Ernia l4-l5 e l5-s1

Un amico trentenne, da oltre due anni, e' affetto dalle due ernie in oggetto. Ha perso e continua a perdere sensibilita' e forza dal polpaccio sinistro in giu', oltre ai fortissimi dolori locali. Non riesce piu' a stare seduto ne' sdraiato, solo in piedi ha un leggero miglioramento dei sintomi e dei dolori. Ha visitato almeno 5 tra neurologi e neurochirurghi, anche "rinomati" ma il verdetto quasi unanime e' stato quello che "non serve operare", sia per quasi sicure recidive, sia perche' dicono che il danno non e' cosi' esteso. Il problema e' che i sintomi si acuiscono ogni giorno di piu' e quindi, diventa anche un discorso "psicologico" in quanto il soggetto non potendo piu' svolgere alcuna attivita' sportiva o ludica e dovendo addirittura disertare il lavoro frequentemente, si sta chiudendo in se stesso, rassegnato ad una fine imminente e meschina. Mi domando cosa si possa fare e se, veramente, esistano casi in cui non si possa operare. Il fatto singolare e' che dopo il primo episodio, avvenuto negli USA dove si trovava per lavoro due anni or sono, un neurologo americano, effettuata una EMG, gli ha suggerito di tornare immediatamente a casa per farsi operare. Mi rendo conto che, senza vedere la RNM o la TAC non possiate dare una risposta mirata, ma vi domando se e' possibile che un soggetto di 30 anni possa essere definito "non operabile" o non possa, semplicemente, essersi rivolto a specialisti che non sono all'altezza di un intervento forse piu' complesso di quanto si potessero aspettare. Grazie.
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Prof. Paolo Perrini Neurochirurgo 817 37
Gentile Utente,

credo che i medici che hanno visitato il paziente non hanno posto indicazione chirurgica, ovvero ritengono che il paziente in questione non sia da operare e non che sia inoperabile.
Detto questo è chiaro che senza vedere gli esami eseguiti e senza visitare il paziente non è possibile stabilire le motivazioni che hanno spinto tali medici a questa conclusione.
Cordiali saluti,

Dr Paolo Perrini
Neurochirurgia Universitaria,
Ospedale "Santa Chiara", Pisa.
perrinipaolo@hotmail.com
www.perrinipaolo.com

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dopo
Attivo dal 2010 al 2010
Ex utente
Forse mi sono spiegato male! Ho scritto "inoperabile" in quanto ritengono che una eventuale operazione non porti giovamenti e/o possa causare danni peggiori. Non capisco la sua definizione "non sia da operare": mi sembra che costringere una persona attiva di 30 anni ad una vita da paralitico e se non ci sono serie controindicazioni non abbia senso se non, appunto, per l'impossibilita' tecnica di effettuare l'intervento.
Quello che speravo di sapere dal vostro sito e' se esiste in Italia una sorta di "centro di eccellenza" dove si trattino anche casi particolarmente difficili, acclarato che il percorso medico di famiglia -> specialista ASL -> specialista "esperto" e' miseramente fallito.
Non dimentichiamo che il primo neurochirurgo americano ha sentenziato che l'operazione andava fatta con urgenza per evitare danni permanenti e l'intervento non e' stato fatto subito in loco per i noti problemi economici ad affrontare un intervento del genere in USA senza una precedente assicurazione. Il fatto che il vostro collega americano abbia suggerito l'intervento in Italia, fa pensare che questo non fosse spinto dal desiderio di effettuare un intervento con ricco guadagno, ma dalla convinzione che questo fosse realmente indispensabile.
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Prof. Paolo Perrini Neurochirurgo 817 37
Senza visionare gli esami eseguiti e visitare il paziente non è possibile stabilire una indicazione chirurgica. Tanto più che non trascrive nessun referto di esame eseguito.
Il medico che ha visitato il paziente ha ritenuto che non sia da operare nel senso che non ha visto una situazione suscettibile di trattamento chirurgico. Le motivazioni di tale scelta possono essere analizzate solo visitando il paziente e valutando gli esami eseguiti.
Cordiali saluti,
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dopo
Attivo dal 2010 al 2010
Ex utente
Pensavo che su questo forum, *diversi* specialisti leggessero *con attenzione* i problemi dei pazienti ed, eventualmente, proponessero DOVE rivolgersi ed A CHI rivolgersi. Risposte del tipo "Senza visionare gli esami eseguiti e visitare il paziente non è possibile stabilire una indicazione chirurgica" o "Le motivazioni di tale scelta possono essere analizzate solo visitando il paziente e valutando gli esami eseguiti" suonano tanto di cut-and-paste, sono scontate e non c'e' bisogno di un luminare per capirlo! Vedo con grande disappunto che nessuno dice "nel tal centro, si affrontano problemi neurochirurgici piu' complessi della norma". Si parla tanto di Centri di Eccellenza, ma sapere quali e dove sono sembra imposibile. Tutto qui!
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Prof. Paolo Perrini Neurochirurgo 817 37
Gentile Utente,

il problema è che lei non riporta nessun dato utile per stabilire una indicazione chirurgica. Per leggere con "attenzione" i problemi dei pazienti", questi devono essere descritti in dettaglio e con cura. Lei non trascrive nessun referto radiologico, non indica il livello delle eventuali ernie, non indica nessun dato scaturito da una visita clinica (presenza o meno di radicolopatia etc).
Tenga conto che le radicolopatie lombari (ovvero la lombosciatalgia e la lombocruralgia) sono i problemi che più comunemente sono affrontati da tutte le neurochirurgie.
Inoltre nella sua città è presente un ottimo reparto di Neurochirurgia che tratta in modo ottimale tale patologie.

Cordialità,
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Prof. Paolo Perrini Neurochirurgo 817 37
Per chiarire ulteriormente, una indicazione chirurgica si fonda sulla precisa sede dell'ernia in relazione alla radice lombare. Per esempio un'ernia L4-L5 mediana difficilmente induce una lombosciatalgia, mentre quando è laterale, anche se di piccole dimensioni può causare una notevole sintomatologia algica.

Cordialità,

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