Rientro al lavoro edile post-ernia L4-S1: tempi e rischi?
Salve poco più di un mese fa ho subito un intervento l4 S1 per una grossa ernia esplosa dopo essere stato per 3 anni con delle scosse fisse nn mi ero mai controllato continuavo a lavorare e non prendevo nulla per il dolore lo sopportavo fino a quando un giorno e diventato insopportabile lancinante con scosse fortissime mi impediva di guidare dormire mangiare seduto zoppicavo fisso in più mi si era intorpidito tutto il piede fino a quasi tutto il polpaccio e iniziavo ad aver difficoltà ad espellere l urina era impossibile convivere con questa atrocità mi recai al ps nessun antidolorifico aveva effetto se non il cortisone ma si riduceva di poco il dolore la neurochirurga mi prescrive la risonanza fatta nel giro di una settimana evidenziava una grossa ernia esplosa il sede l4 S1 con avanzatissimi fenomeni di compressione fui ricoverato e operato dopo 3 giorni ero a un passo dalla cauda equina tutto e andato bene gran parte dei dolori e scosse sono andati via mi e rimasto un residuo dolore al polpaccio al tatto.
A breve ho la visita di controllo nel mentre vorrei sapere un parere quanto bisogna aspettare x tornare a fare lavori pesanti come il mio??
?
sono operaio edile ho il terrore delle recidive ora sto molto meglio ma mi sento debole ancora nelle gambe e schiena i nervi saranno ancora infiammati da tutto il tempo che sono stato senza farmi controllare
A breve ho la visita di controllo nel mentre vorrei sapere un parere quanto bisogna aspettare x tornare a fare lavori pesanti come il mio??
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sono operaio edile ho il terrore delle recidive ora sto molto meglio ma mi sento debole ancora nelle gambe e schiena i nervi saranno ancora infiammati da tutto il tempo che sono stato senza farmi controllare
Molto influenza il tipo di tecnica chirurgica impiegata nel corso dell'intervento.
La tecnica mininvasiva è la meno aggressiva e quindi ben può essere quella che richiede una minore attenzione nel periodo di recupero post-operatorio. Quella maxinvasiva (flavectomia, laminectomia, allargamento dei neuroforami, discectomia, stabilizzazione con materiale metallico, cage intersomatica...) richiede un tempo di recupero notevolmente superiore.
A ciò si aggiunge la modalità di insorgenza dei disturbi (tutto ad un tratto, durata dei deficit/dolori...).
In linea di massima, un operato spinale che ha rischiato la sindrome della cauda equina sarebbe meglio che cercasse un'occupazione meno impegnativa sul piano fisico.
Il Suo Neurochirurgo, alle varie visite di controllo, potrà soppesare l'attuale situazione clinica ed essere più specifico di quanto si possa essere con un consulto on-line.
Cordialità.
La tecnica mininvasiva è la meno aggressiva e quindi ben può essere quella che richiede una minore attenzione nel periodo di recupero post-operatorio. Quella maxinvasiva (flavectomia, laminectomia, allargamento dei neuroforami, discectomia, stabilizzazione con materiale metallico, cage intersomatica...) richiede un tempo di recupero notevolmente superiore.
A ciò si aggiunge la modalità di insorgenza dei disturbi (tutto ad un tratto, durata dei deficit/dolori...).
In linea di massima, un operato spinale che ha rischiato la sindrome della cauda equina sarebbe meglio che cercasse un'occupazione meno impegnativa sul piano fisico.
Il Suo Neurochirurgo, alle varie visite di controllo, potrà soppesare l'attuale situazione clinica ed essere più specifico di quanto si possa essere con un consulto on-line.
Cordialità.
Dr. Della Corte: vincenzodellacortemi@libero.it
Case di Cura: La Madonnina Milano-02/50030013
Le Betulle Appiano Gentile (Co) 031/973311
Questo consulto ha ricevuto 1 risposte e 2 visite dal 12/01/2026.
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