Paura solitudine post-lutto: cosa fare?

Buongiorno Dottori
avevo già chiesto un consulto sull'argomento, ma sono ancora piena di dubbi.

Circa tre anni fa ho perso mio padre, uomo pieno di interessi e super carismatico.
La figura più importante della mia vita.

Sono single e mi sono rimasti solo due fratelli (ognuno ha la sua famiglia) e mia madre: Sia mia madre che i miei fratelli mi sono indifferenti affettivamente, ma adesso ho paura di rimanere da sola quando mia madre se ne andrà.

Vivevo da sola e sono tornata a vivere con lei (non vuole più stare da sola).

Non so che strada prendere.
Ho amici e interessi ma non so se tornare a vivere da sola.

In verità a casa con lei non sto benissimo perché mi ricorda l'abisso che c'é tra la sua personalità e quella di mio padre.

Vivo con l'ansia ogni giorno di non saper affrontare la vita quando sarò da sola.

Grazie per l'aiuto.

Buona giornata
Psicologo attivo dal 2025 al 2026
Psicologo
Gentile utente,
la perdita della sua figura di riferimento aggiunge dolore al dolore che segue un lutto già di per sé fortemente destabilizzante. Una perdita di grande portata, che lascia vuoti affettivi ma anche le viene a mancare il suo punto di riferimento. Ciò che ci descrive è compatibile con una reazione a un lutto non ancora del tutto elaborato.
La paura di non farcela da sola spesso nasce più dal dolore e dall’insicurezza che dalla realtà e delle proprie capacità. Guardare al futuro con il pensiero riguardo il momento in cui la mamma verrà a mancare la fa vivere in un tempo che non è il presente. E vivere con sofferenza.
Sarebbe utile andare per gradi: cosa la aiuterebbe adesso a stare un po’ meglio? Un percorso con un professionista potrebbe aiutarla a elaborare il lutto, ridurre l’ansia e ritrovare fiducia in se stessa, per affrontare scelte come il tornare a vivere da sola con serenità. Si dia il tempo di guarire, con il giusto supporto.
Cordialità
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Risposta utile
Dr. Benedetto Vivona Psicologo 47 4
Buongiorno,

la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della sua storia. Dalle sue parole emerge con chiarezza quanto la perdita di suo padre abbia rappresentato non solo un lutto affettivo, ma anche una frattura profonda nel modo in cui si percepisce oggi nel mondo e nel futuro.
La figura paterna sembra aver avuto per lei una funzione centrale di riferimento. È comprensibile che, venuta meno questa presenza, si sia attivata una sensazione di vuoto e di precarietà, soprattutto rispetto all’idea di dover affrontare la vita da sola . In questo senso, la paura che descrive non appare tanto legata alla solitudine in sé, quanto al timore di non avere più un punto interno di appoggio sufficientemente solido.
Il ritorno a vivere con sua madre sembra inserirsi proprio in questo passaggio. Da un lato risponde a un bisogno concreto di non lasciarla sola, dall’altro la espone quotidianamente a un confronto doloroso, che riattiva il senso di mancanza e il confronto implicito con ciò che suo padre rappresentava per lei. È comprensibile che questo renda la convivenza emotivamente faticosa.
Il dubbio se tornare a vivere da sola o meno, più che una scelta pratica, sembra quindi toccare un nodo più profondo, cioè la fiducia nelle proprie risorse e nella capacità di reggere l’autonomia emotiva. L’ansia che descrive può essere letta come il segnale di un lutto che forse non ha ancora trovato pienamente spazio per essere elaborato, soprattutto nel suo significato più profondo per la sua identità.
In questo momento, più che scegliere la strada giusta , potrebbe essere utile fermarsi ad ascoltare ciò che questa paura sta cercando di comunicarle, senza forzarsi a decisioni definitive. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare un senso a questa fase della sua vita, a rielaborare la perdita di suo padre e a costruire gradualmente un senso di sicurezza interno che non dipenda esclusivamente dalla presenza o assenza degli altri.

Resto a disposizione qualora desiderasse approfondire questi temi in uno spazio di ascolto dedicato.

Un caro saluto
Dott. Benedetto Vivona

dott. Benedetto Vivona
Ricevo a Trapani e online
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani
3317463183

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Risposta utile
Dr.ssa Carla Maria Brunialti Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo 19.2k 612
Gentile utente,

richiamo la sua attenzione su un elemento che sfugge, anche a Lei stessa: tanto da metterlo tra parentesi.
"Vivevo da sola e sono tornata a vivere con la mamma (NON VUOLE PIU' STARE DA SOLA)" [maiuscole mie].

