Psicoterapeuti = consiglieri patentati ?

E sì!. . . . . e sì!
quando mi hanno trascinato per fare la psicoterapia, avevo letto un articolo del dottor Santonicito, cioè “la psicoterapia non è dare consigli. Il mondo è pieno di consigli e consiglieri. Parte di ciò che fa arrivare le persone in terapia è proprio l'essersi persi in tutti quei consigli, il non riuscire più a metterli in ordine e a dare il giusto peso a ciò che è importante e a ciò che non lo è. L'ultima cosa di cui il paziente ha bisogno, quindi, è ancora un altro consiglio. L'obiettivo del trattamento è riscoprire la propria voce, le proprie priorità e il coraggio per agire su di esse. Non c'è bisogno di dire a un paziente cosa fare del suo matrimonio, della sua carriera o delle sue ansie. Se si riesce a fargli percepire il problema da una differente angolatura, saprà meglio di chiunque altro cosa è meglio per sé …………. sottolineo “SAPRA’ MEGLIO DI CHIUNQUE ALTRO COSA è MEGLIO PER SE” !

Allora mi ero detto: almeno non è come penso io e non si aggiungerà ancora un’altra persona (cioè il terapeuta) a dirmi cosa DEVO e cosa è bene che io FACCIA !

Invece ? invece ! invece ?
Invece, a parte il fatto che ad ogni inizio di una nuova seduta lo psicoterapeuta mi domanda come và – mi domanda cosa ho fatto e mi chiede a fine seduta dove andrò (e tutto questo mi fa sentire “Controllato” e la cosa bella, o meglio: Brutta! è che io gli ho detto che fin da bambino sono stato controllato da molti componenti della mia famiglia e mi sono sempre sentito oppresso e controllato, ancora oggi).
A parte questo, che già mi fa star male, la cosa ancora più nociva è che allo specialista io gli ho detto che molte incomprensioni (e successive mie arrabbiature) in famiglia sono nate perché in tanti da sempre mi DICONO cosa devo fare, si intromettono nella mia vita con irruenza senza chiedermi il permesso e volendo decidere sulla mia vita;
ho spiegato allo psicologo che non sopporto, non tollero assolutamente più che mi si venga detto cosa DEVO FARE, e lui cosa fa? Colmo dei colmi, si mette anche lui a dare CONSIGLI (ha iniziato a farlo già dalla 4° seduta)!
Fai un corso regionale di questo tipo! Iscriviti a qualche associazione, ad esempio una compagnia teatrale o circolo culturale! Cerca lavoro presso un centro medico! E via dicendo ………… e il problema è che ci insiste pure !
E ciliegina sulla torta (o sarebbe meglio dire ultima dose di veleno) è che lo specialista sa (xkè glielo detto) che ho anche problemi CONCRETI che non mi permetterebbero di fare alcune cose che lui mi consiglia anche se io volessi.
Sento tutto ciò come un ulteriore e insostenibile peso.

E sì ! e dire che avevo creduto a ciò che il dottor Santonocito ha scritto nel suo articolo per spiegare cosa non è la psicoterapia.
L'obiettivo del trattamento è riscoprire la propria voce?
Beh! Mai come adesso in vita mia, sono stato più distante dalla mia voce interiore, dal mio essere, dal mio io; e ciò, a parte i danni, mi procura anche molta sofferenza (come se non bastasse quanto ho già sofferto fin’ora).
Come dice il proverbio? Le disgrazie non vengono mai sole!

Vista la mia esperienza (e quella letta qui da altri utenti), penso che trovare uno specialista che non ti dica cosa fare è raro come le mosche bianche!
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Dr.ssa Chiara Luisa Pataccoli Psicologo, Psicoterapeuta 143 4
Caro utente,
è chiaro che le è molto più facile scaricare tutte le colpe dei suoi disagi sugli psicoterapeuti, sulla sua famiglia e su chiunque altro abbia intorno, piuttosto che
affrontare concretamente i suoi problemi.
Sempre meglio criticare, spostare la "colpa" all'esterno, che ascoltare la propria Voce Interiore, che nessuno, se non lei stesso, le impedisce veramente di seguire.

Dr.ssa Chiara Luisa Pataccoli

Psicologa Psicoterapeuta Aneb

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Attivo dal 2010 al 2017
Psicologo, Psicoterapeuta
Gentile Utente
Ha provato ha esprimere questo suo disagio al terapeuta che la sta seguendo?
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Dr.ssa Giselle Ferretti Psicologo, Psicoterapeuta 615 14 24
Gentile signore,

la cosa più opportuna per il suo percorso sarebbe quella di parlarne con il terapeuta che la segue (se ancora effettua delle sedute con lui). Capita spesso che in terapia si "ritrovino" le questioni che si sono affrontate nel corso della propria vita, e questo non è un caso.

