paura psichiatri e farmaci: ACT può aiutare?
Salve.
Dagli scorsi consulti si evince il mio disturbo ossessivo.
In particolare, la mia paura è la seguente: ho paura della maggior parte degli psichiatri, perchè temo gli effetti collaterali a lungo termine che un clinico di Pisa disse in un convegno.
Ora, mi son fissato che devo andare per forza di cose a Pisa o a Roma, il problema è che mi è scomodo.
Ora, non voglio creare troppi fastidi ai miei genitori, quindi ho pensato una cosa.
Schematizzo il ragionamento per semplificare: 99% degli psichiatri non mi fido per via di quel fatto e mi fido solo di un 1 %.
Vorrei fare un lavoro psicoterapeutico per modificare il rapporto che ho con questo pensiero e così rifidarmi degli psichiatri della zona e stavo pensando ad una terapia ACT con le tecniche per distanziarsi dai pensieri per farli perdere la loro carica emotiva.
Cosa ne pensate?
Dagli scorsi consulti si evince il mio disturbo ossessivo.
In particolare, la mia paura è la seguente: ho paura della maggior parte degli psichiatri, perchè temo gli effetti collaterali a lungo termine che un clinico di Pisa disse in un convegno.
Ora, mi son fissato che devo andare per forza di cose a Pisa o a Roma, il problema è che mi è scomodo.
Ora, non voglio creare troppi fastidi ai miei genitori, quindi ho pensato una cosa.
Schematizzo il ragionamento per semplificare: 99% degli psichiatri non mi fido per via di quel fatto e mi fido solo di un 1 %.
Vorrei fare un lavoro psicoterapeutico per modificare il rapporto che ho con questo pensiero e così rifidarmi degli psichiatri della zona e stavo pensando ad una terapia ACT con le tecniche per distanziarsi dai pensieri per farli perdere la loro carica emotiva.
Cosa ne pensate?
Gentile utente,
la sua continua ricerca di risposte, è un segnale del funzionamento ossessivo che lei stesso riconosce. Una cosa importante, detta con rispetto: il fatto che lei scriva compulsivamente chiedendo aiuto è un chiaro segnale del suo disagio, tuttavia, continuare a farlo la mantiene bloccata.
Parte del lavoro terapeutico sarebbe importante si focalizzasse sul fermarsi, sul restare accanto alla sua ansia, cercando di capire che cosa vuole comunicarle, e senza cercare subito una risposta esterna. Provo a mettere ordine facendo sintesi anche di quanto ci ha riportato in precedenza.
La paura degli psichiatri e degli effetti collaterali è coerente con il DOC, il cui schema tipico è: un’informazione ascoltata (il convegno) -> diventa una minaccia assoluta -> la mente chiede certezze totali ( solo l’1% è sicuro ) -> e lei è spinto a cercare continuamente rassicurazioni, consulti, percorsi perfetti .
Ma più cerca sicurezza, conferme, più si affanna a ricercare in autonomia informazioni, più l’ansia aumenta. Semplicemente il DOC "funziona" così, non è la persona "sbagliata". In poche righe, ogni passaggio conferma quanto lei già sa: la fissazione Pisa/Roma non è in realtà una scelta ponderata su criteri di natura clinica, ma l'ennesimo loop ossessivo. L'idea che solo "lì" lei possa sentirsi a suo agio le è imposta dall'ansia.
E così il DOC si rafforza, e domani chiederà un’ulteriore garanzia. Non si tratta di un giudizio sulle sedi, semplicemente il criterio di scelta non dovrebbe essere mosso dalla paura.
Non mi sbilancerei in un consulto online asserire che l'ACT sia la strada, potrebbe esserlo a patto che non diventi un altro modo per neutralizzare il pensiero.
A mio parere, un percorso efficace dovrebbe partire da una psicoterapia strutturata per il DOC,
corretto distanziarsi dai pensieri ma anche importante è ridurre i comportamenti compulsivi, tra cui scrivere ripetutamente per chiedere aiuto o opinioni, confrontare continuamente specialisti e terapie, cercare il professionista e l'orientamento giusto al 100% . Senza questo passaggio, qualsiasi terapia rischierebbe di essere usata come rassicurazione.
Per concludere, un percorso utile potrebbe essere scegliere uno psicoterapeuta esperto di DOC (utilizzo per facilitare la lettura il maschile sovraesteso)nell a sua zona, e impegnarsi a lavorare con continuità ma soprattutto fiducia. Se viene proposta una valutazione psichiatrica, l’obiettivo non è convincerla a prendere farmaci, non è questo l'intendo del supporto farmacologico, ma costruire un’alleanza parlando apertamente delle sue paure e fidandosi di chi può aiutarla.
Ultima considerazione, rifletta se le è possibile fare uno switch: tollerare il dubbio, non dannarsi l'anima per eliminarlo.
Cordialità.
la sua continua ricerca di risposte, è un segnale del funzionamento ossessivo che lei stesso riconosce. Una cosa importante, detta con rispetto: il fatto che lei scriva compulsivamente chiedendo aiuto è un chiaro segnale del suo disagio, tuttavia, continuare a farlo la mantiene bloccata.
