Utente 456XXX
Egregi dottori, a causa di un carattere ansioso che mi porto da 20 anni, da 2 anni sono in terapia , la terapeuta è di scuola costruttivista, nell’ambito delle psicoterapie, ho svolto ricerche sulla stessa , con risultati poco soddisfacenti, parlavo di siti web. Questo cammino terapeutico e’ efficace negli stati ansiosi e di panico? Parto da principio che l’unico Dottore che ho chiesto una diagnosi e anche uno professore di cattedra mi diagnostico un ansia panica . desidero capire con chiarezza se e efficace negli stati ansiosi e di panico la terapia cotruttivista post- razionalista . Ribadisco di essermi mai sentito stato preso dalla depressione, e da abbattimenti come tali, forse per la cocciutaggine e la tenacia a non voler accettare una patologia psichica. Prendo il cipralex in quanto indicato anche per il panico come prescritto da bugiardino. Curato da questo psichiatra dal 2000 , solo al momento di uno stato ansioso poco sostenibile mi sono sottoposto almeno una volta ad un consulto nell’arco dell’anno , pero abbastanza ignaro che un cammino terapeutico farmacologico come prassi e sempre meglio ritornare dal prof , di mia spontanea volontà ho abbandonato la terapia farmacologia con un leggero scalare, ma mai abbandonato del tutto legato almeno con qualche ansiolitico . Vi chiedo se e vero che per una buona riuscita per abbandonare una e di norma sempre meglio sentire il responso dello psichiatra col terapeuta di comune accordo ? Tenendo conto che ho una paura massima di essere dipendente ai farmaci . Soffro di una prostatite di tipo abatterica che mi assila da 1997 e sono in cura con ipertrofan 600 e chitosan , con le seguenti problematiche della prostatite stessa , urino con difficoltà, e piu volte la notte di questo periodo, vescica piena con un senso imminente di urinare e ne faccio poca, , avvertendo un non precisato svuotamento della vescica , e possibile che i farmaci cipralex 1 g , alprazig o,50 e 10 gocce di EN provocano ulteriormente e negativamente il quadro sintomatico della prostatite? Sarebbe utile chiedere all’urologo ? Grazie per l’aiuto enorme che ci date. Con rispetto Nicola 42 anni

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente

Nessun farmaco la rende dipendente da sé. Lei deve ragionare rispetto al problema che vuole risolvere: ha l'ansia panica (questa però non è una diagnosi, sarebbe Disturbo di Panico, è questa la diagnosi che le è stata fatta ?). Se l'ansia panica la disturba, può contare su alcuni metodi per controllarla. Se l'ansia panica tende a rimanere sul fondo o a ritornare ciclicamente, starà meglio con la terapia finché la terapia dura. Smettendola, starà peggio in qualche giorno o qualche settimana o qualche mese, dipende. Se invece l'ansia panica in qualche modo non ha più base cerebrale, allora la cura si può sospendere stando bene. La gradualità dello scalaggio non ha alcuna importanza per l'esito finale, è soltanto un espediente per evitare un eventuale aumento immediato dell'ansia, ma non è questo che le interessa alla fine. La medicina in un certo senso "le fa rabbia" perché sa che funziona, ma si sente legato a qualcosa di "esterno". E' così per tutte le malattie, comunque.
E' che forse non è chiaro che questa è una malattia come le altre, ma questo può discuterlo meglio con il suo specialista di fiducia, anche perché altrimenti il "cammino" farmacologico è abbastanza monotono e non c'è evoluzione psicologica nel rapporto con il disturbo.
Per le psicoterapie le risponderà un esperto nel settore. Una cosa però posso dirla fin da subito anch'io: le psicoterapie non hanno la funzione di aiutare i pazienti a smettere i farmaci e viver felici, come in alcune riviste pseudo-scientifiche è suggerito. Nelle malattie croniche le psicoterapie efficaci sono comunque spesso "di mantenimento" tanto quanto le farmacoterapie, e quindi anche quelle si potrebbe dire che "creano dipendenza". Ripeto: lei è dipendente dalla sua malattia, e dalle terapie come soluzione alla malattia.
Non usi i tranquillanti per smettere le medicine meno tossiche (come il cipralex), se mai il contrario, e non ricorra a metodi allo scopo di sostituirli al farmaco (se mai affiancarli).
Dr.Matteo Pacini
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[#2]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

il trattamento psicoterapeutico, al di la' dell'orientamento, deve poterle permettere un miglioramento della sintomatologia attraverso una maggiore consapevolezza di malattia (perdoni la sintesi).

