Quando l'ansia è nei limiti del normale?

Salve, negli ultimi mesi (circa 5) ho avuto pensieri ansiosi riguardo la mia salute, pensavo di essere gravemente malata, controllavo in modo ossessivo ecc... Ho superato queste difficoltà da poco grazie al fatto di aver riconosciuto i miei sintomi come ansia e non come pericolo imminente.
Passato questo periodo però ho notato di avere di nuovo momenti di forte ansia legati ad altre cose e non più alla mia salute e sto iniziando a preoccuparmi che ci sia qualcosa che non va con la mia mente.
Recentemente ho avuto una discussione con il mio ragazzo tramite chat e lui mi ha suggerito di vederci di persona per parlare; Prima che lo dicesse avevo notato che era passato da arrabbiato a tranquillo in pochissimo tempo e non so perché il mio cervello ha iniziato a pensare "e se questo segnale significasse che è instabile?
", quindi ho iniziato ad immaginare brutti scenari dove mi potesse fare del male anche se non avevo nessun motivo di pensarlo (non ha mai avuto neanche un comportamento lontanamente violento).
Sono preoccupata di avere qualche disturbo, queste scene che ho immaginato mi spaventavano e anche se non avevo prove per pensare determinate cose, per qualche motivo credevo potessero accadere.
Ero consapevole che ci potessero essere altre possibilità calme e tranquille ma il mio cervello si concentrava su quelle tragiche.
Quando ci siamo visti mi sono tranquillizzata ed è andato tutto bene, ma prima che ci salutissimo ho pensato di controllargli le tasche, mi sono sentita in colpa subito dopo e ho pensato di avere qualche problema.
Alterno questi momenti ad altri dove dico "ma come facevo a pensarlo, è così stupido", ma poi mi succede di nuovo.
Tutto ciò si può definire ansia "nei limiti del normale"?
ora provo ansia di avere qualche squilibrio... non so cosa pensare.


Se può essere utile: Non ho ansia verso altre persone, mi capita solo dopo una situazione specifica.
Non ho mai sofferto d'ansia prima, avevo qualche pensiero tragico a volte ma non mi ha mai disturbato.
Molto spesso cerco rassicurazioni perché non credo alla mia parte razionale.
Dr. Benedetto Vivona Psicologo 42 4
Gentile,

da quanto descrive, il funzionamento che sta sperimentando appare piuttosto coerente e comprensibile alla luce di un quadro ansioso, più che indicativo di uno squilibrio o di qualcosa che non va nella sua mente.

Lei racconta di aver attraversato un periodo di ansia legata alla salute, con pensieri intrusivi e controlli ripetuti, e di essere riuscita progressivamente a riconoscerli come espressione dell’ansia. Questo è un passaggio importante. Spesso però l’ansia, quando non è ancora completamente elaborata, non scompare, ma cambia oggetto: smette di concentrarsi su un tema e si sposta su un altro, mantenendo lo stesso meccanismo di fondo.

Nel suo caso il meccanismo sembra essere questo: di fronte a una situazione emotivamente attivante, come una discussione, un cambiamento improvviso di tono o un momento di incertezza, la mente ansiosa produce scenari catastrofici anche in assenza di segnali reali di pericolo. Non perché lei creda davvero che possano accadere, ma perché il cervello, in stato di allerta, privilegia automaticamente le ipotesi peggiori nel tentativo di prevenire una minaccia.

Il fatto che lei riconosca la sproporzione di questi pensieri ( so che ci sono altre possibilità , mi sembrano stupidi dopo ) è un elemento molto rilevante: indica che non c’è perdita di contatto con la realtà, ma un conflitto tra una parte razionale e una parte ansiosa che prende temporaneamente il sopravvento.

Anche il gesto di controllare le tasche, che subito dopo le ha generato senso di colpa, può essere letto come un comportamento di rassicurazione. Non nasce da un reale sospetto fondato, ma dal tentativo di ridurre l’ansia in quel momento. Il sollievo che ne deriva, però, è temporaneo e questo contribuisce a mantenere il circolo vizioso, in cui l’ansia porta al controllo, il controllo a un breve sollievo e poi nuovamente all’ansia.

Quello che descrive, quindi, non indica di per sé un disturbo grave o una mente instabile , ma un funzionamento ansioso che in questo periodo tende a iperinterpretare segnali ambigui, a fissarsi sugli scenari più minacciosi, a cercare rassicurazioni esterne o interne e a dubitare della propria stessa razionalità. L’ansia di avere un disturbo diventa così un’ulteriore espressione dello stesso processo: l’ansia che si auto-osserva e si spaventa di sé.

Più che chiedersi se tutto questo rientri o meno in una normalità astratta, può essere utile domandarsi quanto questo funzionamento stia interferendo con il suo benessere e se sente il bisogno di uno spazio in cui comprenderlo e gestirlo meglio. Un percorso psicologico può aiutarla a lavorare proprio su questo: non a eliminare i pensieri, ma a ridurre il loro potere, interrompendo il bisogno continuo di rassicurazione.

Il fatto che lei riesca a descrivere con chiarezza ciò che le accade, a metterlo in discussione e a chiedere aiuto è un segnale di buona consapevolezza, non di perdita di controllo.

Un cordiale saluto.

dott. Benedetto Vivona
Ricevo a Trapani e online
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani
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