Medici europei arruolati dall’ISIS

Dr. Gino Alessandro ScaleseData pubblicazione: 31 marzo 2015

"Sono almeno 60 i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari europei, partiti per la Siria per aderire allo Stato islamico".

E’ quanto riferito da Foad Aodi presidente dell'Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e della Comunità del mondo arabo in Italia (Co.Mai) in una rassegna stampa del 25 marzo 2015 e pubblicata su Adnkronos Salute.

Per fortuna gli arruolamenti sono diretti soprattutto alla cura e non per scopi terroristici. I medici sono figure ritenute molto importanti per l’ISIS (Sato Islamico di Iraq e Siria), rispettati e venerati anche se di origine europea e mai nessuno prenderebbe in considerazione atti violenti contro questa categoria.

L’obiettivo è quello di fornire servizi socio sanitari di alto livello attualmente inesistenti sul territorio. I più richiesti sono gli anestesisti, i chirurgi e le ginecologhe. Richiesti anche i fisioterapisti per la riabilitazione di soldati che hanno subito amputazioni durante azioni od esercitazioni di guerriglia. La maggior parte dei medici sono originari di Francia, Inghilterra e Belgio ai quali vengono proposti lauti compensi. Di recente si è anche avuta notizia che l’ISIS stia corteggiando in Italia ed in Palestina studenti agli ultimi anni di medicina o neolaureati, fra i quali ci sono alcuni di origini Tunisina ad oggi irrintracciabili.

La migrazione di sanitari verso la Siria sembra essere un fenomeno molto più ampio di quello accertato.

Cosa può spingere medici, infermieri, fisioterapisti ed operatori sanitari a recarsi in Siria a rischio della propria vita? Sarà l’effetto della crisi e la speranza di lauti guadagni?

Difficile dare una risposta sensata a queste domande.

P.S.: Leggendo questa notizia mi è ritornata in mente una proposta di qualche anno fa del mio ex Direttore Vincenzo Disanto che mi disse: “Prepara il passaporto che andiamo ad insegnare la laparoscopia in Siria” ed io accettai con entusiasmo. Ora, riflettendo, per mia fortuna non se ne fece più nulla perché qualche giorno prima della partenza ci fu un attentato dinamitardo presso un albergo di Damasco e fu dichiarato lo stato di allerta per le partenze dirette in Siria. Chissà come sarebbe andata a finire!

Autore

ginoalessandroscalese
Dr. Gino Alessandro Scalese Urologo, Andrologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1997 presso Università degli Studi di Bari.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Bari tesserino n° 11376.

19 commenti

#1
Ex utente
Ex utente

Molto interessante.. Comunque l'idea di andare ad insegnare laparoscopia in Siria non sarebbe stata male. Non credo che i medici vengano anche solo sfiorati in quei paesi.. Gli servono come il pane.
Buona giornata

#3
Ex utente
Ex utente

Penso di si, ma dentro una bara :D Scherzi a parte effettivamente non credo che lascerebbero andare i medici.. anche perche non penso che ci sia questo grande afflusso..

#5
Ex utente
Ex utente

Ma con quale modalità è stato possibile verificare questo afflusso? Almeno per quanto riguarda i medici europei.

#12
Dr.ssa Franca Scapellato
Dr.ssa Franca Scapellato

Ivanoe è stato molto esauriente, ma aggiungo un paio di particolari: in Siria nelle zone di guerra si arriva clandestinamente, e una volta lì è vero che si viene pagati bene, ma per cosa? Per curare i tagliatori di teste e i torturatori, e vabbé, per occuparsi delle loro donne o di quelle non esseri umani, perché non musulmane, nei bordelli per i miliziani? E se chiedono di tagliare qualche mano, secondo la legge islamica? Di torturare un nemico? Come si fa a dire di no? Che fai, ti licenzi? Vai dai sindacati?
Se non ci sono né Medici senza frontiere né Amnesty international in quelle zone ci sarà un motivo.
Per me va bene se i commenti vengono resi pubblici.

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