Incontinenza urinaria da urgenza e biofeedback

Dr. Andrea MilitelloData pubblicazione: 19 novembre 2014

L’incontinenza da urgenza  è maggiormente rappresentata tra le donne anziane. Le terapie proposte purtroppo non hanno portato miglioramenti sostanziali negli ultimi 40 anni , con un raggiungimento di risultati, valutabili in "vescica asciutta", nel 20% delle pazienti.

Tutte le principali organizzazioni nazionali ed internazionali raccomandano l’uso del biofeedback come primo passo terapeutico,  dal momento che può già di per se avere ottimo successo e di contro non presentare gli effetti collaterali della terapia farmacologica.

Malgrado ciò tale metodica  è sicuramente sottoutilizzata, poiché richiede un lavoro sicuramente più impegnativo, sia organizzativo che di manodopera.

Sarebbe allora più giusto e utile poter riconoscere, con esami strumentali, quali pazienti  affette da urge incontinence si gioverebbero del trattamento di biofeedback.

Questo studio , che ha coinvolto 649 donne affette da urge incontinence ha portato a delle chiare conclusioni.

Si è  evidenziato come l’incontinenza da vescica iperattiva di grado severo sia poco rispondente al  biofeedback .  Un riduzione della iperattività ha permesso però di ottenere ottimi risultati anche con tale metodica in vesciche neurologiche iperattive che avrebbero dovuto altrimenti  subire trattamenti farmacologici molto più aggressivi

 

 

Pages IH, et al. Comparative analysis of biofeedback and physical therapy for treatment of urinary stress incontinence in women. Am J Phys Med Rehabil 2011;80(7):494-502.


Read more: http://www.netdoctor.co.uk/womenshealth/sui/biofeedback_005169.htm#ixzz3JYFI4I6

Autore

andrea.militello
Dr. Andrea Militello Urologo, Andrologo, Patologo della riproduzione, Sessuologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1991 presso Università La Sapienza di Roma.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Roma tesserino n° 43740.

1 commenti

#1
Utente 272XXX
Utente 272XXX

Like most scientific articles relating the results of trials, the conclusions seem to be pointing in opposite directions. The layman cannot but be terribly confused and forgiven for thinking that trying biofeedback, anything else, or doing nothing at all will lead to the same, disappointing results.

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