Utente cancellato
Gentili dottori, pura curiosità personale, seguo su facebook la pagina medicitalia da tempo essendo uno studente in medicina.
Navigando sul web leggevo degli effetti della marijuana e certi documenti che sostengono che alcuni effetti della marijuana rimangono permanenti e del fatto che modificano il cervello, lo danneggiano, abbassano il QI, la memoria e quant’altro.
Personalmente sono un ragazzo di 23 anni studente universitario, non faccio uso di cannabis. All’età di 20 anni sporadicamente con colleghi capitava di farne uso la sera davanti un film o una birretta, classica situazione che si presenta tra studenti universitari, per un periodo che sarà durato un 2 mesi circa con frequenza di 3 sere a settimana.
Successivamente ho smesso per il semplice fatto che non mi piaceva più di tanto l’effetto che mi dava, sonnolenza e stordimento e qualche volta tachicardia, nulla di indispensabile insomma, ho capito che se ne poteva fare benissimo a meno di fumare in compagnia.
Da li ho smesso di fumare con gli amici nonostante spesso mi trovi in situazioni in cui molti di loro fumano.
Insomma, detto questo, una volta letti questi documenti online, non so quanto attendibili visti i nomi fantasiosi dei siti mi è sorto l’arcano dubbio, la cannabis fa male e quando ne fai uso ha effetti psicotropi, legando il thc i recettori specifici del nostro sistema nervoso, ma si può sortire ancora degli effetti della marijuana a distanza di 3 anni e aver avuto danni?? Sinceramente dopo aver smesso non mi ero mai posto il problema, ma adesso non voglio restare con questo antipatico dubbio magari anche non corretto che deve destare preoccupazioni.
Chiedo a voi specialisti, innanzitutto a scopo educativo e di apprendimento, visto e considerato che siete appunto voi gli esperti in materia e considerato il fatto che sul web si trova di tutto tranne che una ricerca fondata e seria che può tendere ad informare male la gente.

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Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente (e un futuro dottore),

non deve preoccuparsi per quello che è accaduto, anzi, può sentirsi fortunato, che l'esperienza con la cannabis non Le ha lasciato le sequele. Se fossero state compromesse le Sue capacità di studio o se fossero comparse le turbe ansiose, simil-neurologiche o altre più gravi, Lei ne sarebbe già accorto.

Non lo scrivo per banalizzare. Molte cose intorno a noi possono far male al nostro sistema nervoso (anche l'inquinamento d'aria urbana o presso alcune industrie, oppure il fumo passivo accanto ad altre persone che fumano (cannabis, tabacco o altro), oppure alcune diete, oppure gli effetti della protratta umidità o della carenza di ossigeno o di luce in alcuni ambienti, ecc.). E in tutti questi casi conta la durata complessiva di esposizione, e l'intensità, e, dopo un certo periodo che l'esposizione (attiva o passiva) è terminata, l'organismo tende a reintegrarsi.

Se l'organismo riesce a reintegrarsi completamente al 100% non si può sapere, perché interviene anche il fattore legato allo sviluppo e all'invecchiamento fisiologici del nostro organismo nel mentre passa il tempo; in altre parole, i criteri della "normalità" alla quale si dovrebbe tornare, non sono statici. Ad esempio, l'acuità percettiva e la memoria percettiva sono in calo graduale fisiologicamente già dalla fine d'infanzia; viceversa, migliora la memoria associativa e la memoria a lungo termine. Anche il carattere cambia col tempo. Ogni epoca della vita ha le sue malattie tipiche anche psichiche. Allora risulta discutibile attribuire la causalità degli eventuali problemi che a qualcuno possono insorgere solo ad un fattore esterno (la sostanza consumata), eccetto, ovviamente i casi con i sintomi tipici e con i nessi temporali evidenti.

Nel caso particolare della cannabis, bisogna tenere presente, che il suo effetto sulla psiche (anche a lungo termine) è individuale. A parità di durata e dell'intensità di esposizione, alcune persone sviluppano nevrosi, o anche le psicosi, mentre le altre persone - no. Perché ? Potrebbe trattarsi delle predisposizioni individuali o delle malattie prima latenti. In realtà, tutti noi abbiamo la predisposizione ad ammalarsi psichicamente, solo che ciascuno di noi ha la propria soglia di tolleranza di fronte ai fattori scatenanti, il che è un discorso anche dell'assetto genetico (che varia non solo fra le famiglie diverse, ma anche fra i popoli diversi), questa soglia è influenzata anche dalle esperienze pregresse emotive ed educative e dalle condizioni della salute del cervello e generali.

Gli effetti della cannabis si può dividere grosso modo in due gruppi:
- quelli che sono comuni anche ad altre sostanze assunte per inalazione, che possono recare danno al sistema respiratorio e all'organismo nell'insieme, compreso il sistema nervoso centrale, come, ad esempio, il fumo di tabacco;

- gli effetti psicotropi, che sono più individuali per ciascuno di noi.