La sua mamma non vuole vivere da sola;
lei ha paura di trovarsi da sola, sia pure quando sua mamma se ne andrà.
La concomitanza di due paure, di due solitudini - in genere - non è certo in grado di per sè di creare una vera relazione. Più frequentemente produce una collusione in grado di rinforzare le dinamiche disfunzionali di ognun* dei/delle due. Si tratta di una dinamica importante ma complessa, che andrebbe sviluppata in presenza con un* Psicolog* che sia anche psicoterapeuta.
E così lei attualmente si trova a vivere in un contesto familiare che ".. mi ricorda l'abisso che c'é tra la sua [di Sua madre] personalità e quella di mio padre."

In questo contesto il lutto non si elabora facilmente. O forse è impossibile, dato che l'idealizzazione del padre (sottolineata dall'"abisso") sembrerebbe essere attualmente uno dei pochi elementi di sostegno per Lei; e questo ne rende l'assenza ancora più dolorosa.
A proposito di ciò, le suggerirei la lettura di un articolo recente sul lutto, completo a adatto: https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/2740-dal-lutto-fisiologico-al-lutto-complicato.html .

Una riflessione ulteriore riguarda un rischio che anche Lei semberebbe correre. Esso riguarda le modalità con cui le figlie femmine possono rimanere gravemente imprigionate dai bisogni genitoriali, al punto di rinunciare a sé stesse.
Ne abbiamo moltissime testimonianze qui nei consulti.
Ne parlo nella seconda parte di questo articolo "Giovani adulti, come convivere con i genitori", e, anche se la fascia di età pare non essere la sua, le dinamiche sono analoghe:
https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/9264-figli-giovani-adulti-come-convivere-con-i-genitori.html .

Un ultimo spunto di riflessione.
Sei mesi fa lei ci poneva lo stesso problema attraverso un consulto titolato "La scelta giusta".
La collega che le rispose le suggerì di affrontare un percorso psicologico personale; non solo per decidere se convivere con sua madre oppure no, ma anche per affrontare il tema della morte.
Ci sembra importante rammentarglielo, e al contempo rinnovare l'invito.

Saluti cari.
Dott. Brunialti

Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/


👍🏻I dottori Canovi, Capretto concordano con la risposta.

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Risposta utile2
Utente
Utente
Grazie a tutti per gli ottimi spunti di riflessione. Anni fa provai la psicoterapia ma evidentemente senza grandi risultati. ( Forse non era il professionista adatto a me). Ancora grazie
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Utente
Utente
Dottor Vivona ha descritto esattamente cosa sto provando. oltre a non aver assolutamente accettato il lutto perché mi sembra ancora impossibile ciò che è successo, c' è anche il grande problema di non avere più alcun punto di riferimento. Infatti sono completamente disorientata. Grazie
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Dr. Benedetto Vivona Psicologo 47 4
Il fatto che si sia sentita compresa è già un primo elemento importante, significa che ciò che sta vivendo ha una forma, un senso, e può essere pensato insieme, non solo subito in solitudine.
Quello che aggiunge ora chiarisce ancora meglio il nucleo della sua sofferenza;
da un lato un lutto che sente di non aver potuto accettare, dall'altro il venir meno di un punto di riferimento interno, che oggi la lascia disorientata.
Quando una figura così centrale viene a mancare, non si perde solo una persona amata, ma anche una bussola emotiva, un modo di stare al mondo che fino a quel momento sembrava naturale. Senza quella bussola, tutto appare più incerto e l'ansia prende spazio.
Il disorientamento che descrive però, non è un segno di debolezza, ma l'effetto di una perdita che ha toccato profondamente la sua struttura affettiva.
In questi casi, il lavoro non è "tornare come prima", ma trovare gradualmente nuovi punti di appoggio interni, che possano restituirle un senso di continuità e di fiducia in sé, indipendentemente dalla presenza degli altri.
Un percorso psicologico può offrirle proprio questo.
Uno spazio protetto in cui il lutto possa finalmente essere accolto ed elaborato, e in cui il senso di smarrimento possa trasformarsi, passo dopo passo, in una nuova forma di orientamento. Non si tratta di forzare l'accettazione, ma di darle il tempo e il significato di cui ha bisogno.
Se lo desidera, possiamo approfondire questi aspetti in modo più strutturato, rispettando i suoi tempi e ciò che sente di poter affrontare ora.

Un caro saluto

dott. Benedetto Vivona
Ricevo a Trapani e online
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani
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