Relazione di 8 mesi: lui svia la convivenza dall’inizio ma resta sul vago. chiudo subito?

Buongiorno
Sono in una relazione da 8 mesi con un 43 enne, più grande di me di 7 anni.
Dal primo incontro lui mi ha chiesto se io volessi casa figli ecc ma di primo acchito mi è sembrato lungimirante essere troppo ferrea.
Il problema è che viviamo a 60 km, lui ha la sua casa e il suo lavoro sul mare, con tanto di stanza piena dei suoi computer e della sua tecnologia.
A parte allinizio, non è più salito in settimana e ci vediamo nei weekend.
Dopo qualche mese io ho iniziato a manifestare dubbi in quanto una vita del genere, dettata per lo più dalla distanza, non è conducibile a lungo Lui mi ha detto che non crede di vedersi in una convivenza e che con il lavoro come farebbe a venire da me, dovrebbe lasciarlo.
Preciso che lui fa due giorni di Smart working e potrebbe inizialmente condurli da me, meglio di niente.
Insomma ne abbiamo poi riparlato e dice che non ha una risposta, che ha sempre vissuto senza progetti, che gli sto chiedendo una convivenza e che secondo lui sarebbe comunque presto.
A me periodicamente prende il panico nel senso che da un lato forse è meglio non preoccuparsi troppo del futuro, dallaltro ho paura di perdere del tempo prezioso che potrei impiegare per cercare una persona meno ferrea sul suo pensiero e con cui passare anche la settimana insieme, non solo il weekend.
Vorrei un consiglio su come gestire e prendere in mano la situazione.
Grazie
Dr. Valerio Bruno Psicologo 144 5
Gent.ma,

sono comprensibili le paure e i dubbi che, dalle sue parole, sembrano pervaderla. È abbastanza inconsueto che, al primo incontro, si discuta di determinati argomenti. Di solito, essi iniziano ad essere affrontati quando il rapporto ha un'evoluzione e, con essa, anche le aspettative subiscono una modifica.
State vivendo una relazione a distanza, con tutto ciò che essa comporta: non potersi vedere quando si vuole, nei momenti del bisogno non è detto che possiate facilmente avvicinarvi, etc. Questo non significa che non sia un tipo di rapporto gestibile. Occorre però una maggiore apertura, da parte di entrambe le parti, perché possa funzionare. In altre parole, finché uno dei due non riesca ad avvicinarsi, si deve scendere a compromessi che non hanno bisogno di essere attuati quando si ha invece una relazione in loco. Lei riferisce che il suo compagno ha dichiarato di non essere una persona progettuale. In altre parole, egli vivrebbe, mi lasci passare l'espressione, "alla giornata".
La posizione del suo compagno non va assolutamente giudicata, a mio avviso. E neanche la sua. Poiché alcune persone ed anche talune coppie, riescono a trascorrere del tempo insieme e a vivere la loro relazione senza un preciso progetto di vita. Tuttavia, bisogna essere sulla stessa linea. Lei parla di convivenza. Lui, in sostanza, almeno da quello che lei racconta, parla di prenderla con più leggerezza e non sembra affatto propenso ad iniziare una convivenza il prima possibile.
La invito a riflettere molto su tutti questi aspetti importanti per lei e a considerare il da farsi, alla luce delle valutazioni che si svilupperanno in seguito a tali riflessioni. Lei potrebbe anche valutare l'idea di chiedere supporto ad un/a professionista psicologo/a specializzato/a in psicoterapia che possa sostenerla nel fronteggiare questa situazione e che potrebbe concretamente aiutarla nel fare chiarezza su ciò che prova e vuole davvero per se stessa.
Ci rifletta su.



Un cordiale e affettuoso saluto,

Dr. Valerio Bruno

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