Detto questo, vorrei anche informarla che nella psicoterapia esistono moltissimi approcci diversi per cercare di far ritrovare "la voce interiore" di coloro che soffrono per qualcosa, che sia essa più o meno grave.
Alcuni approcci sono più "direttivi" altri meno, in particolare la psicoanalisi è quella che si pone con il minor grado di direttività.

Si informi leggendo gli articoli pubblicati nel sito, consideri anche che non sono esaustivi di tutti i tipi di terapia esistenti. Inoltre ricordi sempre che ogni terapia si declina in modo diverso in base al terapeuta e soprattutto al paziente.

Il mio articolo sulla psicoanalisi
https://www.medicitalia.it/minforma/psicoterapia/170-la-psicoanalisi-elementi-clinici.html
Un articolo del Dott. De Vincentiis sulle tattiche comuni della psicoterapia
https://www.medicitalia.it/minforma/psicoterapia/42-la-psicoterapia-e-le-sue-tattiche-comuni.html
Un articolo del Dott. Bulla sulla terapia cognitivo comportamentale
https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/205-caro-psicologo-mi-sento-ansioso-i-disturbi-d-ansia-e-la-terapia-cognitivo-comportamentale.html

Un cordiale saluto.

Dott.ssa Giselle Ferretti Psicologa Psicoterapeuta
www.giselleferretti.it
https://www.facebook.com/giselleferrettipsicologa?ref=hl

[#4]
dopo
Utente
Utente
Gentile Dr.ssa Patacolli, lei esclude totalmente che invece la causa del mio attuale peggioramento possa invece essere “colpa” dello specialista o che questa psicoterapia non sia adatta a me?
Io non incolpo nessuno, mi limito a guardare in faccia la realtà e la realtà e che ad oggi sto peggio di prima e, a proposito di voce interiore, da quando ho iniziato questo percorso ho molta più difficoltà ad ascoltarla (anche se a lei non può sembrare vero). Ad ogni modo se io allo psicot. dico quello che ho passato finora e cosa comporta e ha comportato in me l’essere costantemente sotto la lente d’ingrandimento e che spesso e volentieri mi si dica cosa devo fare, allora, domando a Lei, perché lo specialista già SOLO dopo 4 incontri (siamo ancora alla fase di presentazione) mi viene a dire cosa DEVO fare (corsi regionali – compagnia teatrale - dove cercare lavoro ecc. ecc.) se io non gli ho chiesto consigli?
Prima di iniziare a DIRMI cosa devo fare, non avrebbe dovuto fare in modo che io stessi bene con me stesso?
Le conseguenze ad oggi sono state un mio peggioramento, questo è un dato di fatto, quindi …………….
inoltre, ripeto: mai come adesso (da quando ho iniziato la terapia) sono stato più distante dalla mia voce interiore, dal mio essere, dal mio io! Per Lei è facile dire che la colpa è mia ma il problema è che questo è il punto e io non riesco ad abbattere questo muro che mi si è parato davanti. Prima (della terapia) mi sentivo molto più vicino al mio (anche se ancora ero distante da come io volevo essere in intimità col mio essere).

Gentile Dr.ssa Spera e dr.ssa Ferretti, non proprio esplicitamente, ma ho fatto presente allo psicot. il mio pensiero, siccome però è insistente, adesso mi auto-limito ancor di più, non è che devo dirgli sempre come la vedo io e cosa provo;
se glielo già detto più di una volta lui dovrebbe capire che per il momento meglio lasciar stare. Una cosa certa però, è che se io fossi andato spontaneamente da lui e non trascinato dai miei, allora in quel caso gli avrei detto chiaro e tondo: ma cosa dice dottore? io finora le ho solo detto che mi sento (SONO) oppresso e che non tollero più che mi si dica di continuo fai questo – fai quest’altro – fai lì – vai là- ecc. ecc. e lei inizia fin da subito a dirmi che devo iscrivermi ad un circolo culturale, cercare lavoro lì o là ecc? ….. ma mi sta prendendo in giro?
Siccome però non volevo iniziare adesso questo percorso e soprattutto per via del fatto che mi ci hanno trascinato (e qui ritorniamo al punto che anche in questo caso mi hanno DETTO e quasi costretto a FARE), allora non riesco ad essere così aperto, schietto e diretto (comunque queste cose lo specialista le sa!).
Vorrei comuqmue ribadire la ciliegina sulla torta, cioè che lo specialista sa che ho anche problemi CONCRETI che non mi permetterebbero di fare alcune cose che lui mi consiglia anche se io volessi e ciononostante .......


