Valutazione del profilo cognitivo: sarebbe opportuna?
Gentilissimi,
Nat* con S.
di Turner, ho affrontato negli ultimi anni un lungo percorso per elaborare la mia condizione di intersessualità.
Ho sempre cercato di prendermi cura della mia salute mentale, anche se non sempre ho fatto le scelte giuste da questo punto di vista.
Ad ogni modo, ora a livello psicologico sto abbastanza bene, sento almeno di avere raggiunto un equilibrio sulla mia identità di genere e di vivere la mia sessualità in maniera molto più serena.
Però, ultimamente mi sto facendo qualche domanda sul mio funzionamento cognitivo.
Ho sempre avuto difficoltà visuo-spaziali per le quali, purtroppo, non ho avuto nessun tipo di supporto in età scolare.
Non che questo sia "colpa" di qualcuno in particolare, semplicemente negli anni 90/2000 si tendeva ad occuparsi della mia condizione (e non solo) quasi esclusivamente dal punto di vista endocrinologico.
Diciamo che, per fortuna, a livello scolastico sono stat* almeno aiutat* a riconoscere i miei punti di forza, che sono sempre risieduti nelle competenze linguistiche e nell'abilità di scrittura, infatti ho poi conseguito una laurea magistrale in Traduzione.
Però, nonostante un percorso di studi abbastanza soddisfacente, ho sempre avuto difficoltà in vari aspetti della vita "pratica".
Difficoltà nel calcolo e nella capacità di orientamento, per dirne alcune, e in generale in qualsiasi attività che richieda un minimo di coordinazione e di abilità manuali.
Temo anche di non cavarmela troppo bene nel decifrare alcuni segnali non verbali quando interagisco con le persone, e in generale fatico a cogliere i "sottintesi".
Non saprei come spiegarmi meglio perché probabilmente non sono del tutto cosciente di questo ultimo aspetto.
Insomma, mi rivedo parecchio nel profilo cognitivo "tipico" (?) di chi è affett* dalla mia patologia cromosomica che è stato stilato dagli studi degli ultimi 10/15 anni.
Però ultimamente c'è in me la paura di avere un "ritardo cognitivo", di non essere intelligente come le persone normali.
Insomma, mi chiedo se secondo voi sarebbe opportuno, alla mia età più che adulta, sottopormi a test del Qi e di misurazione dei vari tipi di intelligenza.
Si possono, a 40 anni, individuare le aree più fragili del funzionamento cognitivo di una persona e aiutarla a sviluppare strategie per "sopperire" almeno in parte a queste mancanze?
Oppure non ha senso perché ormai è troppo tardi?
Potrebbe essermi utile una valutazione di questo tipo, anche solo per essere più cosciente di quali siano eventualmente i miei limiti e gli aspetti in cui, a differenza di altri, magari non ce la posso fare "da me" e ho bisogno di supporto, senza per questo colpevolizzarmi troppo?
Nel caso, a quali professionisti e/o centri dovrei rivolgermi per fare queste indagini?
Ne ho parlato con il sessuologo che mi segue al consultorio ma, per quanto professionista preparatissimo nel suo campo, non ritengo sia in grado di aiutarmi per questo.
Vi ringrazio se vorrete darmi un parere sincero.
Nat* con S.
di Turner, ho affrontato negli ultimi anni un lungo percorso per elaborare la mia condizione di intersessualità.
Ho sempre cercato di prendermi cura della mia salute mentale, anche se non sempre ho fatto le scelte giuste da questo punto di vista.
Ad ogni modo, ora a livello psicologico sto abbastanza bene, sento almeno di avere raggiunto un equilibrio sulla mia identità di genere e di vivere la mia sessualità in maniera molto più serena.
Però, ultimamente mi sto facendo qualche domanda sul mio funzionamento cognitivo.
Ho sempre avuto difficoltà visuo-spaziali per le quali, purtroppo, non ho avuto nessun tipo di supporto in età scolare.
Non che questo sia "colpa" di qualcuno in particolare, semplicemente negli anni 90/2000 si tendeva ad occuparsi della mia condizione (e non solo) quasi esclusivamente dal punto di vista endocrinologico.
