Ansia post-eiaculazione: dubbi sessuali e stress.
Dopo un'eiaculazione non "consistente" ho cominciato a provare ansia che mi ha portato a provare ad avere una seconda eiaculazione dopo un breve periodo durante la quale non sono riuscito ad eccitarmi e a causa di questo ho cominciato a provare una forte ansia e sto mettendo in dubbio la mia sessualità.
Attualmente sono fidanzato e sono sempre stato fortemente attratto dal sesso opposto.
Ad aggiungersi allo stress creato da questa situazione c'è anche quello causato dall'università e dal lavoro.
Non so cosa fare questi pensieri non mi lasciano e mi continuano a creare ansia e disagio.
Sono stato in terapia un po' di anni fa e la psicologa mi disse che secondo lei "soffrivo" di una lieve ansia depressiva, inoltre ho fatto degli esami del sangue e la mia vitamina d risulta essere molto bassa.
Attualmente sono fidanzato e sono sempre stato fortemente attratto dal sesso opposto.
Ad aggiungersi allo stress creato da questa situazione c'è anche quello causato dall'università e dal lavoro.
Non so cosa fare questi pensieri non mi lasciano e mi continuano a creare ansia e disagio.
Sono stato in terapia un po' di anni fa e la psicologa mi disse che secondo lei "soffrivo" di una lieve ansia depressiva, inoltre ho fatto degli esami del sangue e la mia vitamina d risulta essere molto bassa.
Gentile utente,
ho visto che aveva già richiesto un consulto e il collega le aveva risposto molto compiutamente, considerato che i suoi pensieri in merito sono ancora presenti provo a formularle una risposta che la rassicuri ulteriormente.
Da un punto di vista psicologico e fisiologico, ciò che ci descrive può essere una reazione ansiosa che si somma ad una situazione di stress prolungato, sono gli elementi che ci fornisce. Non sembrerebbe un problema legato all’orientamento sessuale o alla funzione sessuale in senso strutturale, e questi possono essere dei pensieri intrusivi che fanno parte di un quadro ansioso.
Se posso ulteriormente rassicurarla, un’eiaculazione percepita come meno consistente , è una normalissima forma di risposta sessuale maschile, in terapia viene riportata più volte e fin esasperata dando a singoli e sporadici episodi molta più importanza di quanto l'abbiano in realtà. Tenga a mente che l'eiaculazione non è solo un atto fisiologico, ma risente di stress, stanchezza fisica, ansia, sovraccarico mentale. E dunque volume, intensità e qualità sono il risultato di molti fattori, pertanto in assenza di una ricorrenza sistematica o di altri sintomi organici, un singolo episodio non può avere alcun valore diagnostico.
Ritorna ancora il tema di un'ansia percepita in quanto ci descrive: provo a contestualizzare cosa può accadere "dopo" l'eiaculazione percepita come insoddisfacente. Probabilmente ha attivato un meccanismo di ipercontrollo e iperfocalizzazione sul funzionamento corporeo, il che rientrerebbe sempre in quadro ansioso. Scendendo più nel tecnico, da un punto di vista psicofisiologico, quando lei concentra la sua attenzione sulla valutazione della prestazione lasciandole spazio al vissuto erotico, il suo sistema nervoso autonomo entra in uno stato di allerta. In questa condizione prevale l’attivazione c.d. simpatica, che è fisiologicamente antagonista ai processi di eccitazione sessuale, che hanno una predominanza parasimpatica. La difficoltà a raggiungere una seconda eccitazione in un breve intervallo temporale, soprattutto in presenza di ansia, è quindi del tutto prevedibile e non un segnale patologico.
Il dubbio sulla sessualità sembra un pensiero intrusivo, tipico dei quadri ansiosi, ma l’orientamento sessuale è una dimensione relativamente stabile dell’identità e non viene messo in discussione da fluttuazioni dell’eccitazione, né da singoli episodi di eiaculazioni poco gratificanti. Si chieda se può essere la sua possibile ansia a produrre interpretazioni esasperate e a richiedere continue verifiche , che finiscono per mantenere e intensificare il disagio.
Anche la carenza di vitamina D può avere un ruolo indiretto, livelli bassi sono associati a peggioramento del tono dell’umore, riduzione dell’energia e maggiore sensibilità allo stress, mi chiedo se ha fatto delle analisi di recente e se, almeno su questo aspetto, può parlarne con il suo medico di medicina generale per un controllo.
Da soli è complesso autodiagnosticarsi problemi o arrovellarsi in dubbi privi di fondamenta: un intervento terapeutico che agisca sulla regolazione dell’ansia, sulla riduzione dell’ipercontrollo cognitivo e sul ripristino della fiducia nelle risposte corporee ha una prognosi spesso positiva e, nella maggior parte dei casi, una normalizzazione spontanea della funzione sessuale.