E' opportuno a mio avviso consultare uno psichiatra per una adatta terapia farmacologica e iniziare una rivalutazione del suo percorso psicoterapeutico.

Cordiali Saluti
Dr. F.S. Ruggiero

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[#3] dopo  
Utente 456XXX

Nel ringraziare gli esimi Dottori dei consulti , Le indicavo nel "costrutttivismo " una evoluzione della cognitiva- comportamentale, me l 'ha ribadito la psicoterapeuta riferendogli notizie piu circostanziate. Dott. Pacini le ripeto ho capito e letto con attenzione il suo intervento che aggiungo efficace e professionale. Le dicevo che il trattamento farmacologico l'ho sempre trovato fastidioso e di conseguenza dopo aver ragginto risultati soddisfacenti li scalavo cosi li abbondonavo cosi per caso. Quest'ultima volta a settembre sto attraversando questo periodo di ansia acuta e distanza di 2 mesi sento , un umore piu sollevato. anche se piccoli cenni depressivi credo di averli. Ecco le volevo chiedere e giusto che dopo 2 anni e mezzo di psicoterapeuta , anche la stessa molecola cipralex che era ottima per me, e gli ansiolitici sopra descritti non mi hanno messo ancora su ? E' necessario fare un consulto col Psichiatra ? Grazie per la Vs disponibilita e ringrazio anticipatamente .

[#4]  
Dr. Giovanni Ronzani

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Le cercherò di rispondere per quanto concerne la psicoterapia.
La psicoterapia cognitivista post razionalista è senza dubbio una delle psicoterapia più all'avanguardia. Tale tipo di approccio è in grado di affrontare una ampia varietà di problemi e disturbi con apprezzabile margine di successo. Nel suo caso mi permetto di osservare che non appare con sufficiente chiarezza da dove abbiano origine tali disturbi, in quanto l'ansia, in sè è solo un sintomo, ed in quanto tale non è sufficiente per formulare una diagnosi eziopatologica. Se non si formula una adeguata diagnosi, sarà difficoltoso stabilite un adeguato ed efficace percorso psicoterapeutico. Forse il passo da compire ora, potrebbe essere quello di avere maggiormente chiaro il quadro diagnostico.
cordiali saluti
dr Giovanni Ronzani


Cordiali Saluti

dr Giovanni Ronzani

[#5]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,
il quadro che lei descrive è quello di un paziente con un disturbo d'ansia non trattato in maniera risolutiva. Del resto, trattare un disturbo d'ansia secondo una strategia di "metti e leva" a seconda del malessere o benessere non produce risultati stabili né completi.
Anzi, i risultati di modificazioni del funzionamento cerebrale che tengono "lontano" il disturbo si sviluppano nel tempo, per cui togliendo la terapia presto si prevengono i risultati.
L'ansiolitico non può farla star bene né dopo un anno, nè dopo due. Può farlo immediatamente e per qualche settimana, è fatto per questo. Usarlo in altro modo significa intossicarla senza ottenere reali benefici. I farmaci a lungo termine per l'ansia sono quelli "tipo" il cipralex, la cui dose va adeguata alla risposta. Se non c'è risposta con 10 mg, la strategia più banale è quella di aumentare la dose. Ma per decidere se questo è da farsi o meno occorre conoscere meglio il suo caso, quindi interagisca direttamente con uno psichiatra di fiducia.
Dr.Matteo Pacini
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[#6] dopo  
Utente 456XXX


Egregi dottori, la terapia farmacologica come assunzione prendo il cipralex da 1 mg , tre volte en a 10 goccie e alprazig ,050 x tre volte. Ho telefonato 60 gg .fa al psichiatra confermando di stare con uno stato di ansia acuta e tutte le problematiche legate sintomi sia fisici che psichici. La precisazione e questa , e corretto assumere alprazig come da ricetta da compresse in goccie ? Ci sono differenze sostanziali ? Esiste nell'eventuale intossicazione da farmaco piu marcata , cosi in parole povere ? Personalmente lo trovo maneggevole un farmaco a goccie , per quando saro costretto a scalare, speriamo . Una ultima precisazione quali sono gli organi maggiormente interessati nei psicofarmaci in genere e che stile di vita bisognerebbe adottare ? Con stima ribadisco la gratitudine per i vs servigi. Cordiali saluti. jacopo nicola

