Utente 386XXX
Salve a tutti sono una ragazza di 22 anni,
Da piccola mi capitava di sognare storie immaginarie o ispirate alla realtà, a tal punto che andare a letto mi rendeva felice perché potevo entrare in questo mio mondo. Non ho mai voluto o cercato di iniziare relazioni, l'ho sempre evitato. Non sono bene consapevole del perché forse per paura o perché non volevo mettermi in gioco o fare una scelta, non sono ritenuta una brutta ragazza per cui non mi era difficile trovare ragazzi interessati. Ma la cosa non mi aveva quasi mai interessato. Fantasticando però potevo avvertire l'assenza di una persona vicina, alle volte immaginavo a tal punto certe cose da finire col pensare di avere un ragazzo(immaginario). Ho sempre riconosciuto la realtà dalle mie fantasie, ma emotivamente mi faceva sentire bene. Fino a che non ho avuto una relazione di un'anno e mezzo con un ragazzo, inizialmente non è stato facile perché come al solito io non ne volevo sapere. Un mese fa lui mi ha lasciata e io ho reagito fredda, distaccata, non volevo più sentirlo nominare, ma sono andata avanti. Lui è tornato indietro, ma l'ho rifiutato, mi ero sentita ferita e abbandonata nel momento del bisogno e non potevo più amarlo. Ho odiato il suo ritorno, ma grazie a ciò ho capito che non potevo cancellarlo dalla mia vita. Poco dopo ho conosciuto un nuovo ragazzo, e per quanto il mio carattere solitamente avrebbe reagito diversamente ho accettato di uscirci. Ci sono uscita un paio di volte, ma quello che mi turba è che ho iniziato a parlare da sola. Creando monologhi che potrei avere con lui o con altre persone dove racconto quello che mi accade o quello che sono, mi ritrovo davanti allo specchio a parlare. Ho sempre avuto difficoltà a fidarmi delle persone, con il mio ex ragazzo c'ho messo molto tempo ad aprirmi sia caratterialmente che fisicamente. Ad avermi preoccupato sono proprio questi dialoghi che creo, perché quando ci esco con questo ragazzo in realtà non mi esce nulla. Lui ci scherza e prova ad aiutarmi ma gli parlo veramente poco in serata. Diversamente con i miei amici sono una persona quasi logorroica. Ho paura che la necessità di rifugiarmi in un nuovo mondo sia tornata, e in un livello diverso da quello di prima. A volte mi impongo di stare zitta. è come se sentissi il bisogno di raccontare a qualcuno la mia vita, e mi focalizzo su questo ragazzo. Ora mi sorge il dubbio, non è che mi manca il ragazzo che ho rifiutato e reagisco così? Con lui ero riuscita ad aprirmi e parlavo davvero molto di ciò che mi riguardava. Ho delle buone amiche e una mamma che mi ascolta, non sono una persona sola e non capisco perché reagisco così. Non so se la cosa possa centrare ma mio fratello ha un disturbo dell'attenzione e negli ultimi anni è molto peggiorato. C'è il rischio che sia genetico e abbia qualche disturbo simile anch'io? Lui spesso parla da solo, mugugna cose frasi ed è seguito da uno psichiatra..mi sono sempre ritenuta molto diversa da lui ma ora il dubbio mi assale.

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Dr. Giuseppe Quaranta

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Gentile utente,

ci racconta di queste fantasticherie, ma poi non si capisce quale è il quesito, cosa la preoccupa davvero. Parla da sola davanti allo specchio? però non mi sembra così preoccupata dalla cosa. Poi introduce l'argomento "attenzione" e anche lì mi sembra una cosa scollegata da quel che ci ha detto prima. Ci parla di questo ragazzo, lo vuole o non lo vuole? Chi lo sa. Ogni tanto affiora un po' d'ansia.
Insomma, deve un po' chiarirsi le idee e poi magari riformulare il quesito. o parlarne direttamente con uno psichiatra, il suo medico di famiglia, uno psicologo.
Dr. Giuseppe Quaranta
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Dr. Mario Zampardi

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Gentile Signorina,
a quanto sembra la Sua vita immaginaria ha sempre avuto una netta prevalenza sull'adattamento alla realtà ordinaria.
Come Lei stessa afferma, non ha mai avuto, per lo meno inizialmente, un vero interesse per la vita relazionale, ripiegando sulla Sua interiorità, per lo meno quella cosciente.
In effetti, ripiegando su sè stessa era (ed è..) in una situazione emotiva di tutta tranquillità. Lì..nessuno Le potrà mai dare alcun tipo di problemi.
Emotivamente, come dice Lei stessa, stava e sta bene.
Penso che possa esserci in Lei, ad un livello psicodinamico, una tendenza ad un modico ripiegamento su sè stessi. Questo, a sua volta, la rende spesso incapace di inserirsi sintonicamente nelle varie situazioni e accadimenti sociali e relazionali.
I dialoghi che crea da sola, sono soltanto una variante della precedente tendenza all'introiezione, cioè all'interiorità.
Il fatto, poi, che Suo fratello sia seguito da uno Psichiatra, potrebbe soltanto significare una certa predisposizione a dar valore al proprio "mondo" interiore.
In buona sostanza, non drammatizzerei, ma Le consiglierei un buon approccio chiarificatore con un bravo Psicologo. Ne parli in famiglia.
Dr. Mario Zampardi

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Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Questa modalità di gestire la realtà è spesso regolata dalla presenza sottostante di disturbi ansiosi e la necessità di controllare determinati eventi attraverso gli scenari che possono immaginarsi, in modo da rendersi preparati ad affrontare le situazioni maggiormente stressanti sebbene non vi sia corrispondenza con la realtà.

Se tale modalità non interferisce con la vita di relazione è da considerarsi nella norma. Se, invece, le crea delle problematiche è opportuno parlarne con uno specialista in psichiatria.
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