Utente 280XXX
Mio genero é stato colpito da una emoragia celebrale circa due mesi fa ...é appena stato dimesso dall ospedale ma la gamba e il braccio sono ancora paralizzate, i medici gli hanno consigliato di non riprendere il lavoro ( presso una ditta privata) per almeno un anno . Chiedo ..dovrá stare agli arresti domiciliari per un anno? Giá sta andando in depressione poi se dovrá stare perennemente in casa a guardare il muro per un anno, per aspettare il medico fiscale temo peggiorerá. Abbiamo chiesto ai medici dell ospedale, al suo medico di fiducia e all INPS , ma nessuno ci sa dire nulla, qualcuno ci ha consigliato di scrivere ai giornali ... Ma possibile che nessuno sappia se é possibile avere una esenzione dalla visita? Oppure se ci si puó recare di persona alla visita e poi vivere in santa pace per almeno un mese? A chi ci possiamo rivolgere? La cosa ci impensierisce molto anche perché abita in una villetta a due piani e lui potrebbe stare solo al piano superiore essendoci un bagno solo al piano superiore, ma se arriva la visita medica e lui é solo in casa come fa a scendere per andargli ad aprire ? Deve stare in casa anche la moglie smettendo di lavorare per poter andare ad aprire al medico ? Per un anno ? Grazie se vorrete rispondermi
Marina

[#1] dopo  
Dr. Nicola Mascotti

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Spett.le Utente,

la reperibilità domiciliare per le visite fiscali è un obbligo contrattuale, dal quale i lavoratori dipendenti di aziende private non possono essere esentati.
Si tratta di controlli non vessatori, ma finalizzati a verificare lo stato di salute del lavoratore assente per malattia, che tra l'altro vengono effettuati in fasce orarie abbastanza ristrette (dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, per tutti i giorni, compresi i festivi).

Per il problema logistico dell'apertura della porta, esistono sistemi di apriporta a distanza o citofoni, che consentono di ottemperare all'accesso del medico fiscale, e che tra l'altro a mio parere, se l'ammalato è solo in casa, sarebbe opportuno venissero installati nell'abitazione, soprattutto per poter intervenire d'urgenza in caso di necessità.

Piuttosto, mi permetto di consigliarVi di consultare un Ente di Patronato, in quanto l'assenza dal lavoro per malattia per oltre 180 giorni consecutivi comporta il superamento del cosiddetto "periodo di comporto", il che potrebbe comportare la risoluzione del rapporto di lavoro.

Distinti Saluti.
Nicola Mascotti,M.D.

[Si prega di non richiedere valutazioni o stime del grado di invalidità]