Staccare la spina
  • Meditazione.

Autore

arotondo
Dr. Alessandro Rotondo Psichiatra

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1990 presso universita di pisa.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Pisa tesserino n° 3886.

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