Diciamo che, per fortuna, a livello scolastico sono stat* almeno aiutat* a riconoscere i miei punti di forza, che sono sempre risieduti nelle competenze linguistiche e nell'abilità di scrittura, infatti ho poi conseguito una laurea magistrale in Traduzione.
Però, nonostante un percorso di studi abbastanza soddisfacente, ho sempre avuto difficoltà in vari aspetti della vita "pratica".
Difficoltà nel calcolo e nella capacità di orientamento, per dirne alcune, e in generale in qualsiasi attività che richieda un minimo di coordinazione e di abilità manuali.
Temo anche di non cavarmela troppo bene nel decifrare alcuni segnali non verbali quando interagisco con le persone, e in generale fatico a cogliere i "sottintesi".
Non saprei come spiegarmi meglio perché probabilmente non sono del tutto cosciente di questo ultimo aspetto.
Insomma, mi rivedo parecchio nel profilo cognitivo "tipico" (?) di chi è affett* dalla mia patologia cromosomica che è stato stilato dagli studi degli ultimi 10/15 anni.
Però ultimamente c'è in me la paura di avere un "ritardo cognitivo", di non essere intelligente come le persone normali.
Insomma, mi chiedo se secondo voi sarebbe opportuno, alla mia età più che adulta, sottopormi a test del Qi e di misurazione dei vari tipi di intelligenza.
Si possono, a 40 anni, individuare le aree più fragili del funzionamento cognitivo di una persona e aiutarla a sviluppare strategie per "sopperire" almeno in parte a queste mancanze?
Oppure non ha senso perché ormai è troppo tardi?
Potrebbe essermi utile una valutazione di questo tipo, anche solo per essere più cosciente di quali siano eventualmente i miei limiti e gli aspetti in cui, a differenza di altri, magari non ce la posso fare "da me" e ho bisogno di supporto, senza per questo colpevolizzarmi troppo?
Nel caso, a quali professionisti e/o centri dovrei rivolgermi per fare queste indagini?
Ne ho parlato con il sessuologo che mi segue al consultorio ma, per quanto professionista preparatissimo nel suo campo, non ritengo sia in grado di aiutarmi per questo.
Vi ringrazio se vorrete darmi un parere sincero.
Può stabilire di effettuare test cognitivi per la valutazione globale della sua situazione.
Non é detto che possano evidenziarsi i punti che potrebbero essere trattati.
La situazione va valutata comunque preventivamente per stabilire l’opportunità e la tipologia di indagini
Dovrebbe cercare nella sua zona anche nei servizi pubblici.
Non é detto che possano evidenziarsi i punti che potrebbero essere trattati.
La situazione va valutata comunque preventivamente per stabilire l’opportunità e la tipologia di indagini
Dovrebbe cercare nella sua zona anche nei servizi pubblici.
https://wa.me/390698234174
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https://www.instagram.com/psychiatrist72/
Utente
Grazie mille della risposta.
Sì, ritengo anche io che in questo caso sia meglio rivolgersi ad un servizio pubblico perché, almeno nella mia zona, sono ancora capaci di offrire un servizio più specialistico e di approccio multidisciplinare dei privati.
Però non ho assolutamente idea di chi contattare per iniziare a capire il da farsi.
CSM di zona (forse no)? Servizio di neuropsichiatria della mia ASL di residenza?
Purtroppo so poco in merito.
Inoltre non mi è chiaro cosa lei intenda per "Non é detto che possano evidenziarsi i punti che potrebbero essere trattati"
Sì, ritengo anche io che in questo caso sia meglio rivolgersi ad un servizio pubblico perché, almeno nella mia zona, sono ancora capaci di offrire un servizio più specialistico e di approccio multidisciplinare dei privati.
Però non ho assolutamente idea di chi contattare per iniziare a capire il da farsi.
CSM di zona (forse no)? Servizio di neuropsichiatria della mia ASL di residenza?
Purtroppo so poco in merito.
Inoltre non mi è chiaro cosa lei intenda per "Non é detto che possano evidenziarsi i punti che potrebbero essere trattati"
Questo consulto ha ricevuto 2 risposte e 53 visite dal 25/01/2026.
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