Utente 115XXX
Buonasera!
Il 6 maggio, a seguito di un trauma distorsivo alla caviglia sinistra, riportato durante un allenamento di pallavolo, mi sono recata al pronto soccorso, in quanto la caviglia presentava tumefazione perimalleolare esterna. Dopo aver riscontrato, grazie all'RX, che a livello osseo non vi erano lesioni, mi è stata applicata una fasciatura alla colla di zinco. Dopo 10 giorni mi sono recata alla visita di controllo, dove mi è stato rimosso il bendaggio. La tumefazione e il gonfiore persistevano e si evidenziava dolore alla pressione lungo il LPAP e LPC. Mi è stato consigliato di eseguire una RMN e di portare tutore tipo aircast.
Il 19/05/2009 mi sono sottoposta a risonanza magnetica. Riporto di seguito indicazioni tratte dal referto:
Indagine eseguita mediante sequenze SE e TSE T1/T2w, TIRM sui tre piani dello spazio.
Il legamento PAA si presenta disomogeneo nel segnale per interessamento traumatico-distrattivo di III grado.
Minima disomogeneità del segnale del legamento peroneo-calcaneare per interessamento traumatico distrattivo di I grado, comunque continuo ed inserito.
Nei limiti per segnale il PAP ed il legamento deltoideo.
Non significative distensioni fluide delle guaine dei tendini flessori ed estensori, fatta eccezione per il flessore comune dell'alluce. Concomita abbondante versamento intrarticolare nel recesso tibio-astragalico anteriore ed in sede posteriore.
Nei limiti il seno del tarso.
Non alterazioni focali di segnale a carico dei segmenti ossei in esame, fatta eccezione per segni di sovraccarico compartimentale dell'articolazione sottoastragalica posteriore.

Mi è stato fatto divieto, ancora per alcuni giorni, di caricare il piede.
Per lesioni simili alle mie, e soprattutto alla mia età (26 anni), mi è stato detto che non è necessario ricorrere ad un intervento chirurgico, in quanto una buona riabilitazione porta a risultati soddisfacenti. Ora mi chiedo, con esercizi opportuni di fisioterapia la mia caviglia tornerà stabile come un tempo?
A fine agosto, quando riprenderò la stagione sportiva quali saranno le mie condizioni? Avrò poi bisogno di proteggere la caviglia con un tutore? Per quanto tempo dovrò praticare esercizi di fisioterapia?

RingraziandoVi per l'attenzione prestatami, Vi porgo cordiali saluti.

[#1]  
89182

Cancellato nel 2013
Appare evidente che a 10 giorni dal trauma la caviglia sia ancora gonfia in quanto il processo riparativo è ancora in corso (sembra che madre Natura impieghi 20-25 giorni a riparare le lesioni legamentose).
L'esecuzione di una RMN non può dare altro che l'esito che ha dato in quanto praticamente tutte le distorsioni della caviglia in supinazione appena più che modeste danno la lesione di quei legamenti.
La diagnosi non si fa con la RMN ma con la visita.
Il carico non va abolito in quanto non vi sono rischi di instabilità e la rieducazione diventerebbe più lunga.
Si carica secondo il dolore all'appoggio.
Solitamente la riparazione è buona e non vi sono reliquati di sorta.
Solo per chi fa attività sportiva è necesaria una rieducazione della caviglia dal punto di vista propriocettivo, cioè va recuperata la sensibilità all'appoggio su terreno irregolare o all'appoggio fuori asse.

[#2]  
Dr. Carlo De Michele

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Pur condividendo in pieno quanto suggerito dal collega, da ex giocatore di pallavolo le consiglio di chiedere il parere anche di un Medico dello Sport che certamente le saprà consigliare un programma di riabilitazione specifico, poichè nel volley la stabilità delle caviglie è fondamentale.
Cordiali saluti
dr. Carlo de Michele
Medico Internista
Spec in Medicina dello Sport
Medicina Manuale Osteopatica

[#3]  
89182

Cancellato nel 2013
Certamente d'accordo con il collega de Michele.

[#4] dopo  
Utente 115XXX

Grazie mille per gli utili consigli. Dopo essermi sottoposta a circa 25 sedute di fisioterapia, dove mi praticavano ultrasuoni, mobilizzazione e svolgevo esercizi per la propriocettività; la flessione plantare risulta ancora limitata e con dolore alla palpazione. Di conseguenza, mi sono sottoposta alla RM.

Di seguito il referto:
"Non lesioni focali ossee in atto nè traumatico fratturative ossee, pur apprezzandosi modesta sofferenza iperemica delle limitanti articolari dell'articolazione di Chopart, con rapporti intrarticolari congrui senza evidenti sublussazioni.
Ispessimento e inomogeneità strutturale con fascicolatura entesico peroneale del legamento peroneo-astragalico anteriore e peroneo calcaneare in esiti lesivi parziali 2° e parziale scollamento periostale peroneale ma senza totale avulsione nè perdita della funzione.
Mantenuto il mortaio tibiale peroneale e lo spessore del panno condrale periastragalico, con versamento sinovitico intrarticolare che distende il recesso retroastragalico.
Screzio fluido nel seno del tarso ma senza lesioni occupanti spazio.
Aspetto edematoso del retinacolo dei peroneali senza franche discontinuità.
Tenosinovite di medio grado dei peroneali breve e lungo e di basso grado del tibiale posteriore, del flessore delle dita e flessore lungo dell'alluce, senza interessamenti lesivi.
Restanti reperti nei limiti per età."

Consigli?
Grazie

[#5]  
89182

Cancellato nel 2013
Come ribadito più volte i referti di R.M.N. sono fatti apposta per complicare piuttosto che facilitare la soluzione dei problemi.
L'errore di base è attribuire a ogni riga del referto una valenza tale da suggerire una soluzione praticabile.
Questo referto è compatibile con ogni esito di distorsione della caviglia "normale" e quello che c'è scritto potrebbe essere detto a voce da ogni ortopedico con buona esperienza.
In sostanza con questo referto si evidenzia un aspetto ancora non stabilizzato del processo riparativo senza alcun elemento di preoccupazione. Questo vuol dire che è indispensabile scindere l'aspetto guarigione dall'aspetto tecnologico della pretesa di leggere un referto che dica che sei guarito.
In sostanza voglio dire che sei guarito quando lo sei e non quando lo dice un referto e sei malato quando lo sei e non quando lo dice un referto.
Si metta tranquillo, faccia la sua tranquilla rieducazione senza mete temporali precise perchè l'ansia di guarigione prolunga il tempo di guarigione, è documentato.
Quanto detto ha una base pratico-filosofica ma, mi creda, ha precisi fondamenti di esperienza vissuta.
Forse non le sono stato utile ma questo è il mio pensiero e faccio l'ortopedico da 34 anni.