Bambina di 6 anni rifiuta la scuola: cosa fare?
Buongiorno
Mia nipote di 6anni non vuole andare a scuola al mattino piange tutti i giorni e vuole stare con la mamma
Ha gia' frequentato x 3 anni la scuola materna andava volenteriri a parte qualche sporadica crisi
Le maestre sostengono che a scuola la bambina anche con le lacrime lavora pero' alcune giorni i pianti sono prolungati
Dicono che non hanno rilevato alcun problema, nessun episodio spiacevole con i compagni tale da giustificare qs comportamento
Fino a novembre andava senza problemi
Al di fuori della scuola ha scatti di rabbia, si impone, dice di voler fare quello che vuole xche' e' grande
I genitori invece di avviarla a un percorso di autonomia le concedono piu' spazio con loro: all'uscita prima andava a casa dai nonni ora torna dalla mamma, di notte dorme nel lettone, quando ha scatti d'ira la mamma pretende di farla ragionare (aveva due anni e gia' le parlava di saper gestire le proprie emozioni, sono sempre stati permissivi nei suoi confronti e accondiscendenti esempio intraprende pattinaggio poi dice di non volere piu" andare e l'accontentano
Chiedono x qualsiasi cosa cosa vuoi fare?
Capisco ma alcune regole servirebbero
La scelta?
Tra due alternative
Conclusione ora vede i nonni solo come alternativa ai genitori che lavorano
Consigliabile un percorso psicologico x tutti?
Mia nipote di 6anni non vuole andare a scuola al mattino piange tutti i giorni e vuole stare con la mamma
Ha gia' frequentato x 3 anni la scuola materna andava volenteriri a parte qualche sporadica crisi
Le maestre sostengono che a scuola la bambina anche con le lacrime lavora pero' alcune giorni i pianti sono prolungati
Dicono che non hanno rilevato alcun problema, nessun episodio spiacevole con i compagni tale da giustificare qs comportamento
Fino a novembre andava senza problemi
Al di fuori della scuola ha scatti di rabbia, si impone, dice di voler fare quello che vuole xche' e' grande
I genitori invece di avviarla a un percorso di autonomia le concedono piu' spazio con loro: all'uscita prima andava a casa dai nonni ora torna dalla mamma, di notte dorme nel lettone, quando ha scatti d'ira la mamma pretende di farla ragionare (aveva due anni e gia' le parlava di saper gestire le proprie emozioni, sono sempre stati permissivi nei suoi confronti e accondiscendenti esempio intraprende pattinaggio poi dice di non volere piu" andare e l'accontentano
Chiedono x qualsiasi cosa cosa vuoi fare?
Capisco ma alcune regole servirebbero
La scelta?
Tra due alternative
Conclusione ora vede i nonni solo come alternativa ai genitori che lavorano
Consigliabile un percorso psicologico x tutti?
Buongiorno,
la ringrazio per la descrizione attenta e partecipe della situazione. È evidente la sua preoccupazione per il benessere della bambina e per il clima che si è creato attorno alla scuola e alla gestione quotidiana.
Dal punto di vista psicologico, il rifiuto scolastico che emerge non sembra legato a difficoltà specifiche nell’ambiente scuola, come confermato dalle insegnanti, ma piuttosto a una fase evolutiva in cui la separazione dalle figure di riferimento sta diventando più faticosa. Il fatto che la bambina, pur piangendo, riesca a partecipare alle attività scolastiche indica che possiede le risorse per stare nel contesto, ma fatica nel momento del distacco.
Intorno ai 5 6 anni è frequente osservare un bisogno di riaffermazione del legame con i genitori, soprattutto se, per vari motivi, l’assetto familiare tende a offrire molta vicinanza e protezione. In questi casi, alcuni comportamenti come gli scatti di rabbia, il desiderio di imporre le proprie scelte o la richiesta di dormire nel lettone possono rappresentare tentativi, non sempre consapevoli, di gestire l’ansia da separazione e di testare i confini relazionali.
Più che parlare di regole rigide o di permissività , può essere utile pensare al bisogno della bambina di confini chiari e coerenti, che le permettano di sentirsi contenuta e sicura. Offrire scelte limitate (ad esempio tra due alternative) e mantenere routine prevedibili può aiutarla a sviluppare gradualmente autonomia senza sentirsi abbandonata.
Rispetto alla sua domanda finale, un percorso psicologico non è necessariamente indicato solo per la bambina. Spesso, in situazioni come questa, uno spazio di confronto per i genitori può essere particolarmente utile per riflettere sullo stile educativo, sull’equilibrio tra vicinanza e autonomia e su come sostenere la bambina in questa fase senza rinforzare involontariamente la difficoltà.
In molti casi, un breve intervento di consulenza genitoriale è sufficiente per riequilibrare la situazione e favorire una ripresa serena della frequenza scolastica, senza che ciò implichi la presenza di un problema psicologico strutturato.
Un cordiale saluto.
la ringrazio per la descrizione attenta e partecipe della situazione. È evidente la sua preoccupazione per il benessere della bambina e per il clima che si è creato attorno alla scuola e alla gestione quotidiana.