Per gentile dr.ssa Ferretti: sinceramente la cosa che però mi aveva più colpito (perché molto chiara per me) fra gli articoli da Voi scritti, e la cosa che speravo potesse essere realmente vera, è ciò che aveva scritto il dr. Santonocito su ciò che NON è psicoterapia, cioè “la psicoterapia non è dare consigli. Il mondo è pieno di consigli e consiglieri ………….. - l'ultima cosa di cui il paziente ha bisogno, quindi, è ancora un altro consiglio ………..”

ps: non avrebbe dovuto essere lo psicoterapeuta a capire se il suo indirizzo psicoterapico fosse o meno congeniale al mio problema e qualora non lo fosse indirizzarmi presso un'altra branchia della psicoterapia? (penso però che così come sono rari come le mosche bianche gli speciliasti che non danno consigli su consigli, allo stesso modo, rari sono gli psicoterapeuti che, ad una persona che si presenta da loro, dicono che non possono aiutarlo e sarebbe meglio fare un percorso diverso dalla sua specializzazione; mandarlo quindi da un collega).
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Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 13,7k 292 182
Gentile utente, mi dispiace che la sua terapia sia partita con il piede sbagliato.

Io credo che il problema sia innanzitutto l'essere stato trascinato in terapia come un "pacco postale", contro la sua volontà. Come correttamente ha intuito, se avesse potuto scegliere se andare o non andare, e quando, le cose sarebbero state forse molto diverse.

Alcuni approcci terapeutici, come quello strategico, sono adatti anche a questo tipo di situazioni, ma senza conoscerla non si può essere precisi né dirle se potrebbe essere adatto a lei.

L'articolo che ha letto esprime il mio punto di vista e la mia visione sulla terapia, che non può essere generalizzata alla varietà di terapeuti e terapie esistenti. Sarebbe però ingiusto esprimere da qui un parere sull'operato del collega, senza sapere come si sono svolte le sedute.

Posso dirle, tuttavia, che se già dall'inizio non si ricevono buone sensazioni, è difficile che la terapia possa proseguire bene. Quindi se dopo aver parlato al terapeuta, e poi ai suoi, la situazione non si sblocca, potrebbe essere il caso chiedere di cambiare terapeuta, eventualmente scegliendone uno che adotti un approccio diverso.

Cordiali saluti

Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
www.giuseppesantonocito.it

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dopo
Utente
Utente
Grazie dr. Santonocito.
Io prima di iniziare questo percorso avevo dei dubbi se una psicoterapia potesse darmi i benefici di cui ho necessità o meno.
Aver avuto la sfortuna di iniziare così (cioè forzato) la terapia e soprattutto visti i risultati, fin'ora disastrosi, i miei dubbi hanno preso molta più consistenza; se poi aggiungo che in questo sito io dico che già dal quarto incontro lo specialista inizia a dirmi cosa devo fare (così come è abituato a fare il 95% degli italiani), riporto che questo suo modo di operare non ha fatto altro che peggiorare la mia situazione e invece mi si viene a dire che la colpa è mia perchè non voglio sentire la mia voce interiore, allora i miei dubbi diventano in me certezza assoluta che la psicoterapia non potrà mai essere compatibile con il mio essere.
Sapere però che possono esserci specialisti come Lei, dr. Santonocito, che la pensano in maniera diversa e che credono di poter aiutare una persona senza iniziare fin dal principio di una terapia a DIRGLI cosa deve fare (ciò quali luoghi - associazioni ecc. ecc. frequentare), mi fa pensare che forse esiste ancora una piccola percentuale di possibilità che una psicoterapia potrebbe darmi benefici.
Il problema non di poco conto però, è che bisognerebbe trovare la psicoterapia a me congeniale e soprattutto uno specialista che dopo le presentazioni non mi dica "devi andare .........."

Per il momento (mio malgrado) continuerò questo percorso e se un giorno (spero prima possibile) lo specilista capirà che è meglio interromperlo, a quel punto, se non avrò il cervello e l'animo completamente fusi, allora potrò iniziare (o ri-iniziare) aensare a me stesso.
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Dr.ssa Claudia Signa Psicologo 75 3
Gentile utente,
le sue parole mi hanno fatto riflettere, sicuramente è difficile pensare e anche accettare che le persone, la sua famiglia, il suo terapeuta le dicano tutti quanti cosa fare.
In realtà penso che il suo dissenso faccia parte di un suo probabile cambiamento; ossia se per lungo tempo, in qualche modo, per come scrive si è lasciato andare ai "consigli" degli altri forse adesso, nonostante i suoi dubbi e la sua confusione sta iniziando a capire cosa desidera per se stesso.
Il punto di partenza sta nella consapevolezza di non volere che qualcuno le dica o le suggerisca cosa fare.
Io penso che in qualche modo questo sfogo sia stato anche utile per lei sopratutto per farle capire da dove cominciare a porre ordine.
Spesso ha utilizzato la parola "volere"; l'etimologia della parola rimanda un pò ad una costrizione, ad un dover essere; magari per continuare in questo suo percorso provi invece a pensare ai suoi desideri.
questo sicuramente non la aiuterà a trovare la serenità ma magari le consentirà di tracciare un probabile percorso;il prossimo passo potrebbe essere anche quello di capire cosa desidera ottenere dalla terapia e parlarne apertamente con il suo terapaeuta, anche manifestando il suo dissenso, inevitabilmente questo porterà ad un ulteriore cambiamento.
Personalmente penso che la terapia sia una danza, un atto creativo che implica la compartecipazione dei due protagonisti. Non rimanga uno spettatore silente, non si precluda l'opportunità di scoprirsi all'interno del processo terapeutico; il ritmo del cambiamento sarà lei a deciderlo.

