Chiusura rapporto con i proprio genitori

Buonasera.
La mia richiesta di consulto è molto particolare.
Vi spiego meglio.
Sono sei anni che sono sposata con mio marito e abbiamo un bambino di 5 anni.
Da quando ho conosciuto mio marito sono iniziati i problemi con i miei genitori.
Inizialmente mi controllavano il conto bancario, poi si mettevano sempre in mezzo per qualsiasi cosa tutto ciò perché loro mi hanno comprato la casa dove attualmente viviamo.
Me l'hanno comprata quando io era ancora single.
I miei genitori minacciano mio marito, con il quale non hanno un rapporto idilliaco, dicendo che lui abita nei loro sudori e secondo loro dovrebbe andare via.
Ma sono io che decido chi ci può stare o no con me. È mio marito andiamo d'accordo e abbiamo una famiglia perfetta.
Lui si prende cura di nostro figlio e non mi fa mancare nulla.
Mia madre soprattutto è entrata in loop.
Sempre rinfacci su rinfacci.
Abitiamo a 60 km di distanza e loro quando vengono puntualmente si fermano 2/3 giorni.
A mio marito da fastidio perché sono invadenti e non capiscono il confine che deve esserci tra essere nonno e i genitori.
Il fatto scatenante è stato quando una notte mio figlio ha sbattuto la testa e mio padre ha minacciato mio marito di non essere un buon padre per nostro figlio perché non voleva portarlo in ospedale (lo stavamo solo monitorando visto che la botta non è stata forte).
Da lì mio marito si è tolto di mezzo non volevo più aver rapporti con loro, ma comunque lasciandogli la possibilità di vedere ugualmente il nipote.
Mia madre continua ad insultare mio marito sempre con le stesse cose e io ho deciso di chiudere con loro.
Ce l'ho messa tutta.
Mi facevo 120 km per portarlo a farglielo vedere.
Eppure non è bastato.
Dopo tutto questo periodo io ho avuto una botta di stress ricoverata in ospedale e alle dimissioni mi hanno detto di non avere nulla se non questa forte ansia.
Alla luce di tutto ciò ho deciso di chiudere ogni rapporto con i miei genitori.
Mi stanno rendendo la vita impossibile.
Ho deciso di cambiare tutte le serrature di casa e del garage in modo che loro non entrano più in casa.
Ho tolto le deleghe all'asilo per andare a riprendere il bambino.
Non è perché il bambino è affezionato ai nonni e io devo rimetterci di salute per salvaguardare i rapporti tra di noi.
Io con mio marito sto bene, con mio figlio anche.
Purtroppo loro sono la parte tossica del rapporto.
Rinfacci per i sacrifici fatti.
Mia madre addirittura ha trasmesso le fobie a mio figlio della paura della sangue, quando una volta aveva del sangue delle feci e mia madre urlò nel dirmi che aveva sangue.
Lui si spaventò tanto e ancora ha la fobia di questa cosa.
Così non si può andare avanti e io ho deciso di bloccarli sua sul telefono che di escluderli dalla mia vita.
Non mi sento una cattiva madre nel negare a mio figlio di vedere i nonni.
Ci ho provato.
Ma loro puntualmente hanno sempre rovinato tutto rinfacciandomi che ci sono stati vicini quando avevamo di bisogno.
Dr. Valerio Bruno Psicologo 46 1
Gentilissima,

il rapporto suoceri-genero oppure suoceri-nuora può esser fonte di conflitto. Esattamente, che cosa ci sta chiedendo? Se ha fatto bene o meno ad agire in tal modo per proteggere la sua famiglia da dei suoceri invadenti e prepotenti psicologicamente? Non sta a noi dare queste sentenze, questo può dirlo solo lei. Tener d'occhio ai movimenti del danaro, accusare ingiustamente il proprio genero di negligenza nel suo ruolo genitoriale nei modi descritti, sono tutti palesi tentativi di controllo. E, come tali, non possono esser accettati solo perché non loro non provano una qualche forma di simpatia per il marito di sua figlia. Considero che, per amore, si possa fare più di un passo indietro se lo si vuole. E loro non l'hanno fatto, non hanno neanche provato a farlo.
Adesso, suo figlio non è in grado di comprendere appieno la situazione. Tuttavia, una volta che sarà cresciuto, nulla vi impedisce di parlargli per rivelare il vero motivo per cui avete di comune accordo preferito di interrompere i rapporti con i nonni.
Avete fatto una scelta dopo aver subìto alcuni comportamenti molto discutibili, portatela avanti senza guardarvi indietro.
Ha un marito che la ama, un figlio cui volete bene. Crescere significa anche prendersi le responsabilità di chiudere rapporti con le proprie figure di riferimento, quando attuano condotte morbose per quanto esso sia doloroso. E lei ha trovato il coraggio di farlo, con il sostegno morale di suo marito che non guasta affatto.
Non abbia paura.

