Storia d’ amore e di salute, chiedo aiuto
Salve, sto soffrendo. 3anni fa, ho incontrato la persona perfetta per me: empatico, sa comunicare, è rispettoso e sensibile, profondo e serio, non tiene mai il muso ma ti sorride dopo una discussione.
Era 1 volta che mi sentivo accettata e amata per come ero; io vivo con mia madre e lui in una casa che è anche il suo posto di lavoro.
Quindi ogni volta che dormivo lì, dovevo andarmene la mattina.
Per pranzo, andava a casa dei suoi genitori.
Gli è stato diagnosticato un tumore, che ho scoperto grazie a un'ecografia che gli ho prenotato e che gli ha salvato la vita.
Stavamo insieme da pochi mesi e volevo stargli accanto a prescindere dall'esito.
Di base è una persona che tende a essere evitante quando sta male.
Con me è stato diverso.
E guarito.
Compro una casa sua ma per 2, Parlava di figli.
Allo stesso tempo, il giorno dopo, mi parlò in lacrime, chiedendomi di impegnarmi a superare alcune mie mancanze (avevo iniziato a guidare da poco, sono insicura su questioni pratiche, sono sbadata, e non sono molto attiva in casa).
Promisi che mi sarei impegnata.
Sembrava che stesse facendo una scelta di vita dalla quale non poteva più tirarsi indietro, e mi sembrò forzata, invece di essere felice, piangeva.
Ha detto che era perché era abituato a stare da solo, e che era una scelta che lo turbava.
E poi mi sono ammalata di qualcosa, che si è rivelato essere una malattia cronica mal curata qui in Italia, quasi sconosciuta.
Ho passato mesi da un medico all'altro, ho perso il lavoro e tutto.
Piangevo tutte le mattine.
Ero cambiata e ho riposto le mie speranze in lui, l'unica persona che mi aiutava davvero.
Dopo mesi, mi ha detto che non provava più gli stessi sentimenti e che per lui era troppo dormire con me tutte le notti.
Mi ha lasciata.
Poi, mi ha chiesto di parlare, concordando sul fatto che forse il sentimento fosse soffocato dall'ansia da caregiver (mi chiede più spazio per vedere se qualcosa si riaccende), ci ho provato: ho ricominciato a guidare, nonostante i problemi, per non essere un peso per lui, cucinavo.
Ho reagito.
Ma la sera, volevo dormire con lui: cercavo di essere indifferente quando mi diceva di voler stare solo, ma spesso lo facevo sent in colpa.
Sia perché non avevo conferme da parte sua (faceva l'amore meno, non parlava più di convivenza e diceva di "RESISTERE), sia perché mi sentivo male, e le sue braccia erano la mia unica fonte di serenità.
Di recente avevo davvero bisogno di un "Ti amo".
Non di un "Sono stanco dopo il lavoro, ma puoi venire se vuoi".
Mi sentivo un peso.
Si era creato un circolo vizioso in cui io avevo bisogno di conferme e lui si sentiva sotto pressione.
Mi pento di aver tirato fuori questi argomenti, ora saremmo insieme.
Ieri mi ha scritto che si sente sotto pressione, che non è più innamorato e che non voleva vedermi perché avrebbe ceduto.
Nelle ultime settimane portavo sempre a galla quel che mancava.
Il suo dubbio ha attivato il mio attaccamento ansioso.
Chiedendo certezza, ho perso tutto.
Grazie
Era 1 volta che mi sentivo accettata e amata per come ero; io vivo con mia madre e lui in una casa che è anche il suo posto di lavoro.
Quindi ogni volta che dormivo lì, dovevo andarmene la mattina.
Per pranzo, andava a casa dei suoi genitori.
Gli è stato diagnosticato un tumore, che ho scoperto grazie a un'ecografia che gli ho prenotato e che gli ha salvato la vita.
Stavamo insieme da pochi mesi e volevo stargli accanto a prescindere dall'esito.
Di base è una persona che tende a essere evitante quando sta male.
Con me è stato diverso.
E guarito.
Compro una casa sua ma per 2, Parlava di figli.
Allo stesso tempo, il giorno dopo, mi parlò in lacrime, chiedendomi di impegnarmi a superare alcune mie mancanze (avevo iniziato a guidare da poco, sono insicura su questioni pratiche, sono sbadata, e non sono molto attiva in casa).
Promisi che mi sarei impegnata.
Sembrava che stesse facendo una scelta di vita dalla quale non poteva più tirarsi indietro, e mi sembrò forzata, invece di essere felice, piangeva.
Ha detto che era perché era abituato a stare da solo, e che era una scelta che lo turbava.
E poi mi sono ammalata di qualcosa, che si è rivelato essere una malattia cronica mal curata qui in Italia, quasi sconosciuta.
Ho passato mesi da un medico all'altro, ho perso il lavoro e tutto.
Piangevo tutte le mattine.
Ero cambiata e ho riposto le mie speranze in lui, l'unica persona che mi aiutava davvero.
Dopo mesi, mi ha detto che non provava più gli stessi sentimenti e che per lui era troppo dormire con me tutte le notti.
Mi ha lasciata.
Poi, mi ha chiesto di parlare, concordando sul fatto che forse il sentimento fosse soffocato dall'ansia da caregiver (mi chiede più spazio per vedere se qualcosa si riaccende), ci ho provato: ho ricominciato a guidare, nonostante i problemi, per non essere un peso per lui, cucinavo.
