Utente 181XXX
Buon giorno
Mio marito,52 anni,ha subito nel mese di giugno un intervento di cistectomia radicale con ureteroileocutaneostomia sec. Bricker + linfoadenectomia iliaca otturatoria bilaterale paracavale.
Ha eseguito 4 cicli chemioterapici secondo lo schema CDDP cisplatino, previsti ancora 2 cicli.
Diagnosi carcinoma diffuso ulcerato scarsamente differenziato neuroendocrino a piccole cellule della vescica con estesa infiltrazione della parete a tutto spessore e del connettivo adiposo perivescicale G3 pT3aN3.
Soffre di dolori nella zona inguinale anale natica e gambe che si ripresentano tra brevi pause, provocando dolori formicolii alle gambe,difficoltà nel camminare, che rende impossibile fare una vita normale e un po’ di movimento per ridare tono alla muscolatura dopo tanti mesi di inattività (è sempre stata una persona sportiva),nei pochi giorni in cui si sente bene tra un ciclo e l’altro. Questo dolore è stato avvertito la prima volta 2 0 3 mesi prima dell’intervento, quando non avevamo idea della sua malattia, passato nel giro di 3 giorni, senza farmaci, dopo un massaggio.
Assume contramal per controllare i dolori post operatori al basso addome e muscoril per questo dolore simile a sciatalgia che pare funzionare poco.
Dopo un mese dall’intervento e appena prima di inziare la chemio è stato sottoposto a PET con esito:
Non accumuli patologici di tracciante in corrispondenza del distretto cervico-cefalico.
Non anormalità focali a livello del parenchima polmonare e in ambito linfonodale ilo-mediastinico.
2 focalità rispettivamente subcentimetrica nel contesto del surrene dx (suv7max 6.9) e di ca un centimetro a livello del surrene sx (suv7max fino a 10)
Adenopatia di ca. 1.5 cm in sede intera orto-cavale all’altezza di L3 suv7max 6.5
La regione pelvica risulta di difficile valutazione in senso oncologico per la presenza di contenuto urinario radioattivo a livello di anse intestinali in esiti di cistectomia. Non appaiono comunque discriminabili anormalità focali di significato patologico.
Non si documentano reperti di significato patologico in ambito scheletrico.
CONCLUSIONI: adenopatia retroperitoneale secondaria nella sede segnalata.
I reperti surrenalici bilaterali risultano sospetti per avere analogo significato.
Compatibilmente con la risoluzione della tecnica (circa 5 mm) non sono stati identificati ulteriori elementi patologici di rilievo nei distretti corporei esaminati.
Nel mese di agosto, dopo una crisi violenta è stato sottoposto a COL.LOM.SACRALE- diagnosi:
rachide in asse sul piano coronale, rettilineizzato su quello sagittale. Non evidenti lesioni a focolaio con carattere di aggressività, non crolli vertebrali.
Riduzione di ampiezza dello spazio discale L5-S1 e artropatia degenerativa intersomatica e interapofisaria dei metameri contigui.
Questo dolore potrebbe essere provocata dallo schiacciamento delle vertebre o essere collegato alla adenopatia retroperitoneale?
Vorrei fare una visita specifica:devo consultare l’ortopedico o piuttosto un neurologo? Un fisioterapista potrebbe essere di aiuto?Ci sono esami più specifici da fare? Meglio muoversi cercando di superare il male o meglio il riposo?
Io cerco di stimolarlo a camminare, ma a questo punto non so se faccio bene visto che quando cammina un po’ di più gli esce subito questo dolore.

Saluto cordialmente.

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Prof. Paolo Campioni

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Non credo che l'adenopatia intercavo aortica, peraltro minima, l'artrosi del rachide o le localizzazioni surrenaliche possano essere in correlazione con la sintomatologia descritta.
Più probabile un rapporto di causa effetto con la malattia di base.
Le consiglio di parlarne al chirurgo che lo ha operato o all'oncologo che lo segue, che potranno meglio valutare il problema, anche alla luce dei dati in loro possesso.
Senza dubbio una RM del rachide lombare può essere utile per escludere eventuali compressioni su radici nervose.
Prof. Paolo Campioni