Utente 345XXX
Dopo quasi due ore di colloquio iniziale in cui ho svuotato il sacco, lo psichiatra mi ha detto che sono affetto da una depressione non grave ma purtroppo cronica (infatti ne ricordo i sintomi anche dall'età di 10 anni o forse anche prima) per la quale è consigliabile una cura antidepressiva a vita.
A voi è mai capitato che una persona abbia avuto bisogno di una cura antidepressiva a vita? Può essere considerata una cosa che rientra nella normalità della malattia o sono una caso piuttosto isolato?
Io sono perplesso anche per via del fatto che lo stesso specialista ha riconosciuto che la mia depressione non è grave (anche se ci soffro lo stesso e pure molto).

Scusatemi, inoltre, non mi reputo e non sono certamente un genio ma sicuramente a livello di intelligenza sono nella norma (francamente attorno a me ne vedo di gente più stupida del sottoscritto), mi sto allora chiedendo e domando a voi: ma queste forme di depressione possono in qualche maniera dipendere da scarso QI oppure dal "cattivo" e ombroso carattere che uno per indole si ritrova ?
Non che io abbia una salute di ferro (ad esempio la mia ipoacusia fin dai sei anni di vita, che è andata lentamente ad aggravarsi, certamente ha contribuito - e contribuisce - non poco.............) che non abbia problemi economici ecc. perchè purtroppo ho pure di questi problemi, non credo però siano così gravi da essere la principale causa della mia perenne tristezza, anche perchè ci sono tante persone che si trovano in condizioni ben peggiori delle mie eppure all'apparenza (ma anche non..... eeeh!!!) sembra non abbiano idea di cosa sia la depressione (e gli auguro di non conoscerla mai),
- quindi sono io (la mia indole/carattere) ?
- è la mia scarsa intelligenza ?
- o invece è principalmente una questione di chimica nel cervello........... nel senso che così come i diabetici sono deficienti di insulina così alla stessa stregua il mio cervello ha una deficienza di neurotrasmettitori e quant'altro e non c'è nulla da fare se non curarsi a vita? (questa mia ultima ipotesi è totalmente strampalata o alla fine dei conti le cose stanno così?)

Una vostra risposta sarebbe molto gradita e magari potrebbe anche essermi benefica.
Buona serata

[#1]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Intelligenza e umore non sono in rapporto tra loro, non capisco perché lei li associ.
Mi sembra singolare che uno psichiatra al primo colloquio dia un giudizio così netto sulla necessità "a vita" di un antidepressivo. In alcuni casi è opportuno prolungare l'assunzione per alcuni anni, dipende dalle situazioni.
La depressione è una patologia multifattoriale sulla quale incidono in proporzione diversa da persona a persona fattori genetici, ambientali, familiari, non è legata semplicemente a una carenza di neurotrasmettitori.
Franca Scapellato

[#2] dopo  
Utente 345XXX

Grazie per la risposta.
Sulla singolarità vorrei chiarire che si è trattato del primo colloquio ma non della prima visita, nel senso che in passato ero stato in cura anche con l'attuale psichiatra, quindi già mi conosceva e così, come hanno fatto anche altri specialisti (poichè da quasi vent'anni ho iniziato e finito cure antidepressive) anche lui dopo un tot di mesi (sono andato dai 18 mesi ai 30 mesi circa di assunzione continuata) mi aveva sospeso la cura.
Ora non è stato lui di sua spontanea volontà a dirmi che molto probabilmente necessito di una cura continuativa a vita ma sono stato io a chiedergli: dottore, ma perchè ogni volta dopo un pò di tempo dalla fine della cura poi i sintomi ritornano a volte anche più violenti? Io sono stanco poi di ricominciare d'accapo e subire ogni volta gli iniziali e fastidiosissimi effetti collaterali?
Ed è stato a questo punto e dopo avermi ascoltato a lungo che lo psichiatra mi ha detto schiettamente dell' alta probabilità di una cura a vita o giù di lì.

Riguardo la genetica che lei cita, non so se centra qualcosa ma in famiglia c'è mia madre che soffre di depressione.