Parte del lavoro terapeutico sarebbe importante si focalizzasse sul fermarsi, sul restare accanto alla sua ansia, cercando di capire che cosa vuole comunicarle, e senza cercare subito una risposta esterna. Provo a mettere ordine facendo sintesi anche di quanto ci ha riportato in precedenza.
La paura degli psichiatri e degli effetti collaterali è coerente con il DOC, il cui schema tipico è: un’informazione ascoltata (il convegno) -> diventa una minaccia assoluta -> la mente chiede certezze totali ( solo l’1% è sicuro ) -> e lei è spinto a cercare continuamente rassicurazioni, consulti, percorsi perfetti .
Ma più cerca sicurezza, conferme, più si affanna a ricercare in autonomia informazioni, più l’ansia aumenta. Semplicemente il DOC "funziona" così, non è la persona "sbagliata". In poche righe, ogni passaggio conferma quanto lei già sa: la fissazione Pisa/Roma non è in realtà una scelta ponderata su criteri di natura clinica, ma l'ennesimo loop ossessivo. L'idea che solo "lì" lei possa sentirsi a suo agio le è imposta dall'ansia.
E così il DOC si rafforza, e domani chiederà un’ulteriore garanzia. Non si tratta di un giudizio sulle sedi, semplicemente il criterio di scelta non dovrebbe essere mosso dalla paura.
Non mi sbilancerei in un consulto online asserire che l'ACT sia la strada, potrebbe esserlo a patto che non diventi un altro modo per neutralizzare il pensiero.
A mio parere, un percorso efficace dovrebbe partire da una psicoterapia strutturata per il DOC,
corretto distanziarsi dai pensieri ma anche importante è ridurre i comportamenti compulsivi, tra cui scrivere ripetutamente per chiedere aiuto o opinioni, confrontare continuamente specialisti e terapie, cercare il professionista e l'orientamento giusto al 100% . Senza questo passaggio, qualsiasi terapia rischierebbe di essere usata come rassicurazione.
Per concludere, un percorso utile potrebbe essere scegliere uno psicoterapeuta esperto di DOC (utilizzo per facilitare la lettura il maschile sovraesteso)nell a sua zona, e impegnarsi a lavorare con continuità ma soprattutto fiducia. Se viene proposta una valutazione psichiatrica, l’obiettivo non è convincerla a prendere farmaci, non è questo l'intendo del supporto farmacologico, ma costruire un’alleanza parlando apertamente delle sue paure e fidandosi di chi può aiutarla.
Ultima considerazione, rifletta se le è possibile fare uno switch: tollerare il dubbio, non dannarsi l'anima per eliminarlo.
Cordialità.
Utente
Capisco il suo discorso. Il problema è la forza delle ossessioni che è travolgente. Ho fatto tanti sbagli nel "cammino" terapeutico a causa dell'ansia delle ossessioni. Però, una cosa ci tengo a dire: non è colpa mia. Purtroppo il mio disturbo è più grande di me, la forte componente emotiva mi cattura e offusca la mente razionale.
Un'ultima cosa: sono consapevole di non dover ruminare, cercare rassicurazioni. Ma, il problema, è che ogni volta affiora il pensiero: "l'ha detto un clinico di fama internazionale, quindi se non uso il suo approccio, andrò incontro ad un danno causato da farmaco."
Grazie per l'attenzione
Un'ultima cosa: sono consapevole di non dover ruminare, cercare rassicurazioni. Ma, il problema, è che ogni volta affiora il pensiero: "l'ha detto un clinico di fama internazionale, quindi se non uso il suo approccio, andrò incontro ad un danno causato da farmaco."
Grazie per l'attenzione
Esattamente, non è colpa sua. Ed anche per evitare di colpevolizzarsi per ciò che vive, la invitavo a considerare la possibilità di una valutazione da parte di un terapeuta esperto in doc. Quanto ci riferisce in questa risposta appare come un ulteriore rinforzo, per interrompere il loop sarebbe necessario un intervento in presenza, al quale deve però affidarsi con fiducia e continuità.
Provi a compiere questo primo passo intanto.
Cordialità.
Provi a compiere questo primo passo intanto.
Cordialità.
Questo consulto ha ricevuto 3 risposte e 70 visite dal 25/01/2026.
Se sei uno specialista e vuoi rispondere ai consulti esegui il login oppure registrati al sito.
Se sei uno specialista e vuoi rispondere ai consulti esegui il login oppure registrati al sito.
Consulti su disturbi d'ansia
- paura psichiatri e farmaci: ACT può aiutare?
- Paura solitudine post-lutto: cosa fare?
- Ansia cronica e attacchi di panico: cosa fare?
- Terapia inaccessibile: come gestire problemi mentali senza farsi "rovinare"?
- Ansia post-eiaculazione: dubbi sessuali e stress.
- Possibili sintomi ADHD: devo farmi diagnosticare?