Dal punto di vista psicologico, il rifiuto scolastico che emerge non sembra legato a difficoltà specifiche nell’ambiente scuola, come confermato dalle insegnanti, ma piuttosto a una fase evolutiva in cui la separazione dalle figure di riferimento sta diventando più faticosa. Il fatto che la bambina, pur piangendo, riesca a partecipare alle attività scolastiche indica che possiede le risorse per stare nel contesto, ma fatica nel momento del distacco.
Intorno ai 5 6 anni è frequente osservare un bisogno di riaffermazione del legame con i genitori, soprattutto se, per vari motivi, l’assetto familiare tende a offrire molta vicinanza e protezione. In questi casi, alcuni comportamenti come gli scatti di rabbia, il desiderio di imporre le proprie scelte o la richiesta di dormire nel lettone possono rappresentare tentativi, non sempre consapevoli, di gestire l’ansia da separazione e di testare i confini relazionali.
Più che parlare di regole rigide o di permissività , può essere utile pensare al bisogno della bambina di confini chiari e coerenti, che le permettano di sentirsi contenuta e sicura. Offrire scelte limitate (ad esempio tra due alternative) e mantenere routine prevedibili può aiutarla a sviluppare gradualmente autonomia senza sentirsi abbandonata.
Rispetto alla sua domanda finale, un percorso psicologico non è necessariamente indicato solo per la bambina. Spesso, in situazioni come questa, uno spazio di confronto per i genitori può essere particolarmente utile per riflettere sullo stile educativo, sull’equilibrio tra vicinanza e autonomia e su come sostenere la bambina in questa fase senza rinforzare involontariamente la difficoltà.
In molti casi, un breve intervento di consulenza genitoriale è sufficiente per riequilibrare la situazione e favorire una ripresa serena della frequenza scolastica, senza che ciò implichi la presenza di un problema psicologico strutturato.
Un cordiale saluto.
dott. Benedetto Vivona
Ricevo a Trapani e online
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani
3317463183
Utente
Grazie mille ,esauriente
Utente
Grazie x la risposta
I genitori non vogliono prendere in considerazione una consulenza genitoriale convinti che il loro sistema educativo sia valido
La bambina continua a vivere un disagio che in alcune situazioni sfocia in crisi aggressive o in frustrazioni che non riesce a gestire
Insistono nel volerla fare ragionare,persistono nel chiedere cosa vuoi fare xche' non vogliono obbligarla a fare cose contro la sua volonta'
Qualche libro da consigliare che li illumini sul ruolo genitoriale?
I genitori non vogliono prendere in considerazione una consulenza genitoriale convinti che il loro sistema educativo sia valido
La bambina continua a vivere un disagio che in alcune situazioni sfocia in crisi aggressive o in frustrazioni che non riesce a gestire
Insistono nel volerla fare ragionare,persistono nel chiedere cosa vuoi fare xche' non vogliono obbligarla a fare cose contro la sua volonta'
Qualche libro da consigliare che li illumini sul ruolo genitoriale?
Gentile,
grazie per l’aggiornamento e per la cura con cui segue la bambina. Quello che descrive è molto comune nei bambini di 6 anni: il disagio spesso nasce dalla gestione delle emozioni e dal bisogno di confini chiari, più che da problemi scolastici o sociali. Quando i genitori cercano di far ragionare la bambina o le lasciano sempre la scelta, anche con le migliori intenzioni, può involontariamente aumentare ansia e frustrazione, invece di favorire autonomia e sicurezza.
Capisco bene il suo desiderio di aiutare e proteggere la nipote. In questi casi, il ruolo dei nonni può essere prezioso se orientato al sostegno emotivo e all’osservazione attenta, senza sostituirsi ai genitori né intervenire sulle regole quotidiane. Essere presenti, rassicuranti e coerenti con quanto stabilito dai genitori può fare davvero la differenza, creando un senso di sicurezza per la bambina.
Alcuni testi di psicologia dell’infanzia, come Genitori efficaci’ di Thomas Gordon, possono essere interessanti per riflettere sul ruolo educativo e sul modo di gestire emozioni e confini, senza dover intervenire direttamente.
Resto a disposizione.
Un caro saluto
grazie per l’aggiornamento e per la cura con cui segue la bambina. Quello che descrive è molto comune nei bambini di 6 anni: il disagio spesso nasce dalla gestione delle emozioni e dal bisogno di confini chiari, più che da problemi scolastici o sociali. Quando i genitori cercano di far ragionare la bambina o le lasciano sempre la scelta, anche con le migliori intenzioni, può involontariamente aumentare ansia e frustrazione, invece di favorire autonomia e sicurezza.
Capisco bene il suo desiderio di aiutare e proteggere la nipote. In questi casi, il ruolo dei nonni può essere prezioso se orientato al sostegno emotivo e all’osservazione attenta, senza sostituirsi ai genitori né intervenire sulle regole quotidiane. Essere presenti, rassicuranti e coerenti con quanto stabilito dai genitori può fare davvero la differenza, creando un senso di sicurezza per la bambina.