[#7] dopo  
Utente 456XXX

Attualmente in cura, volevo segnalarvi di questi miei stati ansiosi ,accentuati da febbraio 07 stati di ansia acuta e pensieri intrusivi, preoccupazioni, ansia generalizzata situazione di ansia che mi fa stare male , lavoro in proprio e quindi per lo meno quei giorni critici non do conto ad un responsabile pero’ questa situazione in conseguenza mi fa stare male ed avere una tale paura il futuro lavorativo, la compagna, ecc. ecc Il primo attacco forte di ansia , intervenutoi cosi a ciel sereno e da ricondurre ad un imminente unione matrimoniale febbraio scorso. Rifletto sulle storie avute a principio mi son sempre chiesto , s’e’ era quella giusta , poi riflettendo ho percepito che e solo un immagine che hai in mente di una donna inesistente e cosi non e altro un giro virtuoso di cui è pesata una scelta di vita matrimoniale. Insicurezza totale sull’amore . In fase adolescianzale alle interrogazioni balbettavo in continuazione , rossore , sudorazione , la scuola era per me un ostacolo grande quanto una montagna , tutti i giorni , e le conseguenze dello studio parlo di rendimento quasi nullo , anche se mi considero un tipo con buona intelligenza , all’esame di maturita per controllare presi un ansiolitico , il mio compagno di vita , mi senti diverso ed ebbi una performance davvero buona che mi meraviglai. Gli anni son passati cosi , passa il tempo e gli stati d’ansia li curavo cosi dal psichiatra di fiducia , o quello di vicino quartiere o neurologo USL ecc, mai dal medico di famiglia. Cosi in avanti sono arrivato alla terza decade della vita , stanco , non potendo piu sostenere queste paure , in primo luogo al lavoro ,che pesantemente ho avvertito fino ad arrivare ad una situazione economica poco brillante, di poco remunerativa , rapporti con i clienti negativi e le arrabbiature con sfoghi memorabili con alcuni di essi. . Troppe responsabilita ad occuparsi una piccola attivita Mi son un po cullato sulle performance economiche vivendo ancora in casa e quindi anche non decido per una famiglia e mi interrogo come le diro che soffro di ansia ? Quando dovro’ dirle il discorso di farmaci con la lei, cosa mi consigliate ? Dopo visiccitudini alterne, inoltre vado ad un professore psichiatria , cura farmacologia ma dopo due anni, calorosamente mi dice “ Guardi vada in terapia “ e cosi feci. Da un anno mezzo sono in psicoterapia prima una volta alla settimana , dopo passato a 2 volte al mese Psicoterapia cognitiva post razionalista , la psicoterapeuta è brava , intelligente e devo ammettere che mi sto trovando bene. Nel corso della terapia ho potuto appurare con chiarezza certuni aspetti miei e con la terapeuta si è instaurato un rapporto buono si fa capire e ne discutiamo .Ma l’ansia acuta che prima non conoscevo adesso e piu forte e mi ha cambiato la mia giornata. Come faccio a ritornare quello di prima. ? L’ evoluzione ansiosa la percepisco cambiata nelle forma, e possibile che sia anche la psicoterapia che amplifica volte di più il disagio o si apre ad altre problematiche, potrebbe essere un momento di riflessione , di evoluzione .Grazie anticipatamente vi prego di aiutarmi Jacopo Nicola

[#8]  
Dr. Massimo Lai

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Gentile Signor Nicola,

da quello che racconta della sua adolescenza sembra che già allora lei soffrisse di un disturbo d'ansia (essere ansiosi non significa essere meno intelligenti) e controllata questa ha potuto funzionare meglio (esame di maturità).
Anche in seguito l'ansia è stata presente come racconta lei e ha condizionato in qualche modo la sua performance professionale e le sue scelte personali. Da alcune parole che scrive sembra anche possibile (ma serve conferma diagnostica del suo psichiatra) che sia intervenuta una depressione secondaria o una distimia (sempre depressione) che hanno peggiorato la situazione.

Fatte queste premesse credo abbia fatto bene a intraprendere la strada che sta percorrendo con l'aiuto di farmaci e una psicoterapia che le consiglio di continuare.

