Come uscire da questo meccanismo?

Buongiorno,
il mio compagno di lunga data cerca sempre la maniera di far discutere me con gli altri, a volte per problemi strettamente suoi, per far sì che lui esca pulito da qualsiasi questione e di conseguenza io sembri sempre quella sul piede di guerra.
All'inizio essere sempre in prima linea mi gratificava, ora sono esausta.
Ci ho messo un pò per capire questa dinamica, io generalmente prendo a cuore qualsiasi questione e non ho paura a protestare, se sono convinta che la causa lo richieda.
Lui è come se approfittasse di questa cosa, infatti è sempre tranquillo, direi che vive con molta leggerezza, io invece sono per lo più di pessimo umore e lui addirittura si infastidisce senza rendersi conto del motivo ovvero la mia stanchezza mentale nel dover ragionare per due o parlare per due.
Ormai i ruoli sono questi, per fortuna almeno al lavoro ho un ambiente in cui tutti collaboriamo, mentre a casa mi sento il peso di tutto sulle spalle.
Io non vorrei distruggere la mia famiglia, ma mi rendo conto che questa cosa mi consuma e non mi fa stare bene.
Grazie
Dr. Vincenzo Capretto Psicologo 199 11
Gentile utente,

da quello che racconta, sembra che nel tempo lei sia diventata un po’ la voce della coppia: quella che affronta, chiarisce, protesta, si espone, mentre il suo compagno resta più sullo sfondo.
All’inizio questo ruolo può anche far sentire utili o forti. Se una causa sembra giusta, viene naturale mettersi in prima linea. Il problema è che, quando si parla sempre anche per l’altro, prima o poi arriva la stanchezza.

Naturalmente, leggendo solo il suo racconto, non possiamo sapere se il suo compagno lo faccia intenzionalmente o se questa dinamica si sia costruita nel tempo tra voi. Quello che però emerge con chiarezza è che lei oggi si sente sovraccarica, come se dovesse ragionare e reggere per due.

Dal suo racconto è un po’ come se, nel tempo, fosse diventata il parafulmine della coppia: tensioni, problemi e questioni da affrontare finiscono per scaricarsi soprattutto su di lei, mentre il suo compagno rimane più protetto sullo sfondo. Un parafulmine può reggere a lungo, ma non può assorbire tutto all’infinito.

Forse il punto, adesso, non è solo chiedersi perché lui faccia così, ma cosa accade quando lei prova a non occupare quel posto. Se lei smette di farsi avanti, cosa succede? Lui si espone? La questione resta sospesa? Lei riesce a tollerare di non intervenire subito?

A volte, per cambiare un ruolo, non basta chiedere all’altro di comportarsi diversamente: bisogna anche iniziare a uscire, un passo alla volta, dal posto che si è occupato per tanto tempo.

Questo non significa distruggere la famiglia, ma provare a non distruggere se stessa dentro la famiglia.

Un caro saluto.

Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941

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Utente
Utente
Grazie per la sua risposta.
Quando io non mi comporto da parafulmine lui va in difficoltà,sia per questioni importanti,sia per frivolezze e mi rinfaccia la cosa iniziando a farmi pesare il suo vantaggio economico,perchè guadagna di più e paga il mutuo e il condominio di una casa che è intestata solamente a lui,quindi che mi costa occuparmi di tutte le questioni morali o affrontare altre persone per lui?
Dopo 17 anni nemmeno un segno di riconoscimento nei miei confronti,considerato che comunque lavoro,mi occupo all'70 % della crescita e dell'educazione di nostra figlia,della pulizia della casa,oltre che aver sempre favorito e sostenuto le sua carriera,i suoi orari,le sue emergenze,davanti a tutto e tutti, privandomi di poter pensare anche al mio benessere psicofisico facendo sport,ad esempio,dato che a periodi soffro di attacchi di panico,problema per il quale lui si ritrae,perchè dice di non saperlo gestire,lui non è ansioso e quindi non capisce (parole sue).
Nella nostra cerchia di amicizie e conoscenze lui fa sempre in modo di risultare più bravo,più disponibile di me,io sembro sempre quella da evitare.
Potrei scrivere un papiro a riguardo,nel frattempo la ringrazio ancora
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Dr. Vincenzo Capretto Psicologo 199 11
La ringrazio per questo approfondimento, perché rende più chiaro il peso che sente addosso.

Da quello che racconta, non sembra trattarsi solo del fatto che lei debba affrontare gli altri al posto del suo compagno. Sembra piuttosto che, negli anni, lei abbia finito per sostenere moltissime parti della vita familiare: la casa, vostra figlia, l’organizzazione quotidiana, le esigenze lavorative del suo compagno, oltre alla gestione dei conflitti e delle questioni più scomode.
Quando prova a non occupare più quel posto, racconta che lui va in difficoltà e le rinfaccia il contributo economico. È comprensibile che questo la faccia sentire intrappolata: come se il suo valore venisse misurato da quanto riesce ancora a reggere.

A volte la fatica non nasce solo dal peso che si porta, ma dal sentirsi invisibili mentre lo si porta.

Naturalmente, leggendo solo il suo racconto, non possiamo sapere come il suo compagno descriverebbe la situazione. Però il suo vissuto emerge con forza: sente di aver dato molto, di essersi adattata molto e di aver sacrificato anche spazi importanti per sé, fino al punto da sentirsi consumata.

Forse il punto più delicato è proprio questo: per anni sembra che lei abbia cercato riconoscimento continuando a fare di più. Ma se lei continua a reggere tutto, il sistema rischia di continuare a funzionare esattamente così.

Resta anche da capire se e quanto il suo compagno abbia realmente compreso la profondità di questa sofferenza, spesso non basta un non ce la faccio più per comprendere la profondità del malessere. Ma prima ancora di capire come comunicarla a lui, forse può essere importante che lei stessa inizi a dare a questa sofferenza un posto chiaro, senza continuare a metterla sempre dopo tutto il resto.

Per questo la domanda forse non è più solo: come faccio a farmi riconoscere?
ma anche: che prezzo sto pagando per restare in questo ruolo?

Dal suo racconto si percepisci che questa dinamica è presente da molto tempo e oggi le sta chiedendo un costo importante anche sul piano del benessere personale. Potrebbe essere utile concedersi uno spazio professionale tutto suo, non per stabilire chi abbia ragione nella coppia, ma per comprendere come sia arrivata a occupare questo ruolo e quali possibilità abbia oggi per modificarlo senza continuare a consumarsi.

Un caro saluto.

Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941

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