Utente 169XXX
Buongiorno, faccio una piccola premessa prima di arrivare al problema attuale. Da adolescente sono stata abbastanza irrequieta e ho avuto problemi di bulimia, risolti con una lunga terapia psicologica e per un periodo con psicofarmaci all'età di 22 anni.
Ora ho 29 anni, dalla fine del 2008 ho iniziato a soffrire di attacchi di panico nei luoghi pubblici, ma sopratutto in situazioni relazionali ( ne elenco alcune:cene fuori, uscite serali con amici, cena dai genitori del mio fidanzato, terrore di salire sul treno, sopratutto se in compagnia). In quello stesso periodo sono iniziati disturbi intestinali, probabilmente legati ad una somatizzazione dell'ansia, ma per cui ora sto cercando una cura.
Nel 2009, dopo alcuni mesi con paroxetina sono stata meglio, ma poi di nuovo una forte ricaduta, con un periodo di nausea, vomito, diarrea e terrore.
Lo scorso novembre ho iniziato una psicoterapia di tipo cognitivista costruttivista e ho consultato vari psichiatri, che mi hanno dato medicinali leggeri o, come ora, nessun medicinale.
Il fatto è che la "malattia"nel tempo si è evoluta, alcune cose sono state superate (ad esempio andare al supermercato), ma la paura è diventata più forte nella mente: paura di morire, di suicidarmi, di invecchiare, di non valere niente...a tutto ciò si aggiunge la vergogna per questo mio stato, sopratutto nei confronti del mio fidanzato, con cui vorrei essere felice.
Tutte queste paure hanno tirato fuori nel tempo una tristezza e un'angoscia che all'inizio non c'erano e che ora mi impediscono di divertirmi qualsiasi cosa io faccia.
Ho scritto tempo fa alla sezione psichiatria, ma non ho trovato altro che critiche ai medici che mi hanno visitata e che non credo siano tutti inetti.
Quello che vi chiedo è. è normale dopo quasi un anno di terapia essere ancora in queste condizioni?
Ne uscirò o ormai la mia vita è segnata da questi pensieri invalidanti che mi hanno fatto cambiare talmente tanto da non riconoscermi più?
La mia terapeuta non è molto chiara nella diagnosi, dice che in me ha sempre notato "indeterminatezza" e alcune resistenze alla terapia.
Che devo fare??

[#1]  
Dr.ssa Daniela Siciliano

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Cara Utente,
il percorso terapeutico è lungo, complesso e anche molto faticoso e doloroso, ma rischia spesso di diventare anche poco produttivo se si cambia spesso terapeuta e si naviga nell'oscurità per trovare la soluzione breve, indolore e risolutiva.

Io le consiglio di affidarsi a chi la segue e sopratutto si fidi completamente, vedrà che otterrà sempre maggiori risultati e sopratutto continuativi nel tempo.

Le auguro un grosso in bocca al lupo.

Dr.ssa DANIELA SICILIANO
Psicologa clinica, Psicodiagnosta dell'età evolutiva e dell'età adulta CTU Tribunale civild di Roma

[#2]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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>>> Il fatto è che la "malattia" nel tempo si è evoluta
>>>

Gentile ragazza, ha usato proprio l'espressione giusta. È cosa abbastanza comune che i disturbi psichici si evolvano, nel tempo, e diventino più "furbi" e resistenti, soprattutto quando non vengono trattati adeguatamente. Nel suo caso, è possibile che l'iniziale disturbo alimentare sia stato risolto, ma che sia rimasto ancora del lavoro da fare.

Ciò che esprime sono dubbi e disagi, non solo per i suoi problemi, ma anche relativi al fatto che dopo un anno di psicoterapia si sente ancora al punto di partenza. Per cui credo che non si possa non tener conto di questo fatto.

