Utente
Gentili Dottori, sono un impiegato di 55 anni e riporto di seguito il mio caso, con quesito finale.

04/2018 primo episodio di cruralgia gamba sin. dolore forte al quadric. fem. e perdita di forza-ipoestesia fino allo stinco.
Non riesco a collegarci fatto scatenante, salvo l'aver camminato intensamente in quel periodo e si ipotizzava quindi sindrome del piriforme, visto anche dolore al gluteo.

Al P. S. eseguono RX zona lombosacr. che non evidenzia alcunchè di particolare. Si noti che circa 1 mese prima avevo preso una forte botta al coccige ma senza importanti conseguenze percepibili al momento.

Dopo cura iniettiva domic. di Piroxicam e 40 gg di convalescenza riprendo la mia vita normale e il tutto dura fino ai primi di sett.
dello scorso anno, quando-nel fare un lavoretto domestico-avverto (questa volta) una forte fitta appena sopra il gluteo sinistro ed il dolore si irradia alla parte frontale della coscia sinistra.

Dopo terapia iniettiva cortisonica mi riprendo (parzialmente) in circa 10 gg, ma a fine mese accuso nuova fitta simile ma di maggiore intensità e le conseguenze per la gamba sono peggiori: seria ipotrofia quadricipite con successiva caduta a terra per cedimento arto.
Supero la fase acuta con la medesima terapia cortisonica, ma permane ipotrofia e ipoestesia del quadricipite femorale con successivo parziale recupero.

Attualmente la deambulazione è incerta (anche) a causa di ipertonia dei bicipiti fem. e di diffusa rigidezza e dolorabilità nella zona lomb.
Intanto si affaccia forte stato di stress causato anche dalla lunga e incerta fase diagnostica.

La situazione migliora progressivamente e nettamente col movimento, nelle camminate o durante l'attività di cyclette, dove l'arto sinistro riacquista progressivamente "scioltezza" e mostra di ben sopportare anche la pedalata "frenata".

In posizione eretta la coscia torna poi quasi subito ad irrigidirsi e non mostra invece la stessa forza espressa in assenza di carico sulla colonna.
La camminata sui talloni provoca crampi nella zona subito sopra il ginocchio, mentre è ben sopportata sulle punte.

Una Risonanza con mdc nel nov. scorso evidenzia (fra l'altro): "... Perdita della normale concavità posteriore del disco L4-L5, che impronta il sacco durale ed impegna il versante inferiore del forame di coniugazione sinistro.
A tale livello, in sede intra-extraforaminale sinistra è presente un espanso di forma genericamente ovalare (16x8 mm circa), senza sicuro piano di clivaggio con la radice nervosa L4 sn, il quale in condizioni basali risulta isointenso al muscolo in T1 e disomogeneamente lperintenso in T2, e, in fase post contrastografica, subisce intenso enhancement, risultando compatibile con neurinoma.

Protrusione posteriore del disco L5-S1, che impronta il sacco durale.
ll cono midollare e le radici della equina non presentano anomalie, morfologiche o di segnale".

EMG: "Referti strumentali compatibili con marcata sofferenza radicolare L4 a sinistra, con componente assonopatica.

I due neurochir. consultati non hanno formulato diagnosi certa, ma propongono intervento chirurgico.
Chiedo quindi se (e come) sia meglio approfondire diagnostica.

E' disponibile online per la consultazione la mia RMN

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Dr. Pier Francesco Eugeni

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Il caso è da valutare clinicamente.
Probabilmente è congruo con il livello rilevato morfologicamente il dato neurofisiopatologico e il disturbo da lei riferito.
Inoltre il referto radiologico pare tutt'altro che interlocutorio per cui, tanto più in un soggetto della sua età, parrebbe del tutto giustificato porre indicazione ad una procedura chirurgica che, in linea di massima, può essere effettuata anche con tecniche mininvasive.
Spero di esserle stato utile.
Cordialità.
Pier Francesco Eugeni, MD
Specialista in Neurochirurgia - Chirurgia Spinale
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