Utente 413XXX
Salve Egregi Dottori

sto apprendendo un tecnica di meditazione che potrà essermi molto – molto – molto utile (diciamo pure che potrebbe farmi vivere . . . . . . . . )

il problema è che è questo esercizio meditativo non deve essere praticato nelle due ore successive al pranzo perché riduce il metabolismo per cui la digestione può essere rallentata durante la pratica: per questo motivo non si dovrebbe fare l’esercizio dopo mangiato!

Io però purtroppo posso praticare questa meditazione (che, ripeto, per me potrebbe avere un valore inestimabile) solo dopo pranzo, per questo e considerando che io non ho problemi di digestione, domando:
che problemi potrebbe darmi se la pratico a stomaco pieno?
Invece di digerire in 3 ore digerirò in 4 ore (e in questo caso per me non ha nessuna importanza)

Oppure

la “riduzione del metabolismo” che questa tecnica meditava porta può essere qualcosa di più serio per la salute ? nel senso che potrebbe “sballarmi” il metabolismo in maniera perenne con conseguenze più gravi di una semplice digestione rallentata?

ps: ed allora gli operai edili che dopo pranzo riprendono a lavorare a stomaco pieno?

Grazie per il cortese consulto
Cordialità e buona estate

ps2: la meditazione ha una durata di soli 15 - 20 minuti! non sarebbe più dannoso per la mia digestione o per il mio metabolismo non farla ? e quindi spianare la strada al mio enorme stress psicoligico !?!?!?!

[#1] dopo  
20563

Cancellato nel 2010
I suoi istruttori le sconsigliano la pratica a stomaco pieno, perche' in realta' e' il metabolismo che rallenta la meditazione e non perche' la meditazione rallenti il metabolismo. (*)

Se lei medita dopo mangiato, sedendosi immobile e respirando alla minima proprio nel momento in cui l'organismo sta mandando il sangue all'intestino e al fegato per estrarre zucchero dai cibi e farne la prima trasformazione ossidativa, questa attivita' metabolica di basso livello "avra' la meglio" su ogni altra ed estrarra' dal sangue il poco ossigeno che c'e'.

Chi ne fara' le spese sara' il cervello, che andra' incontro a un abbiocco poderoso e alla meditazione sostituira' una piu' volgare pennichella.

Pratica legittima e ammessa gia' dalla Scuola Salernitana (tu post prandium vel dormiebis, vel lento pede deambulabis), ma deludente per chi invece si era prefisso di trarre beneficio dal governo cosciente dei propri pensieri.



(*) nel vecchio metabolismo basale si misurava la quantita' di ossigeno consumata dal paziente immobile nell'unita' di tempo. Tale consumo dipendeva dalla tiroide, dallo stato alimentare, dalla circolazione ecc. che facevano funzionare piu' o meno tanto certi enzimi ossidativi.

Anche chi medita se ne sta piu' o meno immobile e quindi respira poco e consuma poco ossigeno. Ma attenti a non cadere nel falso sillogismo: chi consumava poco ossigeno e' perche' aveva gli enzimi pigri. Chi medita consuma poco ossigeno. Dunque la meditazione impigrisce gli enzimi. Errore! Meditazione e ipometabolismo condividono il fenomeno di consumare poco ossigeno, ma una non causa l'altro.




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