Che sintomi causa l'ansia?
Salve, da qualche mese (circa 4) non riesco a smettere di pensare di avere qualche problema di salute grave.
Ho parlato dei miei sintomi (dolore al petto passeggero, spasmi muscolari, testa leggera, respirazione superficiale, sensazione di tensione/dolore a volte durante la respirazione, ipersensibilità sempre sulla zona del petto, tanto sonno, irrequietezza) al mio medico di medicina generale e dopo la visita eseguita da lui e gli esami del sangue ripetuti 2 volte, mi ha detto che fisicamente sto bene; ho chiesto ai medici di questa piattaforma e mi hanno rassicurata sul fatto che non era nulla di preoccupante, ho cercato sul web e ho ottenuto la stessa risposta; Nonostante questo però non riesco a togliermi dalla testa il pensiero logorante di essere costantemente in pericolo.
Mi è stato detto che potrebbe essere ansia, ma io non riesco a credere che lo sia, sono convinta che sia un problema reale e pericoloso ancora nascosto.
Durante quest'ultima settimana sono stata molto calma, ho evitato di concentrarmi su queste sensazioni pensando ad altro, ma continuo a sentirle ogni giorno.
Guardando ai fatti però non mi sento di poter escludere l'ansia come eventuale causa, quindi, per questo volevo il parere di uno specialista di questo campo.
È possibile che sia soltanto ansia?
Il fatto che non riesco a stare un giorno senza controllare i sintomi per avere rassicurazioni, identifica un problema?
Come potrei superare questa sensazione?
I sintomi sono compatibili?
Perché si dovrebbe manifestare ora dato che non ho mai sofferto d'ansia?
Può durare per così tanto tempo?
È normale che si manifestino anche quando sono tranquilla e distratta?
Ho parlato dei miei sintomi (dolore al petto passeggero, spasmi muscolari, testa leggera, respirazione superficiale, sensazione di tensione/dolore a volte durante la respirazione, ipersensibilità sempre sulla zona del petto, tanto sonno, irrequietezza) al mio medico di medicina generale e dopo la visita eseguita da lui e gli esami del sangue ripetuti 2 volte, mi ha detto che fisicamente sto bene; ho chiesto ai medici di questa piattaforma e mi hanno rassicurata sul fatto che non era nulla di preoccupante, ho cercato sul web e ho ottenuto la stessa risposta; Nonostante questo però non riesco a togliermi dalla testa il pensiero logorante di essere costantemente in pericolo.
Mi è stato detto che potrebbe essere ansia, ma io non riesco a credere che lo sia, sono convinta che sia un problema reale e pericoloso ancora nascosto.
Durante quest'ultima settimana sono stata molto calma, ho evitato di concentrarmi su queste sensazioni pensando ad altro, ma continuo a sentirle ogni giorno.
Guardando ai fatti però non mi sento di poter escludere l'ansia come eventuale causa, quindi, per questo volevo il parere di uno specialista di questo campo.
È possibile che sia soltanto ansia?
Il fatto che non riesco a stare un giorno senza controllare i sintomi per avere rassicurazioni, identifica un problema?
Come potrei superare questa sensazione?
I sintomi sono compatibili?
Perché si dovrebbe manifestare ora dato che non ho mai sofferto d'ansia?
Può durare per così tanto tempo?
È normale che si manifestino anche quando sono tranquilla e distratta?
Buongiorno,
la ringrazio per aver descritto con tanta precisione ciò che sta vivendo. Si percepisce chiaramente quanto questa esperienza sia diventata logorante e quanto il continuo stato di allerta le stia sottraendo tranquillità, nonostante i numerosi accertamenti medici rassicuranti.
Dal punto di vista psicologico, il quadro che descrive è compatibile con uno stato d’ansia persistente, in particolare con una forte focalizzazione sui segnali corporei. Questo non significa che sia tutto nella sua testa o che i sintomi non siano reali: al contrario, le sensazioni fisiche che elenca sono reali e spesso molto intense. Ciò che cambia, in presenza dell’ansia, è il modo in cui il corpo e la mente entrano in un circuito di iperattivazione e di costante monitoraggio.
Il fatto che senta il bisogno di controllare quotidianamente i sintomi e di cercare rassicurazioni non indica un problema di volontà , ma è uno dei meccanismi principali attraverso cui l’ansia si mantiene nel tempo: più si controlla il corpo per assicurarsi che vada tutto bene, più l’attenzione resta agganciata alle sensazioni, che finiscono per amplificarsi e diventare sempre più familiari e inquietanti.
