Dubbi sulla facoltà e ansia a 2 esami dalla fine
Buongiorno a tutti,
Sono uno studente di giurisprudenza che in questa sessione deve dare gli ultimi due esami e poi preparare la tesi.
Sono stati anni difficili: a 20 anni (febbraio 2020) ho avuto un momento di forte ansia sfociata in depressione ansiosa, e a 23 anni (novembre 2022) ho avuto pensieri ossessivi sul fare del male e poi dubbi esistenziali.
Con la terapia Sono riuscito a superare tutti questi momenti.
La facoltà che ho scelto però non mi ha mai convinto del tutto, o meglio, non mi sono mai sentito all'altezza.
Ci sono stati degli esami che ho dato le cui materie mi sono piaciute molto quando le ho studiate, ma da un mese a questa parte, ho sempre dei dubbi sulla facoltà e su cosa farò dopo.
Ho paura di fare un lavoro che nasconda la mia personalità e finire a fare un qualcosa che in realtà non mi piace.
Adesso vorrei solo riuscire a fare questi ultimi 3 passi per prendere la laurea e poi concentrarmi effettivamente su cosa fare dopo, ma ho delle difficoltà nel farlo.
Non capisco se questo stato ansioso e questi dubbi siano normali o siano una parte di me che non sopporta più quello che studia.
Grazie in anticipo
Sono uno studente di giurisprudenza che in questa sessione deve dare gli ultimi due esami e poi preparare la tesi.
Sono stati anni difficili: a 20 anni (febbraio 2020) ho avuto un momento di forte ansia sfociata in depressione ansiosa, e a 23 anni (novembre 2022) ho avuto pensieri ossessivi sul fare del male e poi dubbi esistenziali.
Con la terapia Sono riuscito a superare tutti questi momenti.
La facoltà che ho scelto però non mi ha mai convinto del tutto, o meglio, non mi sono mai sentito all'altezza.
Ci sono stati degli esami che ho dato le cui materie mi sono piaciute molto quando le ho studiate, ma da un mese a questa parte, ho sempre dei dubbi sulla facoltà e su cosa farò dopo.
Ho paura di fare un lavoro che nasconda la mia personalità e finire a fare un qualcosa che in realtà non mi piace.
Adesso vorrei solo riuscire a fare questi ultimi 3 passi per prendere la laurea e poi concentrarmi effettivamente su cosa fare dopo, ma ho delle difficoltà nel farlo.
Non capisco se questo stato ansioso e questi dubbi siano normali o siano una parte di me che non sopporta più quello che studia.
Grazie in anticipo
Gentile,
osservo, dal suo storico, che lei ha aperto numerosi consulti in cui chiedeva come poter risolvere i disturbi da lei qui citati. Lei riferisce di essere riuscito, grazie alla terapia, a risolvere i suoi problemi. Questo deve renderla fiero di se stesso, poiché significa che in lei la capacità di resilienza è viva, tangibile e potente. Giurisprudenza è un corso di laurea molto impegnativo e difficile e a lei restano solo due esami, con tesi finale annessa. Le sembra poco? Malgrado ciò che ha dovuto affrontare, lei è stato in grado di arrivare alla fine del ciclo di studi. Quando si arriva alla fine di un corso di studi, nel momento in cui restano da preparare e dare pochissimi esami, comunemente a causa della saturazione possono iniziare a nascere ansie e dubbi quali ad esempio: "Ce la farò a terminare il percorso?", "Sarò all'altezza?", "Dopo che cosa ne sarà di me?" Concludere l'università significa lasciarsi alle spalle una parte importantissima sia della propria formazione che della stessa vita, implica l'entrare a tutti gli effetti e definitivamente nel mondo degli adulti e del lavoro. E, in alcuni individui già predisposti all'ansia, ciò si traduce in una paura maggiore. Lei è al termine del percorso. Significa che, dati alla mano, lei è stato all'altezza di questo corso di laurea. Rifletta molto attentamente se le conviene abbandonare o meno, alla luce di tutte queste considerazioni. Le suggerisco, comunque, di affrontare la questione in terapia de visu con un/a professionista psicologo/a, sempre che non lo stia già facendo.
Mi auguro di averle dato più di uno spunto di riflessione.
Resto a sua disposizione per eventuali chiarimenti.
