Fenomeni da sospensione

Salve a tutti i dottori.
Sto facendo una cura psichiatra per la depressione da 4 anni, dove ho cambiato dei farmaci più volte per effetti collaterali oppure perchè non erano particolarmente efficaci.
Vorrei avere delle informazioni inerente al cosiddetto "kindling".
In questo articolo, si discute di un fenomeno particolare: praticamente quando si sospende il farmaco in maniera brusca e si hanno più volte fenomeni da sospensione, quest'ultimi diventano sempre più gravi.
Inoltre, di seguito il link, l'articolo cita che ci possono essere diversi scenari quando si reintroduce il farmaco per fare rientrare questi sintomi da cattiva sospensione: o il quadro migliora o addirittura peggiora.
Ecco nel primo caso, l'autore afferma che si tratta di astinenza, nel secondo invece, si tratta di kindling, dove, per risolvere il problema, bisogna introdurre una piccola dose del farmaco che ha dato "astinenza".
Inoltre, vorrei aggiungere questo ulteriore scenario.
Sostanzialmente, quando le medicine vengono sospese in maniera non corretta, possono sopraggiungere tre fenomeni, escludendo fenomeni neutri o positivi, mi soffermo solo su quelli problematici: assuefazione, kindling e ricaduta.
Ora, la mia domanda è questa: visto che sono una persona che non crede a priori agli articoli che legge, volevo sapere da professionisti, la situazione reale nella clinica di questo fenomeno del kindling, se è provato che esista oppure no e come si fa a distinguere astinenza, ricaduta o kindling (se esiste).
Infine, quali sono le soluzioni per arginare ogni fenomeno di questo tipo?
(Ovvio che non voglio fare fai da te, farò sempre riferimento al mio specialista). Il link è questo: https: //mad-in-italy. com/2026/01/kindling-questo-sconosciuto-alla-psichiatria/#
Mi congedo
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 47.3k 1k
Non credo abbia capito i concetti principali da come li ricapitola.
Se si sospende un medicinale in maniera rapida o brusca rispetto ad una avvenuta assuefazione, ci possono essere sintomi da sospensione. Questi persistono per periodi più o meno protratti e poi si estinguono. Se si riassume, in corso di astinenza, una dose del farmaco che ha prodotto l'assuefazione (non l'astinenza, l'astinenza è prodotta dall'interruzione dell'assunzione in un soggetto assuefatto), allora si alleviano o risolvono i sintomi, e questa dose sarà minore se l'astinenza si è ormai svolta da ore o giorni (questo è variabile). Se si è svolta completamente, la persona diventa sensibile al farmaco come all'inizio, quindi una dose minima produce un effetto netto minimo, a partire da astinenza zero e assuefazione zero.
A volte ci sono astinenze prolungate in cui è come se non tornasse mai a posto il sistema, ma questo accade quando l'esposizione è avvenuta a certi tipi di sostanze, come alcune droghe e in certe modalità. In questi casi c'è una sensibilizzazione a certi sintomi che possono prodursi spontaneamente, nonostante l'astonenza si sia svolta, perché il cervello ha come sviluppato, sotto sollecitazione ripetuta, la capacità di farli da solo, fuori dall'astinenza. Di solito ad esempio tossicodipendenti che si sono fatti astinenze ripetute diventano poi suscettibili a sintomi che sembrano quelli d'astinenza ma vengono fuori dall'astinenza.
Ci si può sensibilizzare anche agli effetti diretti indotti da un farmaco, quindi non quando lo si toglie, ma quando lo si dà. E questa senesibilizzazione avviene tramite il cosiddetto kindking, o anche tramite quello, e risulta in una cosiddetta tolleranza inversa (ovvero più si è preso un farmaco , più si diventa sensibili ad esso ogni volta che lo si inizia).

L'articolo dice che nel mettere e togliere i farmaci si può equivocare l'astinenza col peggioramento, e conseguentemente alla fine produrre una sollecitazione ripetuta.
Personalmente a me sembra che la questione sia opposta, che quel che non sia chiaro è il peggioramento in corso di astinenza spesso anticipa e denota una precarietà del disturbo, e quindi è indicativo di una ripresa dei meccanismi che hanno portato a introdurre il farmaco.
A volte queste questioni durano all'infinito su riduzioni di una goccia al mese, faccio per dire, con la convinzionec he si tratti di astinenza protratta.

Se chiarisce nel suo caso di quale farmaco parliamo, si capsice meglio quale è il caso.

Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it
Libri: https://www.amazon.it/s?k=matteo+pacini

Segnala un abuso allo Staff
Risposta utile