Paura di guidare e incapacità

Salve.
Ho 36 anni e sto cercando di prendere la patente.
Vivo in Germania ma la sto prendendo in Italia e per farlo (dopo aver superato senza problemi la teoria) ho a disposizione un solo mese.
Soffro di ADHD, DOC e Tourette (sto messa bene) ed ho tantissima ansia e paura che mi blocca (non solo nella guida, mi capita anche con il lavoro e in generale in contesti dove vengo giudicata).
Ho l'esame pratico tra qualche giorno am non sono pronta per niente, e non solo psicologicamente, ma praticamente sono inadatta: commetto ancora un sacco di errori e ogni volta che arrivo a un incrocio o una rotonda vado nel panico e il mio cervello non riesce più a dare delle priorità e fare piu di una cosa insieme (rallentare, guardare chi ha precedenza, cambiare marce, mettere frecce e guardare specchietti).
Mo si spegne la testa, va in tilt.
E il solo pensiero di mettermi alla guida mi provoca una forte ansia.
Mi sento male, frustrata, incapace e sento che nessuno mi capisca o che mi possa aiutare.
Mi viene da piangere e non riesco neanche a godermi il tempo che sto passando con la mia famiglia perché ho questo chiodo fisso e mi sento in colpa, anche perché non riesco in qualcosa che tutti definiscono come "facile ".
Grazie per l'ascolto, spero di ricevere presto una risposta.
Dr. Valerio Bruno Psicologo 135 5
Gent.ma,

dal suo racconto, si potrebbe evidenziare che in lei convivano più timori che potrebbero però essere agglomerati in un unico grande terrore: quello di non essere all'altezza delle circostanze e di subìre etichette.
Difatti, lei scrive: "Non solo nella guida, mi capita anche con il lavoro e in generale in contesti dove vengo giudicata".
Ora, le scriverò una cosa che non si sente dire spesso e che, apparentemente, potrà sembrare tutt'altro che rassicurante: il giudizio è una delle cose più naturali che esistano nella nostra società.
Chiunque, nel bene e nel male, si è ritrovato in una o più occasioni ad esprimere un giudizio su situazioni, persone o cose.
Anche lei.
Ciò che si deve fare, è imparare ad accettare le critiche e i possibili giudizi che possono aver luogo in contesti di ogni genere. Fino ad arrivare a considerarli non come critiche o giudizi fondati sul valore della persona, ma come critiche sui comportamenti, gli atteggiamenti, le idee e le scelte che si compiono.
Tanti le dicono che prendere la patente è una cosa "facile", come se avessero le competenze per mettersi nei suoi panni e comprendessero che le difficoltà sono molto soggettive e non riconducibili a leggi assolute.
Facendo una riflessione, può giungere da sola a "stimare" il "peso" di tali valutazioni.
Le suggerisco, per raggiungere un grado superiore di consapevolezza riguardante i meccanismi che le ho descritto e non solo per questo, di iniziare quanto prima un percorso psicologico con un/a professionista specializzato/a in psicoterapia che abbia anche un'ottima preparazione sui disturbi di cui lei ha dichiarato di soffrire e che non devono, comunque sia, definirla individualmente. In questa maniera, donerà a se stessa la possibilità di trovare un nuovo equilibrio, nel tempo.

Un cordiale e affettuoso saluto,

Dr. Valerio Bruno

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Dr.ssa Carla Maria Brunialti Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo 19.3k 613
Gentile utente,

Ci presenta il problema di "Paura di guidare e incapacità"; mi soffermerò su questo.

-Già l'avere a disposizione "solo un mese" può essere fonte di ansia in chi è predisposto.
- I feedback banalizzanti che Le vengono forniti - " ...qualcosa che tutti definiscono come "facile" - può contribuire a farla sentire incapace e inferiore agli altri.

In realtà la guida di un veicolo non è ugualmente "semplice" per tutti inella stessa maniera. Ad alcune persone bastano 8 guide, ad altre ne occorreono 40 prima di *automatizzare* i comportamenti al volante. Perchè questo è il problema, automatizzare alcuni comportamenti e contemporaneamente essere attenti alla situazione.

- Se ha difficiltà nella guida,
- se dispone unicamente di 30 giorni,
poterebbe essere necessario intensificare le sessioni di guida (quotidiane, mattina e pomeriggio), passando da situazioni più semplici ad altre via via più complesse,
>> secondo la tecnica psicologica della *Esposizione graduale alla difficoltà* per gradi.
All'inizio al mattino sarà molto tesa, al pomeriggio già meno dato che non è possibile mantenere a lungo lo stesso grado di arousal (attivazione). Idem il giorno dopo.

Eviti di lamentarsi con altri, affidandosi alla loro comprensione e al loro aiuto; molti le risponderebbero miniomizzando "Che vuoi che sia", inducendo in Lei proprio l'effetto opposto.
E' unicamente Lei che deve affrontare la difficoltà,
è unicamente Lei infatti che si troverà sul veicolo per essere esaminata.
E dunque i conti li deve fare con se stessa [e con l'istruttore di guida.. !]

Sono qui per qualsiasi altro chiarimento.

P.S.: E' seguita da psichiatra e/o psicologo per i disturbi di cui ci dice di soffrire?
Assume psicofarmaci? Se sì, quali?

