Epilessia farmacoresistente

La farmacoresistenza nell’epilessia sembra dovuta a dei trasportatori (glicoproteina P e proteine multifarmaco resistenti) che impediscono al farmaco antiepilettico di raggiungere il bersaglio. Ma allora basta inibire queste proteine, cosa per la quale si dispone anche di varie molecole. Ma nella pratica clinica mi risulta che questo non si fa e dopo il primo antiepilettico inefficace, si cambiano o associano altri antiepilettici ma non un inibitore dei trasportatori. Perché?
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Attivo dal 2010 al 2010
Neurologo, Psichiatra, Psicoterapeuta
Il goal nella terapia antiepilettica e' la monoterapia.
E' piu' conveniente per la assunzione e per un miglior controllo degli effetti collaterali.
In effetti molti clinici preferiscono (io sono tra questi) portare il farmaco al massimo dosaggio che non dia effetti collaterali e se tale farmaco a tali dosaggi non controlla le crisi si passa gradatamente ad un altro farmaco.
Personalmente non amo i cocktail.
Ma sono punti di vista.
Cordiali saluti.
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dopo
Utente
Utente
Per "farmacoresistente" io intendevo un paziente resistente a più antieplettici, anche in politerapia. E' quel 25% che finisce dal chirurgo. In questi casì, in astratto credo avrebbe un senso inibire le proteine che trasportando il farmaco fuori dai neuroni ne impediscono l'azione.
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Attivo dal 2010 al 2010
Neurologo, Psichiatra, Psicoterapeuta
Le basi genetiche della resistenza ai farmaci sono in fase sperimentale e gli studi condotti che io conosco sono stati effettuati in vitro o su animali di laboratorio con risultati ancora incerti.
Se ha una fonte piu' recente e attendibile Le sarò grato se me ne fornirà' gli estremi.
La scienza medica fa dei passi da gigante ogni giorno e Internet e' una fonte inesauribile di notizie, anche se talvolta non controllate e non controllabili.

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