Chiusura una relazione tossica
A metà novembre ho chiuso una relazione tossica che per due anni mi ha portato stress ansie e il riacutizzarsi del colon irritabile, da un mesetto ho smesso di spiare i suoi profili social, fatto una dieta da una nutrizionista che mi ha diminuito di molto anche grazie ai proibitici i sintomi, ora però ho sostituito la dipendenza emotiva con il controllo dei battiti continui (sempre perfetti) e paranoie, che sono depresso etc brutti pensieri che mi portano quasi a vedermi al di fuori della routine in cui non riesco a rientrare, come se il cervello si fosse spento, una sensazione molto brutta che sfoga in attacchi d ansia pre appuntamenti e gambe molli, in cui agisco di default, nel frattempo ho ripreso a correre con ottimi risultati insomma, il corpo ce la mente no, come se fossi in bornout, ansia sempre presente, per qualsiasi minima emozione; unico dato l hrv basso prima di situazioni da stress, mentre i battiti restano sempre giusti, avevo una bella vita prima e vorrei tornarci ma per ora non riesco ad apprezzarla come se fossi anestetizzato, e’ normale quanto tempo si sta in questa condizione oscena? in cui non riesco a godermi un film perché sono estraniato, come devo agire oltre ad aver chiuso relazione, ripreso hobby, dieta, come posso non entrare nel loop di pensieri di depressione che non avevo
Buongiorno,
la ringrazio per la chiarezza con cui descrive ciò che sta vivendo. Dalle sue parole emerge un lavoro importante che ha già fatto: ha chiuso una relazione fonte di forte stress, ha ridotto comportamenti di controllo (come il monitoraggio dei social), si è preso cura del corpo, ha ripreso attività fisica e routine salutari. Tutto questo indica risorse e capacità di reazione, non fragilità.
Dal punto di vista psicologico, ciò che descrive è compatibile con una fase di riassestamento post-stress prolungato. Dopo periodi relazionali intensi e logoranti, non è raro che il sistema nervoso resti in uno stato di allerta anche quando la causa principale non è più presente. In questi casi, l’ansia tende a spostarsi : venuta meno la dipendenza emotiva, l’attenzione si ancora al corpo, ai parametri fisiologici, ai pensieri catastrofici sulla salute o sull’umore. Non perché ci sia un nuovo problema, ma perché la mente continua a cercare qualcosa da monitorare per sentirsi al sicuro.
La sensazione di anestesia emotiva , di estraniamento o di funzionare in automatico che descrive è spesso legata a uno stato di sovraccarico prolungato. Non indica che il cervello si sia spento , ma piuttosto che sta cercando di proteggersi da un eccesso di stimolazione e tensione. Anche gli attacchi d’ansia anticipatori e la difficoltà a godere delle attività che prima erano piacevoli rientrano in questo quadro.
È comprensibile chiedersi se tutto questo sia normale e quanto possa durare. La durata non è uguale per tutti, ma tende a ridursi quando, oltre ai cambiamenti comportamentali (che lei ha già messo in atto), si lavora sul rapporto con i pensieri e con le sensazioni, interrompendo il loop di controllo, interpretazione e allarme. Più si cerca di verificare se si è depressi, se si prova abbastanza, se il corpo reagisce come dovrebbe , più il sistema resta bloccato.
In questi momenti, l’obiettivo non è forzarsi a stare bene o a tornare come prima , ma permettere gradualmente al sistema di uscire dallo stato di emergenza. Un percorso psicologico può essere utile proprio per questo: aiutare a comprendere cosa mantiene attiva l’ansia, ridurre la ruminazione e accompagnare il recupero della presenza emotiva, senza trasformare ogni sensazione in un segnale di pericolo.
Il fatto che lei riconosca di aver avuto una bella vita e desideri tornarci è un indicatore importante: quella capacità non è persa, è temporaneamente offuscata da uno stato di affaticamento emotivo. Con il giusto supporto, può riemergere.
Un cordiale saluto.
la ringrazio per la chiarezza con cui descrive ciò che sta vivendo. Dalle sue parole emerge un lavoro importante che ha già fatto: ha chiuso una relazione fonte di forte stress, ha ridotto comportamenti di controllo (come il monitoraggio dei social), si è preso cura del corpo, ha ripreso attività fisica e routine salutari. Tutto questo indica risorse e capacità di reazione, non fragilità.
Dal punto di vista psicologico, ciò che descrive è compatibile con una fase di riassestamento post-stress prolungato. Dopo periodi relazionali intensi e logoranti, non è raro che il sistema nervoso resti in uno stato di allerta anche quando la causa principale non è più presente. In questi casi, l’ansia tende a spostarsi : venuta meno la dipendenza emotiva, l’attenzione si ancora al corpo, ai parametri fisiologici, ai pensieri catastrofici sulla salute o sull’umore. Non perché ci sia un nuovo problema, ma perché la mente continua a cercare qualcosa da monitorare per sentirsi al sicuro.
La sensazione di anestesia emotiva , di estraniamento o di funzionare in automatico che descrive è spesso legata a uno stato di sovraccarico prolungato. Non indica che il cervello si sia spento , ma piuttosto che sta cercando di proteggersi da un eccesso di stimolazione e tensione. Anche gli attacchi d’ansia anticipatori e la difficoltà a godere delle attività che prima erano piacevoli rientrano in questo quadro.
È comprensibile chiedersi se tutto questo sia normale e quanto possa durare. La durata non è uguale per tutti, ma tende a ridursi quando, oltre ai cambiamenti comportamentali (che lei ha già messo in atto), si lavora sul rapporto con i pensieri e con le sensazioni, interrompendo il loop di controllo, interpretazione e allarme. Più si cerca di verificare se si è depressi, se si prova abbastanza, se il corpo reagisce come dovrebbe , più il sistema resta bloccato.
In questi momenti, l’obiettivo non è forzarsi a stare bene o a tornare come prima , ma permettere gradualmente al sistema di uscire dallo stato di emergenza. Un percorso psicologico può essere utile proprio per questo: aiutare a comprendere cosa mantiene attiva l’ansia, ridurre la ruminazione e accompagnare il recupero della presenza emotiva, senza trasformare ogni sensazione in un segnale di pericolo.
Il fatto che lei riconosca di aver avuto una bella vita e desideri tornarci è un indicatore importante: quella capacità non è persa, è temporaneamente offuscata da uno stato di affaticamento emotivo. Con il giusto supporto, può riemergere.
Un cordiale saluto.
dott. Benedetto Vivona
Laureato in psicologia LM-51
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani
Utente
Grazie mille martedì ho preso appuntamento con una psicoterapeuta anche se ora sembra lunga arrivare anche a martedì , quindi Devon interrompere anche il controllo continuo? Vado ancora più in bornout comunque ci provo , grazie mille per la risposta , domani dovrei andare al cinema ma sono a pezzi non so che fare
Questo consulto ha ricevuto 2 risposte e 70 visite dal 06/02/2026.
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