Della sua indecisione sulla famiglia ne parli in psicoterapia, e quanto al come dirlo penso che la sua compagna se ne potrebbe già essere accorta che lei è ansioso, comunque deve correre questo rischio perché credo sia difficile nascondere. Anche di questo dovrebbe parlarne in psicoterapia.
Quando sarà il momento di dirlo, le consiglio di essere naturale, spontaneo, senza aspettarsi giudizi negativi ma neanche di essere per forza capito subito.

Dell'ansia acuta che le sembra sia peggiorata dovrebbe parlarne con lo psichiatra che la seguiva: con la "terapia fai da te", soprattutto le benzodiazepine, può capitare che si abbia un effetto ansiogeno se non prese correttamente. Con una adeguata terapia farmacologica (meglio gli antidepressivi anche per l'ansia che le benzodiazepine) credo possa tornare a livelli di benessere precedenti.

La sua riflessione sulla psicoterapia riguardo la percezione della sua ansia potrebbe essere corretta e non mi preoccuperei; è un argomento di cui parlare durante le sedute: sicuramente un momento di cui fare tesoro come esperienza per evolvere.

In conclusione le consiglio di tornare dallo psichiatra e di continuare con la psicoterapia che ha cominciato.

Cordiali saluti
Massimo Lai




Massimo Lai, MD

[#9] dopo  
Utente 456XXX

Si la psicoterapia la continuo a farlo, e la continuero a farla , riprendo il consiglio suo di chiarirne con la compagna sui farmaci, loro sono anche una famiglia di ansiosi, e gia un vantaggio.Grazie delle risposta , che ritengo utile ed di grande aiuto. Lei cosa ne pensa dellla cognitiva post- razionalista ? Il riferimento cui faccio del Professore , toscano, ed d'origine senese e insegna in ambito universitario a Bari. Grazie ancora per la tempestivita e grazie.

[#10]  
Dr. Massimo Lai

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La terapia cognitivista post-razionalista è una delle diramazioni della terapia cognitivo-comportamentale e da quello che so (ho studiato il cognitivismo ma non sono un esperto di psicoterapie), dovrebbe andare bene, perché le basi sono sempre il cognitivismo.

Per avere informazioni più dettagliate, se qualche collega è in grado di dargliele, potrebbe rivolgere la domanda a qualche collega nella sezione "psicoterapia".

Cordiali saluti
Massimo Lai
Massimo Lai, MD

[#11] dopo  
Utente 456XXX

Mi rivolgo nuovamnete al sito , lo trovo tra i piu esaudienti e professionali . La psicoterapia mi ha portato insieme nuovi interrogativi e sto in piena crisi di ansia generalizzata e crisi di panico preoccupazioni , paura per il futuro , preoccupazioni economiche , ansia di ammalarmi di piu e di non riuscire ad uscire da questo tunnel, confusione mentale per un eventuale matrimonio. Ribadisco che faccio farmacoterapia e psicoterapia , la posologia e quanto segue 0,50 3 volte al di 10 di en tre volte al di e il citalopram la mattina da 20. Ci conto molto sul percorso psicoterapeuto , valido si, apprendo di volta in volta peculiarità importante sulla mia personalita , sul modo di agire , sul modo di rapportarsi con gli altri , su come approciarsi a certi pensieri negativi , parlo di psicoterapia di derivazione cognitivo comportamentale. Il dubbio persistente e che ho acquisito responsabilta e maggior consapevolezza sui problemi reali della vita di ogni giorni . Paradossalmente e come essere trasformato son passato da un ansia di tipo sociale adesso ricaduto su ansia molto forte. Mi sto arenando e da 2 mesi insistentemente ci penso e sto male su un eventuale matrimonio Lei la conosco da tanto l’idea di vivere insieme a lei , mi mette crisi, e pur lei insicura perche affronato tante volte il discorso non arriviamo al dunque, forse la motivazione e che ho paura di perderla, o altro a causa di una difficile situazione economica o altro ?? Sono riluttante per l’uso delle benzodiazepine ormai prolungato da mesi, chiedo a voi un aiuto. Che cosa mi consigliate in merito Grazie