È comprensibile anche la sua difficoltà a credere che possa trattarsi di ansia, soprattutto se in passato non si è mai riconosciuta come una persona ansiosa. Tuttavia, l’ansia non si manifesta sempre in modo improvviso o emotivo : spesso compare proprio attraverso il corpo, in momenti di vita in cui magari si è accumulata tensione, stress o un senso di vulnerabilità, anche senza un evento scatenante evidente.
Rispetto alle sue domande: sì, questi sintomi sono compatibili con l’ansia; sì, può durare anche diversi mesi se il circolo di attenzione, paura e rassicurazione continua a ripetersi; ed è assolutamente possibile che le sensazioni siano presenti anche quando si sente più calma o distratta, perché il corpo ha ormai imparato a restare in uno stato di allerta.
Più che cercare di convincersi che non sia nulla di grave, spesso è utile lavorare sul rapporto con queste sensazioni: ridurre il monitoraggio costante, tollerare gradualmente l’incertezza e comprendere cosa mantiene attivo questo stato di vigilanza. Un percorso psicologico può aiutarla proprio in questo: non a sminuire i sintomi, ma a interrompere il meccanismo che li rende così persistenti e spaventosi.
Il fatto che lei stia osservando i suoi pensieri e si ponga queste domande è già un primo passo importante verso una maggiore comprensione e un possibile cambiamento.
Un cordiale saluto.
la ringrazio per aver descritto con tanta precisione ciò che sta vivendo. Si percepisce chiaramente quanto questa esperienza sia diventata logorante e quanto il continuo stato di allerta le stia sottraendo tranquillità, nonostante i numerosi accertamenti medici rassicuranti.
Dal punto di vista psicologico, il quadro che descrive è compatibile con uno stato d’ansia persistente, in particolare con una forte focalizzazione sui segnali corporei. Questo non significa che sia tutto nella sua testa o che i sintomi non siano reali: al contrario, le sensazioni fisiche che elenca sono reali e spesso molto intense. Ciò che cambia, in presenza dell’ansia, è il modo in cui il corpo e la mente entrano in un circuito di iperattivazione e di costante monitoraggio.
Il fatto che senta il bisogno di controllare quotidianamente i sintomi e di cercare rassicurazioni non indica un problema di volontà , ma è uno dei meccanismi principali attraverso cui l’ansia si mantiene nel tempo: più si controlla il corpo per assicurarsi che vada tutto bene, più l’attenzione resta agganciata alle sensazioni, che finiscono per amplificarsi e diventare sempre più familiari e inquietanti.
È comprensibile anche la sua difficoltà a credere che possa trattarsi di ansia, soprattutto se in passato non si è mai riconosciuta come una persona ansiosa. Tuttavia, l’ansia non si manifesta sempre in modo improvviso o emotivo : spesso compare proprio attraverso il corpo, in momenti di vita in cui magari si è accumulata tensione, stress o un senso di vulnerabilità, anche senza un evento scatenante evidente.
Rispetto alle sue domande: sì, questi sintomi sono compatibili con l’ansia; sì, può durare anche diversi mesi se il circolo di attenzione, paura e rassicurazione continua a ripetersi; ed è assolutamente possibile che le sensazioni siano presenti anche quando si sente più calma o distratta, perché il corpo ha ormai imparato a restare in uno stato di allerta.
Più che cercare di convincersi che non sia nulla di grave, spesso è utile lavorare sul rapporto con queste sensazioni: ridurre il monitoraggio costante, tollerare gradualmente l’incertezza e comprendere cosa mantiene attivo questo stato di vigilanza. Un percorso psicologico può aiutarla proprio in questo: non a sminuire i sintomi, ma a interrompere il meccanismo che li rende così persistenti e spaventosi.
Il fatto che lei stia osservando i suoi pensieri e si ponga queste domande è già un primo passo importante verso una maggiore comprensione e un possibile cambiamento.
Un cordiale saluto.
dott. Benedetto Vivona
Ricevo a Trapani e online
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani
3317463183
Utente
Grazie mille per la sua risposta, precedente mi sono dimenticata di parlare di un altro problema che riscontro in questo periodo: Quando mi rassicuro su dei segnali che prima classificavo come pericolosi (per esempio dopo che il medico mi rassicura sul fatto che sia in salute) mi concentro su un altra parte del corpo. Per esempio ho smesso di preoccuparmi per i dolori al petto dopo l'ultima visita medica e ho iniziato a notare che, durante alcune conversazioni, scambio delle parole con altre che magari hanno un suono simile; Adesso che ho notato ciò, ho paura di avere qualche problema neurologico/cognitivo... Sono consapevole del fatto che sembri assurdo ma non riesco a smettere.
