Ansia e dolori prima di ogni viaggio

Buonasera,
Scrivo perché ogni volta, prima di un viaggio da me volontariamente prenotato (vacanze brevi o lunghe per turismo!).
Inizio a soffrire di ansia e di dolori psicosomatici forti e reali.

Nausa, dolori intestinali e aria, contrattura del pavimento pelvico, emorroidi, mal di denti e le cose più strane.
Il tutto comincia 3-4 giorni prima della partenza e solitamente termina nella prima fase del viaggio.
Io però sto davvero male, tanto che a volte vorrei cancellare tutto e stare quei giorni a letto per farmi passare tutti i dolori.
Oltre a prendere delle gocce calmanti per dormire serenamente i giorni prima del viaggio, non so come fare a evitare che mi vengano tutti questi dolori... quando ormai sono partiti non c'è più niente da fare... mi devo imbottire di medicine e comunque spesso non fanno effetto.

Ho fatto già tre cicli di psicoterapia (nell ultimo decennio, uno sospeso da poco) in cui ho "capito" quali sono i problemi ma purtroppo non ho risolto il circolo vizioso dell'ansia psicosomatica.
Vorrei tanto uscire da questa cosa, ma non riesco a trovare nessuno che mi dia uno strumento (medico, farmacologico o altro)
Dr. Vincenzo Capretto Psicologo 166 9
Buonasera,
da quanto emerge dal suo racconto, sembrerebbe che il problema non sia tanto il viaggio in sé, quanto la fase che precede la partenza. Lei descrive un momento in cui, 3 4 giorni prima, il corpo inizia a reagire con molti sintomi diversi, nausea, dolori intestinali, tensioni muscolari, fino al punto da farle desiderare di cancellare tutto e restare a letto.

Per come lei lo descrive, il suo organismo sembra entrare in uno stato di allerta molto forte, e il corpo diventa il luogo in cui questa tensione si esprime. Non è raro che, quando l’ansia cresce molto, trovi una via di uscita proprio attraverso sintomi fisici reali e molto fastidiosi.

Un elemento interessante nel suo racconto è che i sintomi tendono a diminuire quando il viaggio è iniziato. Questo, per come lo descrive, potrebbe indicare che il momento più critico non è l’esperienza del viaggio, ma l’attesa e l’anticipazione.

A volte succede una cosa un po’ paradossale: più si prova a controllare l’ansia e a evitare che compaiano i sintomi, più il corpo sembra amplificarli. È come se il sistema interno dicesse: attenzione, qui c’è qualcosa da tenere sotto controllo , e quindi restasse in allarme.

Una piccola osservazione che potrebbe essere utile:
quando iniziano i primi segnali fisici, cosa succede nella sua mente?
Prova a combatterli, a monitorarli, a preoccuparsi che peggiorino?
Perché in alcuni casi il circolo vizioso si alimenta proprio così:
sintomo paura del sintomo maggiore attenzione al corpo aumento del sintomo.

Lei scrive anche di aver già fatto più percorsi di psicoterapia e di aver compreso alcune dinamiche, ma di non essere riuscito a interrompere questo meccanismo. Non è raro: capire il problema e modificarne il funzionamento sono due passaggi diversi, e a volte serve un lavoro più mirato proprio su questi circuiti anticipatori tra ansia e corpo.

In alcuni approcci, per esempio, si lavora proprio sulla fase che precede l’evento temuto, cambiando il modo in cui la mente e il corpo entrano in quella situazione, invece di cercare soltanto di calmare i sintomi quando sono già partiti.

Potrebbe quindi avere senso, se lo riterrà opportuno, confrontarsi con un professionista proprio su questo punto specifico: come si attiva e come si mantiene questo meccanismo nei giorni prima della partenza.

Intanto, se le va di raccontarlo, potrebbe essere utile capire una cosa:
quando decide di prenotare un viaggio, lo fa con piacere e desiderio, oppure già con la preoccupazione che poi arriveranno questi giorni difficili?
A volte questa differenza dice molto su come si costruisce il ciclo dell’ansia.

Un caro saluto.

Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941

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Dottor Capretto,
Sono sbalordita. Ha descritto con precisione tantissime cose di me vere.
quando iniziano i primi segnali fisici, ovviamente comincio ad andare nel panico, penso che starò (nuovamente) male prima e durante il viaggio, che la vacanza si potrà rovinare ecc ecc
Invece, quando decido di prenotare un viaggio, sono assolutamente contenta, entusiasta, sono spesso io a proporre mete! Anche lontane e "difficili"! Mi piacerebbe tanto farmi aiutare nuovamente. Penso che il punto centrale sia proprio il controllo... E la paura di rivivere delle cose di bambina: "non ammalarti sennò non partiamo per colpa tua!" "Sei malata e dobbiamo restare in stanza per colpa tua"...
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Dr. Vincenzo Capretto Psicologo 166 9
Da quanto aggiunge, alcuni passaggi del suo racconto diventano ancora più comprensibili.

Lei dice che quando decide di prenotare un viaggio è contenta ed entusiasta, spesso è proprio lei a proporlo. Poi però arrivano i primi segnali fisici e da lì parte il timore che si ripeta la stessa situazione: starò male, la vacanza si rovinerà, succederà di nuovo.

Per come lo descrive, sembrerebbe che il momento più difficile non sia il viaggio in sé, ma l’interpretazione dei primi segnali del corpo. Quando compaiono, diventano quasi una prova che qualcosa sta per andare storto, e questo fa salire molto l’allerta.

Quello che lei dice sul controllo è un punto importante. Quando il corpo manda segnali che spaventano, è naturale cercare di tenerli sotto controllo o monitorarli continuamente. A volte però succede qualcosa di paradossale: più si controlla il corpo per evitare che peggiori, più il sistema resta in allarme.

Anche il ricordo che riporta dell’infanzia è molto significativo. Frasi come non ammalarti sennò non partiamo per colpa tua o restiamo in stanza per colpa tua , per come lei le racconta, possono lasciare dentro una traccia emotiva forte: l’idea che stare male possa rovinare qualcosa di importante o creare un problema agli altri.

Non è possibile sapere da qui quanto questo incida oggi, ma sembrerebbe toccare proprio il momento della partenza, cioè quando qualcosa di bello sta per accadere e allo stesso tempo cresce la paura che si rovini.

Il fatto che lei riesca a osservare questi passaggi è già un elemento prezioso. A volte il lavoro utile non è tanto continuare a cercare spiegazioni, ma intervenire sul meccanismo che si attiva nei giorni prima della partenza, tra i primi segnali del corpo, i pensieri che arrivano e il tentativo di controllarli.

Se sente il desiderio di farsi aiutare di nuovo, potrebbe essere utile lavorare proprio su questa fase anticipatoria.

Le lascio solo una curiosità che può essere interessante osservare dentro di sé:
quando compaiono i primi sintomi, la paura principale è di stare male fisicamente oppure di rovinare il viaggio e le persone che sono con lei?

A volte questa differenza aiuta a capire dove si accende davvero l’allarme.

Un caro saluto.

Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
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