Amore non superato

Gentili dottori,

Mi perdonerete se sono noioso, ma la mia sofferenza altalenante è un continuo salire e scendere.
A volte la gestisco bene, a volte cado, non ce la faccio.
È più forte di me.
Le scrivo.
Non dovrei perché mi ha chiesto di non farlo più, perché ha chiuso i rapporti con me da anni.
Le ho riscritto oggi pomeriggio, in un momento di sconforto.
Nessuna risposta.
Allora ho scritto alla mia psicologa che mi ha detto di "riflettere sulla mia capacità di gestire la frustrazione".
Dopo di lei non c'è stata nessuna.
L'ultima cosa che mi disse quattro anni fa era che le dispiaceva della mia sofferenza, ma che a suo parere non poteva fare nulla per aiutarmi.
Che era difficile per lei prendere la decisione di chiudere per sempre i rapporti tra di noi.
Ma preferiva così.
La mia vita è come paralizzata da allora.
Non riesco, nonostante psicoterapia e psicofarmaci, a superare del tutto questa situazione.

Ho paura di essere condannato per sempre a soffrire per questa cosa.

Buona serata.
Dr.ssa Carla Maria Brunialti Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo 19.3k 612
Gentile utente,

Lei ci presenta una situazione di sofferenza soggettiva, per la quale la invitiamo a riflettere su due elementi.

1. Sembrerebbe che la ragazza con la quali i rapporti si sono chiusi da anni sia diventata una sua fissazione. Le scrive anche se la stessa ha espresso chiaramente il suo desiderio di non ricevere più messaggi da lei e questo le fa correre il rischio di essere considerato uno stalker.
Però i farmaci di cui lei ha parlato nel precedente consulto sicuramente potranno aiutarla non tanto nel dolore (esso non è una patologia) bensì nella fissazione.

2. Lei è seguito dallo psichiatra e anche dalla psicoterapeuta. Eppure sente il bisogno di scrivere anche a noi che non la conosciamo.
Posso chiederle quale sia il motivo?

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti

Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/


👍🏻Il Dr. Capretto concorda con la risposta.

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Risposta utile1
Utente
Utente
Per essere consolato, per essere ascoltato, per fare capire che non sono un mostro. Ho bisogno di essere amato.
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Dr.ssa Carla Maria Brunialti Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo 19.3k 612
Gentile utente,

Comprendo profondamente la sua risposta. Il bisogno di essere amato è di tutti gli umani.
Occorre però riflettere su quale sia l'ambito nel quale ognuno cerca l'amore, la consolazione, l'ascolto.. Raramente l'online fornisce risposte concrete che saziano l'animo.
Anche noi specialist* qui siamo consapevoli che, nonostante il nostro massimo impegno,, non siamo in grado di saziare il bisogno di amore e di consolazione.
Probabilmente una associazione, un gruppo, potrebbe essere un luogo più adatto, anche se la relazione in presenza ci obbliga ad affrontare delle sfide che online sembra possibile evitare.

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti

Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/


👍🏻I dottori Potenza, Lahkim Bennani concordano con la risposta.

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Risposta utile2
Dr. Fath Allah Lahkim Bennani Psicologo 2
Gentile utente,

Nelle sue parole si coglie una sofferenza autentica che merita di essere riconosciuta. Quando un legame affettivo significativo si interrompe, può accadere che la mente rimanga a lungo organizzata attorno a quella relazione, quasi come se una parte della vita psichica continuasse a cercare in quel luogo qualcosa che è rimasto incompiuto.
Condivido quanto già sottolineato dalla collega rispetto alla necessità di rispettare il limite espresso dall’altra persona. Più che la singola figura in sé, tuttavia, sembra importante interrogarsi sul significato emotivo che quella relazione ha assunto nella sua esperienza interna. A volte una persona finisce per incarnare bisogni più profondi il desiderio di essere riconosciuti, accolti, amati e quando il legame si interrompe può emergere la sensazione di aver perso non soltanto qualcuno, ma anche una parte di sé.
Il percorso terapeutico che lei sta portando avanti può aiutarla proprio a esplorare questi aspetti e a comprendere come quei bisogni possano gradualmente trovare spazio in forme diverse e in relazioni nuove.
Accanto a questo lavoro interiore, può essere utile anche mantenere una certa apertura verso la dimensione della vita quotidiana: coltivare interessi, attività, contesti sociali o gruppi nei quali incontrare altre persone. Non come semplice distrazione dal dolore, ma come possibilità concreta di rimettere in movimento la propria esperienza relazionale e ampliare, poco alla volta, gli spazi in cui sentirsi riconosciuto e in contatto con gli altri.
Talvolta ciò che oggi appare come una sofferenza immobile può, con il tempo e con il lavoro su di sé, trasformarsi in una comprensione più profonda della propria storia affettiva.

Un cordiale saluto.

lahkim bennani

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Utente
Utente
Grazie molte per le vostre risposte. Questa ragazza ha rappresentato per me il mio rapporto in generale con il mondo femminile. Non ho mai avuto amiche prima di lei, e non ne ho avute dopo di lei. Eravamo amici, ci frequentavamo spesso. Poi pian piano tutto è svanito. Capisco quello che volete trasmettermi perché sto, se posso usare un'immagine biblica a me cara "rivoltandomi contro il pungolo" come dice S. Paolo. Il gesto di riscriverle non è per mancarle di rispetto, ma è proprio qualcosa che mi dico di non fare e poi faccio perché cedo. Quando lo faccio non mi sento bene, mi sento in errore, ho senso di colpa. Passano mesi che mi dico: non scriverle, non scriverle. Poi ad un certo punto non ho più la forza. Forse non mi impegno abbastanza.
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Dr.ssa Carla Maria Brunialti Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo 19.3k 612
Gentile utente,

Ci scrive che:
"qualcosa che mi dico di non fare e poi faccio perché cedo. Quando lo faccio non mi sento bene, mi sento in errore, ho senso di colpa."
Può darsi che:
. lei deva impegnarsi maggiormente
. lei deva chiedere esplicitamente alla sua terapeuta alcune tecniche di fronteggiamento dei pensieri che la obbligano a fare cose che non vuole
. sia controproducente andare a cercare cause o altro genere di approfondimento che facilitano la rimuginazione.

Si affidi alla realtà:
la sua terapeuta, i farmaci (mi sembra del tutto fuori luogo il consiglio del farmacista), un gruppo ad es di volontariato.

Continuare questa nostra qui incentiva il rischio che lei si distragga da tutto ciò.

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti

Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/


👍🏻Il Dr. Lahkim Bennani concorda con la risposta.

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