Riguardo i costi di una terapia, si chieda se vale la pena continuare a vivere in una situazione di disagio o se un intervento professionale non possa cambiarle la qualità della vita. Ci sono professionisti che applicano tariffe diverse, può scegliere quella a lei più congeniale ed essere chiaro fin da subito su un numero plausibile di sedute necessarie, così da avere un miglior quadro sulla spesa economica.
In ultimo, potrei suggerirle di rivolgersi al più vicino consultorio famigliare, dove operano equipe multidisciplinari che possono dipanarle ogni dubbio, anche fisiologico. Certo, ogni opzione implica doversi mettere in gioco, aprirsi. Se il disagio la porta qui a noi, direi che ne vale la pena.
Cordialità.
ho visto che aveva già richiesto un consulto e il collega le aveva risposto molto compiutamente, considerato che i suoi pensieri in merito sono ancora presenti provo a formularle una risposta che la rassicuri ulteriormente.
Da un punto di vista psicologico e fisiologico, ciò che ci descrive può essere una reazione ansiosa che si somma ad una situazione di stress prolungato, sono gli elementi che ci fornisce. Non sembrerebbe un problema legato all’orientamento sessuale o alla funzione sessuale in senso strutturale, e questi possono essere dei pensieri intrusivi che fanno parte di un quadro ansioso.
Se posso ulteriormente rassicurarla, un’eiaculazione percepita come meno consistente , è una normalissima forma di risposta sessuale maschile, in terapia viene riportata più volte e fin esasperata dando a singoli e sporadici episodi molta più importanza di quanto l'abbiano in realtà. Tenga a mente che l'eiaculazione non è solo un atto fisiologico, ma risente di stress, stanchezza fisica, ansia, sovraccarico mentale. E dunque volume, intensità e qualità sono il risultato di molti fattori, pertanto in assenza di una ricorrenza sistematica o di altri sintomi organici, un singolo episodio non può avere alcun valore diagnostico.
Ritorna ancora il tema di un'ansia percepita in quanto ci descrive: provo a contestualizzare cosa può accadere "dopo" l'eiaculazione percepita come insoddisfacente. Probabilmente ha attivato un meccanismo di ipercontrollo e iperfocalizzazione sul funzionamento corporeo, il che rientrerebbe sempre in quadro ansioso. Scendendo più nel tecnico, da un punto di vista psicofisiologico, quando lei concentra la sua attenzione sulla valutazione della prestazione lasciandole spazio al vissuto erotico, il suo sistema nervoso autonomo entra in uno stato di allerta. In questa condizione prevale l’attivazione c.d. simpatica, che è fisiologicamente antagonista ai processi di eccitazione sessuale, che hanno una predominanza parasimpatica. La difficoltà a raggiungere una seconda eccitazione in un breve intervallo temporale, soprattutto in presenza di ansia, è quindi del tutto prevedibile e non un segnale patologico.
Il dubbio sulla sessualità sembra un pensiero intrusivo, tipico dei quadri ansiosi, ma l’orientamento sessuale è una dimensione relativamente stabile dell’identità e non viene messo in discussione da fluttuazioni dell’eccitazione, né da singoli episodi di eiaculazioni poco gratificanti. Si chieda se può essere la sua possibile ansia a produrre interpretazioni esasperate e a richiedere continue verifiche , che finiscono per mantenere e intensificare il disagio.
Anche la carenza di vitamina D può avere un ruolo indiretto, livelli bassi sono associati a peggioramento del tono dell’umore, riduzione dell’energia e maggiore sensibilità allo stress, mi chiedo se ha fatto delle analisi di recente e se, almeno su questo aspetto, può parlarne con il suo medico di medicina generale per un controllo.
Da soli è complesso autodiagnosticarsi problemi o arrovellarsi in dubbi privi di fondamenta: un intervento terapeutico che agisca sulla regolazione dell’ansia, sulla riduzione dell’ipercontrollo cognitivo e sul ripristino della fiducia nelle risposte corporee ha una prognosi spesso positiva e, nella maggior parte dei casi, una normalizzazione spontanea della funzione sessuale.
Riguardo i costi di una terapia, si chieda se vale la pena continuare a vivere in una situazione di disagio o se un intervento professionale non possa cambiarle la qualità della vita. Ci sono professionisti che applicano tariffe diverse, può scegliere quella a lei più congeniale ed essere chiaro fin da subito su un numero plausibile di sedute necessarie, così da avere un miglior quadro sulla spesa economica.
In ultimo, potrei suggerirle di rivolgersi al più vicino consultorio famigliare, dove operano equipe multidisciplinari che possono dipanarle ogni dubbio, anche fisiologico. Certo, ogni opzione implica doversi mettere in gioco, aprirsi. Se il disagio la porta qui a noi, direi che ne vale la pena.
Cordialità.
Questo consulto ha ricevuto 1 risposte e 5 visite dal 21/01/2026.
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