le auguro di trovare la sua strada,
saluti

Dr.ssa Claudia Signa;
Psicologa, perfezionata in valutazione psicologica.

[#8]
dopo
Utente
Utente
La ringrazio per la risposta e per l’augurio, gentile Dr.ssa Claudia Signa;
lei dice non si “precluda l'opportunità di scoprirsi all'interno del processo terapeutico”, e infatti io, nonostante sono stato costretto a iniziare questa psicoterapia avevo pensato di aprirmi un po’ anche se non avrei voluto e, ripeto, lo specialista era informato del mio totale dissenso a iniziare la terapia.
Quando però io gli racconto cose molto private e gli dico che non tollero più che tutti mi assillano dicendomi cosa devo fare (non sono ne drogato – ne ritardato mentale ecc.) e lui già alla quarta seduta incomincia anch’ egli a dirmi cosa devo fare, allora mi casca il mondo addosso. Già faccio una fatica e uno sforzo immane a cercare di aprirmi, se poi lui le prime cose che mi dice sono le stesse per cui ho avuto una crisi di nervi, allora Lei capirà che io (masochisticamente) continuo ad andare dall’ulteriore tormentatore ma sicuramente non gli dirò più i miei problemi.
Posso capire se dopo 6 - 7 - 10 mesi di terapia io dicessi allo psicoterapeuta che sto molto meglio e a quel punto lui mi dicesse che forse è giunto il momento di “agire” (su cose che però piacciono a me e non a lui), allora era un altro discorso; ma non che io vada da lui gli dico sto male perché tutti mi assillano dicendomi cosa devo fare della e nella mia vita e lo specialista come prima cosa inizia anche lui a dirmi: devi iscriverti qui – devi frequentare là e via dicendo.
Sinceramente sono andato a controllare se fosse davvero uno psicoterapeuta e ho visto che lo è, a quel punto ho iniziato a pensare che se lui fa bene il suo lavoro allora questo vuol dire che io ho già attraversato con un piede il confine della pazzia e non appena farò un altro passo sarò completamente e per sempre malato mentale (pazzo);
esiste la possibilità che lo specialista non sia poi così tanto specialista e in questo caso forse ho ancora qualche chance di non ritrovarmi rinchiuso in una struttura per malati mentali.

Cordiali saluti e ancora grazie a tutti per avermi ascoltato.
[#9]
dopo
Utente
Utente
A parte che ora so da me che la maggioranza degli psicologi/terapeuti sono (a volte molto invadenti e violenti nella loro insistenza) appunto consiglieri patentati, anzi più che dare consigli li impongono!

A parte questo, in un’enciclopedia medica ho letto che la psicoterapia può portare alla luce problemi difficili o, nei casi peggiori, impossibili da gestire; questo può aggravare lo stato del paziente e innescare patologie psichiche!
Purtroppo è esattamente quello che è e sta accadendo a me, sono devastato da questa terapia e .............
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Dr.ssa Claudia Signa Psicologo 75 3
Gentile utente,
sicuramente la psicoterapia è un processo molto difficile che implica fare emergere le parti sconosciute di se stessi e delle proprie relazioni.
Dare poi un senso a questi aspetti collegandoli all'interno della propria storia è un altro passo.
In realtà questo processo, a tratti molto doloroso, avviene nel tempo e dipende molto da quanto il paziente riesce ad affidarsi al suo terapeuta.
Riconoscere il tempo della propria sofferenza è inoltre molto importante; non esistono piccole magiche contro la sofferenza d'animo.
Al di là dei contenuti, pensi che la terapia è un luogo protetto in cui queste paure possono emergere, essere contenute e anche superate.
Al di là di tutto è normale, che nelle prime fasi, lei cerchi anche di capire se lo specialista che la segue sia adeguato; ma una volta appurato questo, cerchi di andare oltre e lavorare su quello che per lei ha importanza e sui motivi che l'hanno spinta a chiedere aiuto.

Un saluto.

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