Un cordiale e affettuoso saluto,
osservo, dal suo storico, che lei ha aperto numerosi consulti in cui chiedeva come poter risolvere i disturbi da lei qui citati. Lei riferisce di essere riuscito, grazie alla terapia, a risolvere i suoi problemi. Questo deve renderla fiero di se stesso, poiché significa che in lei la capacità di resilienza è viva, tangibile e potente. Giurisprudenza è un corso di laurea molto impegnativo e difficile e a lei restano solo due esami, con tesi finale annessa. Le sembra poco? Malgrado ciò che ha dovuto affrontare, lei è stato in grado di arrivare alla fine del ciclo di studi. Quando si arriva alla fine di un corso di studi, nel momento in cui restano da preparare e dare pochissimi esami, comunemente a causa della saturazione possono iniziare a nascere ansie e dubbi quali ad esempio: "Ce la farò a terminare il percorso?", "Sarò all'altezza?", "Dopo che cosa ne sarà di me?" Concludere l'università significa lasciarsi alle spalle una parte importantissima sia della propria formazione che della stessa vita, implica l'entrare a tutti gli effetti e definitivamente nel mondo degli adulti e del lavoro. E, in alcuni individui già predisposti all'ansia, ciò si traduce in una paura maggiore. Lei è al termine del percorso. Significa che, dati alla mano, lei è stato all'altezza di questo corso di laurea. Rifletta molto attentamente se le conviene abbandonare o meno, alla luce di tutte queste considerazioni. Le suggerisco, comunque, di affrontare la questione in terapia de visu con un/a professionista psicologo/a, sempre che non lo stia già facendo.
Mi auguro di averle dato più di uno spunto di riflessione.
Resto a sua disposizione per eventuali chiarimenti.
Un cordiale e affettuoso saluto,
Dr. Valerio Bruno
👍🏻Il Dr. Capretto concorda con la risposta.
Utente
Gentile dottore,
Grazie della risposta. A livello logico so che non cambierò studi, però a volte ho come il desiderio di vedermi in altri ambienti. Il diritto è un mondo "familiare" perché tutti si sono laureati nella mia famiglia in giurisprudenza. Quindi a volte penso di averla scelta più per una forma di riconoscimento che di vero interesse. Però appena penso questo ho momenti di ansia e panico e nell'ultimo mese sono molto forti. So che la laurea non è una condanna, ma è come se per me lo fosse in parte.
Grazie della risposta. A livello logico so che non cambierò studi, però a volte ho come il desiderio di vedermi in altri ambienti. Il diritto è un mondo "familiare" perché tutti si sono laureati nella mia famiglia in giurisprudenza. Quindi a volte penso di averla scelta più per una forma di riconoscimento che di vero interesse. Però appena penso questo ho momenti di ansia e panico e nell'ultimo mese sono molto forti. So che la laurea non è una condanna, ma è come se per me lo fosse in parte.
Gentile,
si figuri. Con il suo ultimo intervento, lei ci ha fornito qualche elemento in più per comprendere meglio il suo profondo sconforto unito al senso d'ansia costante che sta avvertendo. È una consuetudine ancora piuttosto diffusa, mi duole ammetterlo, che in alcuni contesti familiari i figli tendano a "seguire le orme" genitoriali riguardo alla scelta del corso di studi e/o al lavoro. Questo, a volte, avviene anche quando non si sente un'autentica "vocazione" verso quel determinato settore. Ma si sceglie lo stesso di intraprendere quella strada perché: "Si deve procedere così!", come se si trattasse di una regola, anche se non scritta. Lei è giunto al termine di un percorso, non è scritto da nessuna parte né che lei debba per forza portarlo a termine né che, nel caso decidesse di concluderlo effettivamente, lei si debba dedicare forzatamente ad una delle possibili carriere previste dall'ambito forense. La condanna non si concretizza nel laurearsi e, a onor del vero, neanche nel non laurearsi. Essa troverebbe, nel suo caso specifico, realizzazione nella scelta di tergiversare nella stagnazione e in uno stato di procrastinazione perenne.
Lei ha 27 anni e sono convinto che, come in fondo anche lei stesso saprà certamente, dentro di lei non vi sia solo paura ma anche voglia di prendere in mano la sua esistenza scegliendo per sé ciò che intende fare davvero.
Cordialmente,
si figuri. Con il suo ultimo intervento, lei ci ha fornito qualche elemento in più per comprendere meglio il suo profondo sconforto unito al senso d'ansia costante che sta avvertendo. È una consuetudine ancora piuttosto diffusa, mi duole ammetterlo, che in alcuni contesti familiari i figli tendano a "seguire le orme" genitoriali riguardo alla scelta del corso di studi e/o al lavoro. Questo, a volte, avviene anche quando non si sente un'autentica "vocazione" verso quel determinato settore. Ma si sceglie lo stesso di intraprendere quella strada perché: "Si deve procedere così!", come se si trattasse di una regola, anche se non scritta. Lei è giunto al termine di un percorso, non è scritto da nessuna parte né che lei debba per forza portarlo a termine né che, nel caso decidesse di concluderlo effettivamente, lei si debba dedicare forzatamente ad una delle possibili carriere previste dall'ambito forense. La condanna non si concretizza nel laurearsi e, a onor del vero, neanche nel non laurearsi. Essa troverebbe, nel suo caso specifico, realizzazione nella scelta di tergiversare nella stagnazione e in uno stato di procrastinazione perenne.
Lei ha 27 anni e sono convinto che, come in fondo anche lei stesso saprà certamente, dentro di lei non vi sia solo paura ma anche voglia di prendere in mano la sua esistenza scegliendo per sé ciò che intende fare davvero.
Cordialmente,
Dr. Valerio Bruno
Questo consulto ha ricevuto 3 risposte e 120 visite dal 29/05/2026.
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