Alcuni testi di psicologia dell’infanzia, come Genitori efficaci’ di Thomas Gordon, possono essere interessanti per riflettere sul ruolo educativo e sul modo di gestire emozioni e confini, senza dover intervenire direttamente.
Resto a disposizione.
Un caro saluto
dott. Benedetto Vivona
Ricevo a Trapani e online
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani
3317463183
Utente
Grazie ancora
Un'ultima domanda
Per agevolare il distacco dalla mamma e' utile assecondare la bambina che vorrebbe sempre stare piu' tempo con lei o spingerla invece a frequentare i suoi coetanei di scuola agevolandola a socializzare?
Esempio pratico:
Quando esce da scuola se sa che la mamma e' a casa vuole tornare a casa in caso contrario si ferma a giocare
Cosi facendo pero' i bambini la emarginano e non la chiamano piu' a giocare
I genitori danno sempre la precedenza a quello che lei vuole fare
Un'ultima domanda
Per agevolare il distacco dalla mamma e' utile assecondare la bambina che vorrebbe sempre stare piu' tempo con lei o spingerla invece a frequentare i suoi coetanei di scuola agevolandola a socializzare?
Esempio pratico:
Quando esce da scuola se sa che la mamma e' a casa vuole tornare a casa in caso contrario si ferma a giocare
Cosi facendo pero' i bambini la emarginano e non la chiamano piu' a giocare
I genitori danno sempre la precedenza a quello che lei vuole fare
Gentile,
la questione che solleva si osserva spesso nei bambini di questa età, soprattutto quando il legame con la figura materna è particolarmente forte. È naturale che la bambina desideri passare più tempo con la mamma, soprattutto se sente ansia o insicurezza legata al distacco. Tuttavia, parte fondamentale dello sviluppo emotivo e sociale di un bambino è imparare gradualmente a tollerare l’assenza della figura di riferimento e a trovare piacere nelle relazioni con i coetanei.
Assecondare sempre la volontà della bambina di tornare a casa può fornire conforto immediato, ma rischia di rinforzare l’evitamento e limitare le opportunità di socializzazione. D’altra parte, incoraggiarla a rimanere a giocare con i compagni, anche se inizialmente manifesta resistenze, permette di sviluppare autonomia, resilienza e senso di competenza nelle relazioni con gli altri bambini.
Un approccio utile può essere graduale: ad esempio, preparare la bambina al momento del distacco, spiegandole in anticipo cosa accadrà, offrendo rassicurazioni e stabilendo piccoli obiettivi raggiungibili, come restare a giocare per brevi periodi e aumentare progressivamente la durata. È importante celebrare i successi e farle percepire che la mamma sarà sempre disponibile al ritorno, in modo da ridurre l’ansia legata alla separazione.
L’obiettivo quindi non è forzare la bambina, ma accompagnarla delicatamente verso l’autonomia, bilanciando attenzione e rispetto dei suoi bisogni emotivi con l’opportunità di sviluppare legami con i coetanei e vivere esperienze di socializzazione.
Mi auguro che queste indicazioni possano esserle utili e averle offerto qualche spunto utile per gestire al meglio la situazione.
Un cordiale saluto.
la questione che solleva si osserva spesso nei bambini di questa età, soprattutto quando il legame con la figura materna è particolarmente forte. È naturale che la bambina desideri passare più tempo con la mamma, soprattutto se sente ansia o insicurezza legata al distacco. Tuttavia, parte fondamentale dello sviluppo emotivo e sociale di un bambino è imparare gradualmente a tollerare l’assenza della figura di riferimento e a trovare piacere nelle relazioni con i coetanei.
Assecondare sempre la volontà della bambina di tornare a casa può fornire conforto immediato, ma rischia di rinforzare l’evitamento e limitare le opportunità di socializzazione. D’altra parte, incoraggiarla a rimanere a giocare con i compagni, anche se inizialmente manifesta resistenze, permette di sviluppare autonomia, resilienza e senso di competenza nelle relazioni con gli altri bambini.
Un approccio utile può essere graduale: ad esempio, preparare la bambina al momento del distacco, spiegandole in anticipo cosa accadrà, offrendo rassicurazioni e stabilendo piccoli obiettivi raggiungibili, come restare a giocare per brevi periodi e aumentare progressivamente la durata. È importante celebrare i successi e farle percepire che la mamma sarà sempre disponibile al ritorno, in modo da ridurre l’ansia legata alla separazione.
L’obiettivo quindi non è forzare la bambina, ma accompagnarla delicatamente verso l’autonomia, bilanciando attenzione e rispetto dei suoi bisogni emotivi con l’opportunità di sviluppare legami con i coetanei e vivere esperienze di socializzazione.
Mi auguro che queste indicazioni possano esserle utili e averle offerto qualche spunto utile per gestire al meglio la situazione.
Un cordiale saluto.
dott. Benedetto Vivona
Ricevo a Trapani e online
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani
3317463183
Utente
Sarebbe auspicabile ma la bilancia pende sempre da una sola parte
Grazie ancora
Grazie ancora
Questo consulto ha ricevuto 7 risposte e 457 visite dal 06/02/2026.
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