Restiamo a sua disposizione.

Un cordiale e affettuoso saluto,

Dr. Valerio Bruno

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Dr.ssa Carla Maria Brunialti Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo 19.3k 613
Gentile utente,

Nel suo consulto convivono
due problemi ben distinti:
1. Da un lato, il suo (di lei che ci scrive) rapporto con i propri genitori,
2. Dall'altro il rapporto di suo figlio con i propri nonni.

1.
Rispetto al primo, la problematica con i suoi genitori è aperta da molto tempo, io stessa le risposi al riguardo ben quattro anni fa. Sappiamo se nel frattempo lei abbia chiesto aiuto in presenza ad un* Psicolog*: senza un aiuto esterno non sempre possibile farcela a fronte di rapporti genitori-figli adulti troppo invischiati e conflittuali.

Nelle risposte ai consulti che lei ha inviato qui, più volte è stata toccata la tematica relativa ai confini, cioè ai limiti a cui sono sottoposti anche i rapporti genitori-figli. Quando non è sufficiente definirlo telefonicamente o in presenza, può essere utile scrivere una lettera oppure una mail, ben consapevoli che neppure un documento scritto talvolta basta.
D'altra parte, gli stessi figli adulti, talvolta per comodità, incentiva nei rapporti con i genitori anziani anche se il rapporto è deteriorato; mi riferisco al soggiorno di 40 giorni presso di loro affinché il bambino potesse fruire del soggiorno marino.
Intendo dire che non è sempre semplice, da entrambe le parti, tenersi un po' distanti al fine di non pungersi: ricorda la metafora dell'abbraccio tra istrici?

2.
Secondo punto riguarda il rapporto fra nonni e nipoti.
Più volte la legge ha sottolineato il diritto che i nonni hanno di frequentare i nipoti, a seguito di cause legali intentate dai primi nei confronti dei propri figli adulti, genitori dei nipoti stessi.
Comprendo che questo non sia un dato psicologico, ma è un elemento del quale occorre tener conto necessariamente.
Ne ho scritto qui:
"Nonni e nipoti, un legame protetto"
https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/5382-nonni-e-nipoti-un-legame-protetto.html
e in "Genitori e nonni: guerra o pace?"
https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/5395-genitori-e-nonni-guerra-o-pace.html .

E dunque è possibile chiudere con i propri genitori, ma quando si hanno figli/e è difficile o impossibile.

Sarebbe necessario, invece,
- delimitare strettamente i confini, da entrambe le parti:
- regolamentare i contatti telefonici o le videochiamate
- delimitare le visite, unicamente su invito dei genitori
- evitare soggiorni presso i propri genitori per evitare che loro facciano altrettanto
- fare grande attenzione sulle comunicazioni che passano dai genitori ai nonni: mi riferisco al fatto da lei citato del colpo alla testa del figlio: chi lo aveva comunicato loro, dato che abitano lontano?

La incoraggio vivamente a chiedere aiuto ad un* Psicoterapeuta che sia specializzat* in ambito familiare; esistono infatti delle modalità specialistiche per far fronte alle difficoltà da lei descritte pur rimanendo dentro i confini di legge.
Attraverso percorsi di questo genere è possibile anche operare quel minimo avvicinamento con i propri genitori ormai anziani, senza rischiare di ferirsi reciprocamente.

Per ulteriori dettagli siamo qui.

Saluti cari!
Dott. Brunialti

Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/

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