Non so se ho ben compreso ma mi sembra di capire che lei non è d'accordo su una cura protratta per lunghissimi anni (non tre - quattro) e ancora meno a vita.
Quindi alla mia domanda
" A voi è mai capitato che una persona abbia avuto bisogno di una cura antidepressiva a vita? Può essere considerata una cosa che rientra nella normalità della malattia o sono una caso piuttosto isolato?
Io sono perplesso anche per via del fatto che lo stesso specialista ha riconosciuto che la mia depressione non è grave (anche se ci soffro lo stesso e pure molto)."

la sua risposta è: che non ha mai curato un paziente a vita (o ne ha avuti pochissimi);
che sono un caso piuttosto isolato;
e che non essendo la mia una depressione grave non si vede il motivo di una cura a vita o per tanti e tanti anni?

Per cui ............. anche con una carenza di neurotrasmettitori (e visto la depressione non grave, dunque presumo la carenza non sia tanta) io potrei vivere (sufficientemente bene) anche senza antidepressivo ? (o cmq combattere per l'ennesima volta la bestia nera anche per 3 - 4 anni per poi fare ameno del farmaco? .......... io però vorrei vincere la guerra non la battaglia!!)

In passato mi era stato detto cose del tipo che dovevo dare modo al cervello di rimettersi in carreggiata e ristabilirsi e per questo le cure dovevano durare abbastanza ma pur essendo durate anche più di due anni io mi sono sempre ritrovato punto e accapo.

Grazie ancora per l'ascolto.

[#3]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Adesso ho capito meglio, grazie.
La durata della cura mi sembra un falso problema, il problema vero è riuscire a stare bene e vivere bene, e per questo la compressa è (ora e per X anni) necessaria, ma non sufficiente. Una volta che l'umore sia tornato un po' più stabile è importante dare valore e contenuti alla vita, trovare qualcosa di interessante da fare ogni giorno; se non c'è lavoro purtroppo è più difficile, ma anche coltivare un interesse, uno sport, imparare qualcosa di nuovo, notare i feedback positivi delle persone intorno (che i depressi tendono a non considerare): un "sei stato bravo", un "grazie", un sorriso, una manifestazione di simpatia da parte di qualcuno sono vitamine per la mente, e aiutano a produrre sostanze positive nel cervello, che fanno stare bene.
Poi si può provare dopo un tot di anni a ridurre e sospendere la cura, ma se non ci sono le basi pratiche, concrete, per sentirsi se non felice (che è una parola esagerata) almeno un po' sereno e capace di fare delle cose e di contare per alcune persone, la depressione ritorna.
Franca Scapellato

[#4] dopo  
Utente 345XXX

Ok, grazie gentile dr.ssa!
Mi scusi, posso domandarle un'ultima cosa:
gli ssri o la vortioxetina (che ancora non ho capito se è o non è un ssri ....... immagino che andando ad agire sulla ricaptazione serotoninergica lo sia ma forse può anche essere più un snri)
dopo un tot di anni di assunzione iniziano a non fare più effetto?
Glielo chiedo perchè io sapevo che questo discorso dell'assuefazione sussiste per le benzodiazepine ma se non ricordo male però, una dr.ssa che mi ha avuto in cura in passato mi aveva detto che anche gli antidepressivi dopo un tot di anni iniziano a non dare più benefici e dunque a non curare/trattare più la depressione.

Grazie ancora e cordiali saluti


[#5]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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La vortioxetina agisce in modo "multimodale", cioè su più neurotrasmettitori. In teoria dovrebbe essere più efficace degli SSRI, ma questo lo può dire solo il tempo: nonostante anni di sperimentazioni costose, nonostante l'entusiasmo iniziale che accompagna sempre l'immissione di un nuovo farmaco, c'è da considerare il fattore umano e il famoso effetto placebo, che influisce addirittura su nuove tecniche chirurgiche, figurarsi quando in gioco ci sono le emozioni!
Sull'assuefazione agli antidepressivi non ci sono regole certe, anche qui dipende da soggetto a soggetto, e dalla diagnosi di base. Di solito quando l'assunzione è prolungata alla radice del problema ci sono tratti caratteriali sui quali i farmaci non agiscono, mentre sono utili i comportamenti che suggerivo sopra.
Franca Scapellato

[#6] dopo  
Utente 345XXX

E' anche quello che mi frega alla grande cara Dr.ssa Scapellato........ i tratti caratteriali che lei cita, poichè sono conscio di avere (pur essendo una brava persona e di cuore) un carattere molto molto brutto,
era da un pò che avevo intuito che il problema non era solo depressivo ma probabilmente anche caratteriale (ahimè! mix esplosivo)
non mi resta che assumere il farmaco e se arriverà un pò di stabilità vedrò di seguire i consigli suggeriti!