Ho reagito.
Ma la sera, volevo dormire con lui: cercavo di essere indifferente quando mi diceva di voler stare solo, ma spesso lo facevo sent in colpa.
Sia perché non avevo conferme da parte sua (faceva l'amore meno, non parlava più di convivenza e diceva di "RESISTERE), sia perché mi sentivo male, e le sue braccia erano la mia unica fonte di serenità.
Di recente avevo davvero bisogno di un "Ti amo".
Non di un "Sono stanco dopo il lavoro, ma puoi venire se vuoi".
Mi sentivo un peso.
Si era creato un circolo vizioso in cui io avevo bisogno di conferme e lui si sentiva sotto pressione.
Mi pento di aver tirato fuori questi argomenti, ora saremmo insieme.
Ieri mi ha scritto che si sente sotto pressione, che non è più innamorato e che non voleva vedermi perché avrebbe ceduto.
Nelle ultime settimane portavo sempre a galla quel che mancava.
Il suo dubbio ha attivato il mio attaccamento ansioso.
Chiedendo certezza, ho perso tutto.
Grazie
Gentile utente,
leggendo tutte le sue richieste possiamo ravvisare un copione che si ripete: lei inizia una storia d'amore, poi si abbandona ad una serie di "debolezze". Da lontano non possiamo sapere se siano malattie o vizi, anche perché lei non chiarisce se abbia ricevuto o meno una diagnosi clinica.
I fatti che ci racconta dicono questo:
- oltre la mezza età lei vive ancora con la mamma, in casa della quale anche durante la relazione precedente cercava rifugio e conforto;
- potrebbe guidare ma non vuole e si fa accompagnare in giro dal partner;
- quando ha scoperto una malattia cronica si è disperata e ha perso il lavoro;
- si definisce "insicura su questioni pratiche, sono sbadata, e non sono molto attiva in casa", e di tutto questo viene pregata dall'attuale partner di emendarsi, ma per parte sua si limita a promettere che si impegnerà a farlo. Ma quando: da grande?
Insomma lei cede in molte circostanze a stati di infantilismo e di mancanza di autonomia, e trasforma il partner in un caregiver.
Dice di aver bisogno dei suoi abbracci salvifici, del suo amore che dovrebbe accettarla "per come lei è", e non si accorge che continua a restare in un ruolo non adulto, al punto che chiede ansiosamente conferme e rassicurazioni più consone ad un bimbo che viene accompagnato all'asilo che ad una donna più che adulta.
Le frasi finali della sua email spiegano benissimo quello che è successo: quest'uomo, probabilmente solidale e accogliente per natura, non ha voluto però trasformarsi in una madre, o peggio in un curante.
Se lei ci scrivesse quali sono i suoi problemi, e se sono reali o frutto di cattive abitudini, potremmo partire da qui per aiutarla:
- a vedere con chiarezza quello che si è usurato nella sua relazione;
- quali sono i suoi atteggiamenti non compatibili con una relazione;
- come evitare per il futuro di ripetere gli stessi errori.
Buone cose.
leggendo tutte le sue richieste possiamo ravvisare un copione che si ripete: lei inizia una storia d'amore, poi si abbandona ad una serie di "debolezze". Da lontano non possiamo sapere se siano malattie o vizi, anche perché lei non chiarisce se abbia ricevuto o meno una diagnosi clinica.
I fatti che ci racconta dicono questo:
- oltre la mezza età lei vive ancora con la mamma, in casa della quale anche durante la relazione precedente cercava rifugio e conforto;
- potrebbe guidare ma non vuole e si fa accompagnare in giro dal partner;
- quando ha scoperto una malattia cronica si è disperata e ha perso il lavoro;
- si definisce "insicura su questioni pratiche, sono sbadata, e non sono molto attiva in casa", e di tutto questo viene pregata dall'attuale partner di emendarsi, ma per parte sua si limita a promettere che si impegnerà a farlo. Ma quando: da grande?
Insomma lei cede in molte circostanze a stati di infantilismo e di mancanza di autonomia, e trasforma il partner in un caregiver.
Dice di aver bisogno dei suoi abbracci salvifici, del suo amore che dovrebbe accettarla "per come lei è", e non si accorge che continua a restare in un ruolo non adulto, al punto che chiede ansiosamente conferme e rassicurazioni più consone ad un bimbo che viene accompagnato all'asilo che ad una donna più che adulta.
Le frasi finali della sua email spiegano benissimo quello che è successo: quest'uomo, probabilmente solidale e accogliente per natura, non ha voluto però trasformarsi in una madre, o peggio in un curante.
Se lei ci scrivesse quali sono i suoi problemi, e se sono reali o frutto di cattive abitudini, potremmo partire da qui per aiutarla:
- a vedere con chiarezza quello che si è usurato nella sua relazione;
- quali sono i suoi atteggiamenti non compatibili con una relazione;
- come evitare per il futuro di ripetere gli stessi errori.
Buone cose.
Prof.ssa Anna Potenza
Riceve in presenza e online
Primo consulto gratuito inviando documento d'identità a: gairos1971@gmail.com
👍🏻Il Dr. Bruno concorda con la risposta.
Questo consulto ha ricevuto 1 risposte e 16 visite dal 02/06/2026.
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