Certamente, la mia risposta non è l'unica possibile.
Dr. Alex Aleksey Gukov


[#2] dopo  
397033

dal 2015
Grazie per la risposta.
Colgo l'occasione per chiedere se è trascurabile l'esposizione al fumo passivo, considerato il fatto che spesso mi trovo a stare in casa con amici che fumano.

[#3]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gli effetti del fumo passivo non sono trascurabili "in assoluto" (una certa quantità della sostanza viene assorbita, e, per quanto riguarda, ad esempio, le prove che può fare la polizia stradale, queste possono risultare positive, perché la sostanza è rintracciabile nei liquidi biologici della persona),

ma, rispondendo alla Sua domanda, ha più senso guardarlo dal punto di vista "relativo":

gli effetti possono essere maggiori su una persona che è più giovane (si conosce la buona regola di non fumare in presenza dei bambini), mentre può avere meno impatto su una persona più adulta; poi dipende dalla durata dell'esposizione e dalla concentrazione della sostanza nell'ambente (se si vive in una stanza dove rimane sempre un denso odore di cannabis, questo può avere maggiori effetti); dipende della sensibilità individuale (probabilmente, se una persona non ha avvertito effetti evidenti dopo un fumo attivo, non sarà molto sensibile nemmeno al fumo passivo), e, in relazione al fumo attivo, certamente si tratta di un assorbimento delle quantità molto minori.

Comunque,
il rischio principale nella situazione che Lei descrive lo vedo non nel fumo passivo, ma piuttosto nella possibilità della ricaduta nel consumo attivo (visto l'esempio che danno gli amici).
Dr. Alex Aleksey Gukov


[#4] dopo  
397033

dal 2015
Veramente qualche turbe d'ansia l'ho provata in quel periodo, ma settimane dopo aver smesso di fumare. (che tra l'altro non fumavo chissà quanto)
Ricordo che settimane dopo aver fumato, il giorno di un esame fui assalito da un attacco di panico, con successiva sensazione d'ansia e poi il giorno dopo un altro attacco di panico, spaventato andai all'ospedale dove mi somministrarono delle gocce dicendomi che si trattasse appunto di un attacco di panico.
Però non so se è da fare risalire all'uso di marijuana che era stato lasciato settimane dietro o per il fatto dell'esame in se per se, perchè mi sentivo in ansia giustamente.

Si parla comunque di tempo fa, da allora ho sostenuto numerosi esami senza riprovare la stessa sensazione.

In sostanza posso stare tranquillo? o devo pensare che è cambiata qualcosa dentro me a causa dell'uso di marijuana di 3 anni fa?

Purtroppo mi è venuto il pallino leggendo casualmente online un documento sulla marijuana che mi è capitato sotto gli occhi e la suggestione gioca brutti scherzi.

[#5]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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<< In sostanza posso stare tranquillo? o devo pensare che è cambiata qualcosa dentro me a causa dell'uso di marijuana di 3 anni fa? >>

- Le ho già risposto nelle mie repliche precedenti, nei limiti di quello che s può rispondere via internet, ovvero ho dato un'informazione generale; nel mentre dire via internet, e senza visitare la persona, se Lei è sano o malato - questo non si può fare.

Se Lei dubita rispetto alle proprie condizioni di salute, può fare la visita specialistica, ma se sta bene, e Le servirebbe solo per rassicurarsi, allora non basterà né quello che posso scrivere io, né una visita dal vivo, perché entrambe le cose sarebbero solo un ennesimo tentativo di rassicurarsi, alla pari della mole dell'informazione già consultata da Lei.

Quello che Lei mi fa capire non è un problema della cannabis, ma della difficoltà a prendersi la responsabilità, a sopportare il dubbio ed il rischio. Se una persona fa una cosa, la quale può essere potenzialmente dannosa, ne prende la responsabilità, prende in conto i rischi. Se, dopo ritiene opportuno controllarsi, allora lo fa (non via internet); e se non avverte problemi e pensa che è tutto a posto, allora perché lo deve dire a Lei qualcun'altro ?

Già durante gli studi di medicina uno studente che frequenta i reparti è esposto, ad esempio, al rischio di certe infezioni, per alcune delle quali non esiste la vaccinazione, le prove di laboratorio possono dare dei falsi positivi o negativi, e non sempre sono infezioni facilmente curabili. Allora... come farà ?

Io penso che ha veramente senso consultare uno specialista, magari uno psicologo che può darsi l'Università ha a disposizione oppure l'ambulatorio di psicologia presso l'ospedale, ma per occuparsi della Sua tendenza alla suggestionabilità. Intanto, lo psicologo può anche valutare la Sua situazione psichica e cognitiva, se Lei dubita.
Dr. Alex Aleksey Gukov


[#6] dopo  
397033

dal 2015
Effettivamente ha ragione, paranoie inutili. Grazie delle delucidazioni