Ossessioni sul mio compagno

Buonasera,
vi scrivo perché ormai da quando è iniziata la mia relazione, circa 5 anni fa, ho ciclicamente delle ossessioni che riguardano il mio compagno.
Ho 28 anni ed è la mia prima relazione duratura, soffro in generale da sempre di ansia sociale e ho fatto tantissimi anni di psicoterapia che mi hanno aiutato ma che probabilmente non hanno risolto del tutto il problema.
Credo di soffrire di DOC da relazione che riguarda soprattutto l'aspetto fisico e l'odore del mio ragazzo.
Ad esempio quando si rade totalmente la barba inizio a pensare che non mi piace molto il suo viso oppure penso al fatto che potrebbe perdere i capelli e potrebbe non attrarmi più fisicamente, arrivo alla conclusione che quindi potrei non amarlo veramente perché se fosse così mi piacerebbe sempre il suo aspetto.
Invece se mi capita di sentire che emana un cattivo odore inizio ad avere dei pensieri intrusivi che mi dicono che forse non è una persona pulita e questi pensieri si amplificano finché non esprimo a lui il mio disagio e finché non indago sul suo modo di lavarsi, solo quando ottengo la risposta che cerco, ovvero che lui segue determinate cure igieniche, mi tranquillizzo.
A volte lui si innervosisce per questo mio modo di indagare allora io penso "Non mi rispetta perché se mi rispettasse veramente migliorerebbe le sue cure igieniche".
Un evento in particolare che mi ha fatto riflettere è stato quando durante una discussione sull'igiene lui mi disse che riteneva di essere una persona pulita e che l' unica cosa che aveva riscontrato era che un suo amico stretto a volte gli aveva fatto notare che aveva un alito cattivo.
Ricordo in quel momento di aver pensato che non avevo mai sentito il suo alito essere cattivo, tranne in determinate circostanze che ritenevo "normali" e che per questo non mi causavano disagio.
Tuttavia da qualche settimana è diventata proprio questa la mia ossessione, il suo alito, mi sembra che sia spesso cattivo, se non lava i denti inizio ad entrare in ansia e quando li lava osservo come lo fa e mi sembra che non lo faccia nel modo corretto e sento il bisogno di dirglielo.
In particolare il fatto che il suo amico glielo abbia fatto notare ha generato in me l' ansia del giudizio di chi potrebbe pensare che mi piace stare insieme ad una persona a cui puzza l' alito.
Ho fatto diverse sedute di psicoterapia anche per questo problema, ma è come se mi sentissi stanca di chiedere sempre un aiuto esterno.
Dr. Benedetto Vivona Psicologo 44 4
Gentile,

da quanto descrive emerge con molta chiarezza un funzionamento di tipo ossessivo che, nel tempo, ha trovato nella relazione di coppia il suo principale campo di espressione. Questo non significa che il problema sia il suo compagno o la relazione in sé, ma che il legame affettivo, essendo per lei emotivamente molto significativo, è diventato il luogo in cui l’ansia si concentra e si organizza.

I pensieri che riporta seguono un andamento piuttosto tipico: un dettaglio percepito come disturbante (l’aspetto fisico, l’odore, l’alito) attiva un dubbio ( e se non mi piacesse davvero? , e se non lo amassi? , e se fosse una persona poco pulita? ), che a sua volta genera ansia. Per ridurre questa ansia, entra in atto una serie di controlli, verifiche, richieste di rassicurazione o confronti con il partner. Il sollievo che ne deriva, però, è temporaneo, e il dubbio tende a ripresentarsi spostandosi su un altro particolare o intensificandosi sullo stesso.

In questo senso, il problema non è tanto ciò che pensa, quanto il peso e la funzione che questi pensieri assumono. Il fatto che lei senta il bisogno di indagare , osservare, verificare e ottenere conferme per potersi calmare indica che non è in gioco una reale valutazione dell’altro, ma un tentativo di tenere sotto controllo l’ansia. Anche le conclusioni a cui arriva ( se lo amassi davvero mi piacerebbe sempre , se mi rispettasse migliorerebbe ) sembrano più il prodotto dello stato ansioso che convinzioni profonde e stabili.

È comprensibile che tutto questo la stanchi. La sensazione di dover continuamente chiedere aiuto, rassicurazioni o conferme può diventare essa stessa fonte di frustrazione e di vergogna. Tuttavia, questa stanchezza non va letta come un segnale che la terapia non serva o che non ci sia soluzione , ma piuttosto come un’indicazione che il lavoro non può più concentrarsi sul contenuto delle ossessioni, bensì sul rapporto che lei ha con i pensieri stessi e con l’ansia che li alimenta.

Un aspetto importante del suo racconto è che lei riconosce la ciclicità di questi vissuti e il fatto che cambino oggetto nel tempo. Questo è un buon punto di partenza, perché mostra una consapevolezza del funzionamento del problema. Il passo successivo, spesso il più difficile, è iniziare a tollerare il dubbio e il disagio senza rispondere immediatamente con controlli o richieste di rassicurazione, anche se questo inizialmente aumenta l’ansia.

Il fatto che questa sia la sua prima relazione duratura rende tutto ancora più comprensibile: i legami affettivi profondi riattivano inevitabilmente paure legate alla perdita, al giudizio, al fare la scelta giusta , soprattutto in persone che hanno una storia di ansia. Nulla di ciò che scrive indica che lei non ami il suo compagno; piuttosto, indica quanto per lei quella relazione sia importante e quanto tema di rovinarla o di sbagliare.

Se sente di essere stanca di chiedere aiuto, forse può essere utile ripensare non tanto alla quantità di supporto, ma al tipo di lavoro terapeutico: orientarlo sempre di più sul riconoscimento e sulla gestione del funzionamento ossessivo, piuttosto che sulla rassicurazione rispetto ai singoli dubbi. Questo può aiutarla, nel tempo, a recuperare uno spazio di maggiore libertà interna nella relazione, senza doverla continuamente mettere sotto esame.

Un cordiale saluto.

dott. Benedetto Vivona
Ricevo a Trapani e online
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani
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La ringrazio infinitamente per questa risposta dettagliata, mi è stata molto d'aiuto. Le auguro una buona giornata!
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