Gentile,
la ringrazio per aver aggiunto questo elemento, che in realtà è molto coerente con quanto già descritto e aiuta a comprendere meglio ciò che sta accadendo.
Quello che nota, il fatto che, una volta ottenuta rassicurazione su una parte del corpo, l’attenzione si sposti rapidamente su un altro aspetto non è affatto assurdo, né raro. Dal punto di vista psicologico, è una dinamica molto tipica degli stati d’ansia persistente: la mente non cerca davvero una risposta specifica, ma una certezza assoluta di sicurezza, che purtroppo non è mai raggiungibile in modo definitivo. Quando una preoccupazione viene chiusa , il sistema di allerta resta attivo e si aggancia a un nuovo possibile segnale.
Anche le difficoltà che descrive nel linguaggio (scambiare parole simili, notarlo più del solito) sono esperienze comuni in periodi di forte auto-osservazione e tensione. L’attenzione costante su come si funziona fisicamente o mentalmente tende ad amplificare fenomeni normali, trasformandoli in segnali di pericolo. Più li si monitora e li si valuta, più diventano centrali e inquietanti.
È importante sottolineare che il problema, in questi casi, non è il singolo sintomo, ma il meccanismo che la porta a passare continuamente da un focus all’altro. Cercare rassicurazione su ogni nuovo timore, per quanto comprensibile, finisce involontariamente per mantenere questo circolo.
Il lavoro psicologico, infatti, non consiste nel dimostrare che ogni nuova preoccupazione è infondata, ma nel ridurre progressivamente il bisogno di controllare e di ottenere certezze immediate, imparando a tollerare l’incertezza e le normali imperfezioni del funzionamento corporeo e mentale.
Il fatto che lei sia consapevole dell’assurdità percepita di questi timori non li rende meno reali sul piano emotivo, ma indica che una parte di lei sta già osservando il meccanismo dall’esterno. Questo è un punto di partenza importante, su cui un percorso psicologico può lavorare in modo strutturato.
Un cordiale saluto.
la ringrazio per aver aggiunto questo elemento, che in realtà è molto coerente con quanto già descritto e aiuta a comprendere meglio ciò che sta accadendo.
Quello che nota, il fatto che, una volta ottenuta rassicurazione su una parte del corpo, l’attenzione si sposti rapidamente su un altro aspetto non è affatto assurdo, né raro. Dal punto di vista psicologico, è una dinamica molto tipica degli stati d’ansia persistente: la mente non cerca davvero una risposta specifica, ma una certezza assoluta di sicurezza, che purtroppo non è mai raggiungibile in modo definitivo. Quando una preoccupazione viene chiusa , il sistema di allerta resta attivo e si aggancia a un nuovo possibile segnale.
Anche le difficoltà che descrive nel linguaggio (scambiare parole simili, notarlo più del solito) sono esperienze comuni in periodi di forte auto-osservazione e tensione. L’attenzione costante su come si funziona fisicamente o mentalmente tende ad amplificare fenomeni normali, trasformandoli in segnali di pericolo. Più li si monitora e li si valuta, più diventano centrali e inquietanti.
È importante sottolineare che il problema, in questi casi, non è il singolo sintomo, ma il meccanismo che la porta a passare continuamente da un focus all’altro. Cercare rassicurazione su ogni nuovo timore, per quanto comprensibile, finisce involontariamente per mantenere questo circolo.
Il lavoro psicologico, infatti, non consiste nel dimostrare che ogni nuova preoccupazione è infondata, ma nel ridurre progressivamente il bisogno di controllare e di ottenere certezze immediate, imparando a tollerare l’incertezza e le normali imperfezioni del funzionamento corporeo e mentale.
Il fatto che lei sia consapevole dell’assurdità percepita di questi timori non li rende meno reali sul piano emotivo, ma indica che una parte di lei sta già osservando il meccanismo dall’esterno. Questo è un punto di partenza importante, su cui un percorso psicologico può lavorare in modo strutturato.
Un cordiale saluto.
dott. Benedetto Vivona
Ricevo a Trapani e online
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani
3317463183
Utente
Grazie moltissimo per il suo tempo, la sua risposta è stata molto utile.
Questo consulto ha ricevuto 4 risposte e 285 visite dal 06/02/2026.
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Approfondimento su Ansia
Cos'è l'ansia? Tipologie dei disturbi d'ansia, sintomi fisici, cognitivi e comportamentali, prevenzione, diagnosi e cure possibili con psicoterapia o farmaci.
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