La cosa che però mi preoccupa un pò è leggere che la vortioxetina agisce su più neurotrasmettitori,
mi preoccupa perchè gli ssri in passato mi hanno causato un pò di calo della libido e problemi sessuali,
poi ho assunto la duloxetina che indubbiamente è stato il farmaco che più mi ha giovato sulla depressione, il problema però è che andando ad agire su più neurotrasmettitori i problemi sessuali che mi ha causato (forte calo libido - difficoltà o impossibilità ad eiaculare - abbattimento piacere orgasmico e robe varie) sono stati talmente gravi che sono stato costretto a sospenderne l'assunzione.

Leggere adesso che la vortioxetina agisce su più neurotrasmettitori ( e su più neuro agisce anche la duloxetina) da un lato mi fa sperare che sulla depressione potrà essere davvero efficace, mentre dall'altro lato mi fa temere che può causarmi effetti collaterali talmente gravi da portare alla sospensione della cura.

Porgendole cordiali saluti, la ringrazio di cuore per l'aiuto e i suggerimenti che mi sta dando.
Grazie

[#7]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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La vortioxetina viene pubblicizzata come farmaco che interferisce poco sulla sfera sessuale.
Franca Scapellato

[#8] dopo  
Utente 345XXX

L'avevo letto ma ........... lei crede alla pubblicità? ....... o si tratterà mica di "pubblicità ingannevole"?

Le saprò dire fra un pò di tempo ........
Cordialmente

[#9]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Mi spiego meglio: da ricerche cliniche su pazienti risulta che fino al dosaggio giornaliero di 15 mg non ci sono differenze per quanto riguarda la sfera sessuale rispetto al placebo. A dosi uguali o superiori a 20 mg ci possono essere problemi oppure no.
Il suo ragionamento si basa su presupposti arbitrari (azione su più neurotrasmettitori uguale più problemi, cosa assolutamente non dimostrata) per arrivare a uno scenario catastrofico: effetti collaterali talmente gravi da arrivare alla sospensione della cura. Si tratta di un meccanismo mentale, la catastrofizzazione, che aiuta e mantiene la depressione.
Franca Scapellato

[#10] dopo  
Utente 345XXX

Ok gentile Dr.ssa Scapellato,
il messaggio è chiaro e devo anche cercare di non farmi incastrare dal meccanismo mentale di catastrofizzazione,
mi scusi però, nel caso che l'assunzione di brintellix a 10 mg dovesse causarmi un abbassamento del desiderio e/o difficoltà/ritardo eiaculatorio od orgasmico,
è probabile che proseguendo la cura questi problemi vadano scemando già dopo il primo mese per poi pian piano attenuarsi di molto fino anche al punto di non creare più problemi (anche se inizialmente l'avevano causato)?

Glielo chiedo proprio per non farmi sopraffare dal meccanismo mentale di catastrofizzazione,
nel senso che se per caso presenterò questi problemi (per effetto della molecola o del placebo), sapere che col prosieguo dell'assunzione è probabile andranno via o diminuiranno notevolmente ............. mi sarebbe più facile non farmi incastrare.

Ultime due cose (se me lo permette): ad oggi è confermato che la vortioxetina sulla depressione agisce più velocemente degli precedenti antidepressivi, cioè entro le prime due settimane,
o invece curando i pazienti si è visto che anch'essa necessita di un mese o anche un mese e mezzo?

Infine: così come gli altri antidepressivi, anche col Brintellix c'è il rischio e la probabilità che all'inizio della cura (in passato mi è successo) i sintomi depressivi aumentino di gravità?

Cordiali saluti e grazie di nuovo per i graditi consigli