Comportamento col malato

Buongiorno, mi scuso in anticipo per la poca scientificità della domanda. Sono fidanzato da qualche anno con una ragazza sofferente di disturbi psichici, in passato classificati come disturbi ossessivi-compulsivi e ora riconosciuti come schizoaffettivi. Di recente la nostra situazione è diventata ingestibile a causa di alcune sue delusioni lavorative e alla disoccupazione, che lei sente (e io credo abbia ragione) come conseguenza della sua malattia. Sembra essersi innescato una sorta di feedback fra eventi negativi e crescita dei disturbi, fino a oggi in cui comincia a diventare problematica anche la semplice convivenza. Quasi giornarmente lei ha degli sbalzi di fortissimi d'umore e deliri con argomento persecuzioni e derisioni da parte di sconosciuti o personaggi del suo passato, saltuariamente sembra incapace di ragionare o di usare la logica.
Se anche la speranza è l'ultima a morire, non mi azzardo a pensare che questa situazione possa cessare a breve. Nel frattempo mi sento sempre più inadeguato a fornirle un aiuto reale, o anche un sostegno. Di fronte alle sue crisi finora ho sempre "improvvisato", a seconda della situazione o del mio umore. A volte le sottolineavo quanto fossero sconvenienti le sue esternazioni, a volte ci scherzavo su, a volte mi sforzavo di farle comprendere quanto assurde fossero le sue convinzioni. Se questo bastava una volta, ora mi accorgo che non è sempre più difficile controllare i suoi disturbi a parole, e anzi certe mie reazioni non fanno che peggiorare le crisi. Per questo mi chiedo come comportarsi correttamente di fronte a manie di persecuzione che sfociano in comportamenti aggressivi in luoghi pubblici ("adesso vado da XXX e gli spacco la faccia perchè mi perseguita", dove XXX è un conoscente che non vede dall'infanzia), e non; come trattare un momento depressivo in cui si sente completamente sopraffatta dai sintomi della malattia e si convince che a causa di questa non potrà più avere una vita meritevole di essere vissuta; infine, come reagire nei momenti successivi alla crisi, quando a sentire lei il ricordo di quanto appena fatto è debole ("Ho solo detto due o tre cose", mentre la crisi è durata un'ora fra urla, pianti e accuse fittizie) o completamente assente. Bisogna ricordarle quanto fatto, sottolienarne la gravità, oppure tralasciare tutto?
La ringrazio in anticipo, anche solo per la lettura della mia richiesta.

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Dr. Giuseppe Nicolazzo Psichiatra, Psicoterapeuta 2.2k 80
Gentile Utente,

non c'è una modalità di relazione corretta di fronte ad una situazione come quella da lei descritta: negare le convinzioni sbagliate non serve a nulla, assecondarle ancora meno, l'unica strategia razionale è di focalizzare l'attenzione del paziente sullo stato di sofferenza e disagio in cui versa e per e per il quale il rimedio possibile è rappresentato dalle cure continue e adeguate,

Cordiali Saluti

Dr G. Nicolazzo
Specialista in Psichiatria
Psicoterapeuta

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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 43.2k 979 248
Sa che terapia segue la persona ?

Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it
Libri: https://www.amazon.it/s?k=matteo+pacini

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dopo
Attivo dal 2010 al 2010
Ex utente
Grazie ad entrambi per le risposte.

Ad oggi assume Zyprexa, una compressa ogni sera. In passato ci sono stati momenti in cui il dosaggio variava e si affiancavano altri farmaci, di cui però ora non ricordo il nome.
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 43.2k 979 248
Zyprexa 10 mg presumo. Da quel che riferisce sembrerebbe che i sintomi non siano ben controllati. Forse può chiedere alla persona di accompagnarlo ad una visita e cercare di riferire questo suo punto di vista ai curanti.
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dopo
Attivo dal 2010 al 2010
Ex utente
Rispondo ora perché per un mese i sintomi sono calati molto di intensità e frequenza, dopo aver trovato un posto di lavoro in un ambiente amichevole. Stasera lei ha però ripreso l'attività sportiva con il suo vecchio gruppo, soffrendo il divario fra la preparazione fisica sua e delle sue compagne. Mentre mi diceva questo è iniziato un forte attacco, che per la prima volta non riguardava episodi lontani nel tempo, sensazioni, o altro comunque in un certo qual modo spiegabile altrimenti: ricordava la presenza di un suo parente, ad una festa della settimana scorsa, ma accusando il padrone di casa di averlo invitato apposta per farle un dispetto. Ovviamente io posso assicurare che questo soggetto non era presente e che il padrone di casa ignora la sua stessa esistenza.
Sospetto un peggioramento e sospetto anche che lei non dica tutta la verità ai suoi medici. Non vuole farmi parlare direttamente con loro, per cui non posso "onestamente" sapere se i miei sospetti sono fondati.
Mi sembra strano che con una variabilità così accentuata dei sintomi la cura resti sempre la stessa. E' pratica comune nella psichiatria?
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 43.2k 979 248
Non è che non dice la verità, se è psicotica la persona non ha coscienza della realtà delle cose così come le vedono gli altri, e i significati e le realtà possono cambiare da giorno a giorno.

La accompagni a visita e con sua autorizzazione parli al medico di queste cose se ritiene.