Consiglio su discinesia esofago distale come disturbo funzionale psicosomatico

Buongiorno, soffro di discinesia esofago distale (sensazione di nodo in gola con necessità di deglutire spesso e cattivo sapore in bocca), diagnosi fatta dopo aver escluso problemi organici a livello gastroenterologico.
Essendo un disturbo funzionale vorrei sapere quale percorso psicoterapeutico è più adeguato per risolvere o migliorare la sintomatologia.
Aggiungo che, in seguito a una sindrome da stress post traumatico di qualche anno fa, ho già fatto sedute psicoterapeutiche e con la EMDR.
Purtroppo il beneficio è stato temporaneo e non ha portato a una risoluzione dei sintomi.
Dr. Benedetto Vivona Psicologo 68 5
Buongiorno,

la condizione che descrive rientra in quei quadri in cui il corpo diventa il principale canale di espressione di una tensione interna, anche quando come nel suo caso gli accertamenti organici risultano negativi. La sensazione di nodo in gola , il bisogno di deglutire e il cattivo sapore sono manifestazioni che spesso si collocano a cavallo tra regolazione fisiologica ed esperienza emotiva.

È importante chiarire un punto: parlare di disturbo funzionale non significa che sia solo psicologico , ma che il funzionamento di quel distretto corporeo è influenzato da meccanismi di regolazione (stress, attivazione, controllo) che non dipendono da una lesione organica.

Rispetto alla sua domanda sul percorso più adeguato, non esiste un unico approccio valido in assoluto, ma alcune direzioni possono essere più indicate rispetto ad altre, soprattutto considerando la sua storia.

Lei riferisce di aver già svolto un percorso con EMDR, con beneficio temporaneo. Questo è un elemento clinicamente significativo: suggerisce che una parte del lavoro sul trauma è stata attivata, ma probabilmente non è stata sufficiente a modificare in modo stabile i meccanismi che oggi mantengono il sintomo.

In questi casi, più che ripetere lo stesso tipo di intervento, può essere utile integrare o spostarsi su approcci che lavorano maggiormente sulla consapevolezza e regolazione corporea, ad esempio attraverso percorsi a orientamento somatico o tecniche di mindfulness, sulla relazione tra emozioni non espresse e sintomo fisico, e sulle modalità di controllo e iperattenzione al corpo, che spesso contribuiscono a mantenere il disturbo nel tempo.

Un orientamento psicodinamico o sistemico-relazionale, ad esempio, può aiutare a comprendere il significato del sintomo all’interno della sua storia e delle sue modalità di funzionamento; approcci più corporei o integrati possono invece lavorare direttamente sulla regolazione della tensione che si manifesta a livello esofageo.

Un aspetto centrale sarà proprio evitare di porsi l’obiettivo di eliminare subito il sintomo , perché questo rischia di aumentare il monitoraggio e la tensione. Piuttosto, il lavoro terapeutico tende a ridurre progressivamente l’intensità e la frequenza del disturbo, intervenendo sui meccanismi che lo alimentano.

Più che individuare la tecnica giusta , può essere utile orientarsi verso un percorso che tenga insieme corpo ed esperienza emotiva, e che vada oltre il solo trattamento del trauma già affrontato, lavorando anche sui fattori attuali di mantenimento.

Un cordiale saluto.

dott. Benedetto Vivona
Ricevo a Trapani e online
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani
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Grazie mille, è stato molto chiaro e completo ....rifletterò bene e poi deciderò cosa fare. Da ieri ho iniziato una terapia prescritta dalla gastroenterologa per agire sull'aspetto funzionale dei sintomi ( da provare x 15 giorni) accompagnata dalla raccomandazione di stare serena....ma è difficile raggiungere una serenità duratura quando la realtà mette di fronte ogni giorno difficoltà importanti da gestire.
Grazie di cuore per i consigli, mi ha chiarito molte perplessità.
Buona giornata
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