[#12] dopo  
Utente 456XXX




Come consueto all'interuzzione della psicoterapia causata come ho detto sopra da una forte involuzione dello stato ansioso. La dottoressa mi consiglio di sottopormi al medico psichiatra presente nello studio . Da febbraio quindi finito con le sedute, vorrei ricomnciare , malgrado una non rosea situazione economica.
Durante il colloquio ho chiesto maggiore chiarezza sulle attuali mie condizioni , al che lui mi risponde guardi mi dice " Lei appartiene alla categoria dei Fobici sani" . O mi son chiesto ma io sono un fobico perenne, e che faccio a questo punto , mi trovo ancora ad avere a che fare con l'ansia vita natural durante ? Cosa vorrebbe significare il termnine " FOBICO SANO "? E una cosa da preoccuparmi , una condanna a vita , dipendero dalla paura ? ha detto di riprendere le sedute , ma questa cosa qui mi far stare male cosa fare? Cosa mi consigliate ? Grazie

[#13]  
Dr. Matteo Pacini

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la invito intanto a rileggere la risposta che a suo tempo detti alla precedente richiesta. Forse la strategia generale dell'approccio a questo problema può essere migliorata.
a) la diagnosi è stata fatta ? (fobico sano è un'espressione non tecnica, non è una diagnosi, quindi non saprei di preciso a cosa corrisponde)
b) la terapia con la stessa base portata avanti per mesi in assenza di risposta merita di essere cambiata: a decidere come deve essere qualcuno che la visita direttamente.
c) i tranquillanti non sono medicine da assumere continuativamente, perché comunque è segno che qualcosa non funziona nel controllo dell'ansia
Le sue condizioni le sono chiare, il problema mi par di capire è che non ha ancora trovato beneficio da alcuni tipi di cura. Si faccia intanto fare una diagnosi secondo un sistema classificativo ufficiale.
Dr.Matteo Pacini
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[#14] dopo  
Utente 456XXX

grazie per la velocita di risposta, vorrei ribadire un punto che non e chiaro per come l'ho letto , il medico psichiatra mi ha definito " FOBICO SANO " non la psicoterapeuta , 10 giorni fa , patologicamnte ho chiesto di cosa soffrissi il prof mi disse di " ANSIA PANICA" e cosa che poi ovviamnete non ho trovato riscontro su nessuno DSM IV, lei pensa che importante inquadrare con chiarezza il quadro clinico ?? la terapia farmacologica continua nelle stesso dosaggio , si ma per quanto tempo . Lui dichiara senta non si preoccupa a queste dosi , PUO STARSENE tranquillo. Posso stare tranquillo lei cosa mi dice Dr.Pacini.?

[#15]  
Dr. Giovanni Ronzani

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Gentile Utente, concordo con quanto espresso dal dr Pacini in merito alla terapia farmacologica ed all'inquadramento del disturbo; i termini piuttosto eclettici di "fobico sano" ed "ansia panica" non corrispondono ad una diagnosi, cioè sembrerebbe che le persone che la seguano non esprimano una chiara idea di quale disturbo andare a curare. Senza una chiara diagnosi credo sia piuttosto aleatorio cercare di impostare una terapia.
cordiali saluti
Cordiali Saluti

dr Giovanni Ronzani

[#16]  
Dr. Matteo Pacini

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caro utente,

"ansia panica" richiama la diagnosi di "disturbo di panico", ma non è la stessa cosa, detta così è un'espressione vaga, e NON è una diagnosi operativa. "Fobico sano" è un termine che mi è oscuro, sicuramente vorrà dire qualcosa di clinico, ma NON è neanche questo una diagnosi. In altre parole, l'efficacia del farmaco X o Y è stabilita rispetto ad una diagnosi precisa, quindi non esistono farmaci per l'ansia panica o per i fobici sani, ma per il disturbo di panico, l'agorafobia, la fobia sociale etc.
Fare diagnosi è un punto di partenza importante per potersi orientare tra le varie opzioni. Una terapia farmacologica per un disturbo d'ansia si dice che "funziona" quando in qualche settimana la fa stare almeno un pò meglio, e nel tempo (mesi porta ad un buon controllo o alla scomparsa dei sintomi). Se così non è, c'è da chiedersi se tutte le possibilità terapeutiche per quella diagnosi siano state considerate, e se i dosaggi siano stati utilizzati (a volte chi non risponde a dosi basse risponde a dosi maggiori).
Sapere quali sono le coordinate del disturbo in termini condivisibili (appunto la diagnosi) è un punto essenziale.
Dr.Matteo Pacini
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