Saluti cordiali.
dott. Brunialti

Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/

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Utente
Utente
Grazie mille per la Sua risposta.
Sono seguita da una psichiatra. Prendo aripiprazolo e medikinet (ma vorrei anche integrare la fluoxetina per il DOC, ma dovrò chiedere). Ho fatto terapia con uno psicologo che era specializzato in traumi e abbiamo fatto la EMDR che però non ha dato alcun frutto. Purtroppo vivo in Germania e il mio tedesco è pessimo e trovare qualcuno che parli italiani è molto difficile.
Quando mi viene questo panico (anche e soprattutto prima di mettermi alla guida) mi si chiude lo stomaco e mi viene mal di testa e sonnolenza (confusione) e di seguito ancora più paura aperche non mi sento del tutto pronta e concentrata per guidare. Forse dovrei rinunciarci, d'altronde ho vissuto 36 anni senza patente.
Ha ragione sul dire che è troppo "tutto insieme". Mi sento la pressione addosso che devo spicciarmi subito e ogni errore lo vivo come un fallimento, una retrocessione imperdonabile.
Non mi dilungo perché ripeterei le stesse cose in salsa diversa, ma lei mi ha capito. E la ringrazio per questo.
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Utente
Utente
Grazie mille Dottore! Farò tesoro delle sue parole ma mi rendo conto che una terapia mirata è indispensabile. Ci provo da sola, e molte cose le affronto comunque (già che vivo in un altro paese totalmente da sola è un grande passo per me) ma sento che non è abbastanza per "guarire". Mi trascino solo le paure, che non passano, fingendo che vada tutto bene.
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Dr. Valerio Bruno Psicologo 135 5
Gent.ma,

si figuri! Siamo qui per questo.
È ammirevole che lei abbia cercato di farcela da sola, tuttavia i disturbi di cui soffre meritano attenzione clinica. Lei ci ha informato della terapia psichiatrica che sta seguendo, va benissimo il fatto che lei si stia facendo seguire dalla psichiatra che potrà indicarle, se lo considererà necessario, un'eventuale integrazione psicofarmacologica. La tecnica EMDR, può avere una sua validità in alcuni casi. In realtà vi è un dibattito sulla sua efficacia in ogni situazione, alcuni pazienti non avrebbero benefici da essa. Non è il caso di affrontare la controversia in questa sede. Ritengo sia il caso, al contrario, di porre un attimo il focus sull'ultima frase che ha riportato nel messaggio a me direttamente rivolto: "Mi trascino solo le paure, che non passano, fingendo che vada tutto bene". Questa modalità comportamentale, dove l'ha portata? Ad aggravare un malessere ulteriore. Non ha nessuna colpa di ciò, ha semplicemente sentito di attuare un modo di reagire che in termini psicologici è definito dis-funzionale. Poiché non è per nulla funzionale né per il miglioramento del sintomo, né per sostenere la sua salute psichica.
Perciò, sento di ribadirle di cercare uno/a psicologo/a che sia specializzato/a in psicoterapia cognitivo-comportamentale. L'ideale, specificamente per il suo caso, è svolgere una terapia congiunta: continuare il trattamento psichiatrico insieme al supporto psicologico-psicoterapeutico. Tutte e due le figure, dovrebbero cooperare tra loro per garantirle il sostegno di cui ha bisogno.
Ci rifletta su.

Cordialmente,

Dr. Valerio Bruno

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Dr.ssa Carla Maria Brunialti Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo 19.3k 613
Gentile utente,

dalle sue repliche (non capisco quale sia indirizzata a me) osservo la sua tendenza a transitare:

- dalla situazione singola - superamento dell'esame di guida - al generale/generico: ulteriori dettagli del sintomo,
- dalla ricerca di soluzioni concrete a riflessioni generali; ad es.: non fornisce alcun riscontro al consiglio di intensificare il numero delle guide come esposizione, graduale, ecc.
Ma in questo modo Lei non sembra concentrarsi sul MODO possibile per superare la singola difficoltà, quella che ci sottopone nel presente consulto e che fa da esempio a molte altre situazioni che sicuramente incontra nella vita.

Comprendo che tale funzionamento della sua mente è in parte collegato ai disturbi di cui soffre, ma ritengo sia oltremodo risolutivo apprendere una modalità/tecnica psicologica ben precisa per affrontare:
- in maniera efficace
- un problema alla volta.
Non riesco ad indicarLe l'orientamento preferibile perchè esso è in relazione alla diagnosi che Le è stata rilasciata e che non conosciamo.

Le chiedo se rispetto alla difficoltà ATTUALE - esame di guida - ha già sentito lo psichiatra per una eventuale rimodulazione temporanea dei farmaci che assume continuativamente: aripiprazolo, medikinet.

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti

Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/

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Utente
Utente
Mi scusa Dottoressa, pensavo che il tasto "rispondi" fosse per il singolo messaggio, non in generale.
Ha ragione, ho la tendenza a generalizzare tutto.
È che mentre si è alla guida si devono affrontare più cose alla volta, e davvero non riesco a prioritizzare e vado in palla, e l'errore mi demoralizza ancora di più.
Non ho sentito la mia psichiatra ma le manderò una mail.
Ho provato ad interrompere le medicazioni (che comunque sono il dosaggio minimo) tempo addietro per vedere se potevo farne a meno ma ho avuto una brusca ricaduta di sintomi che prima neanche avevo (derealizzazione, forte ansia e depressione). Quindi avrei paura a cambiare il dosaggio adesso per vedere come va.
Nel frattempo proverò a "non pensarci" e come va va. Non so se è il metodo più adatto ma provo così. Devo ingannare il mio cervello in qualche maniera.
E grazie.
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