Ora apparentemente ha un problema d'ansia, e l'ansia è di solito meno ardua da trattare dei DCA. Non posso suggerirle di cambiare terapeuta, perché solo lei può prendere questa decisione. Sappia comunque che dopo un anno di terapia cognitivo-comportamentale, specialmente se si tratta di ansia, dovrebbe aver ricevuto indicazioni comportamentali concrete per le situazioni che le provocano ansia, e avrebbe dovuto già vedere risultati. Quindi, dovrebbe trattare di quest'argomento con la sua attuale terapeuta, e chiedere delle risposte.

Ogni forma di terapia ha i suoi tempi e i suoi metodi. L'ansia può essere trattata velocemente, e le terapie cognitive sono in genere adatte a questo tipo di disturbi. Può leggere quest'articolo, per documentarsi ulteriormente su alcuni degli approcci terapeutici più diffusi:
https://www.medicitalia.it/minforma/psicoterapia/533-mini-guida-per-la-scelta-dell-orientamento-psicoterapeutico.html

Cordiali saluti
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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[#3] dopo  
Utente 169XXX

Innanzitutto grazie ad entrambi per l'interessamento.
Il fatto è che sto da poco iniziando a fidarmi completamente della mia psicologa, prima purtroppo non mi fidavo davvero. Una parte di me restava scettica e pensava fosse tutto inutile. Forse il fatto che io stia scrivendo anche qui è indizio di una non completa fiducia.
La dottoressa mi ha più volte chiaramente detto di non cercare ossessivamente in internet soluzioni,ma non riesco a non cercare...qualcuno che stia come me, qualcuno che ne sia uscito, qualcuno che mi dia la soluzione.
Quello che vorrei, e che anche tutti i medici che mi hanno visitato hanno notato in me è una continua ricerca di rassicurazione, che però resta fine a se stessa in quanto nonostante mi venga detto che ne posso uscire io continuo a non fidarmi e a dar ragione a me o alla mia malattia non so.
Aggiungo che da due settimane vedo costantemente uno psichiatra che mi fa supporto alla psicoterapia e che per ora non vuole prescrivermi farmaci.
Io voglio solo tornare a sorridere e ad entusiasmarmi della vita, non ad averne paura in ogni sua forma.
Grazie ancora

[#4]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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La ricerca continua di rassicurazioni, cui appartiene anche il cosiddetto information overloading, ovvero la ricerca ossessiva d'informazioni in internet, è uno dei meccanismi che mantiene in vita la sua ansia.

Il dubbio ossessivo si manifesta con il bisogno continuo di trovare risposte alle proprie domande. Solo che ogni nuova risposta apre nuove domande, e così via in un circolo vizioso infinito.

Quando l'ossessione si manifesta con la ricerca di rassicurazioni, ogni rassicurazione che riceve lì per lì la fa sentire un po' meglio. Ma alla lunga, le rassicurazioni non fanno altro che confermare l'esistenza del suo problema, rendendoglielo ancor più presente e reale. In altre parole, più rassicurazioni riceve, più il suo problema si aggrava e si struttura.

Allo stesso modo, più da sfogo alla sua sete di ottenere risposte, più il problema peggiora.

Sono meccanismi ben noti, che è possibile spezzare attraverso l'intervento terapeutico adeguato. Certamente, non è sufficiente la raccomandazione di smettere di cercare.

Cordiali saluti
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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[#5] dopo  
Utente 169XXX

Grazie ancora per la repentina risposta, sinceramente non me la sento di cambiare psicoterapeuta dopo aver girato anche diversi psichiatri. Ormai mi conosce bene, così come conosce le mie reazioni agli eventi. La tristezza che sento in questo ultimo periodo secondo voi è dovuta al mio non riuscire a superare le situazioni ansiogene? Consideri che a volte ho paura anche di stare in compagnia del mio fidanzato perchè non sono allegra e sorridente. Manie di perfezionismo? Non lo so, so solo che queste paure mi accompagnano in realtà da una vita, solo negli ultimi anni mi sono resa conto che qualcosa non andava, nel momento in cui si sono fatti sentire anche i sintomi fisici, che mi hanno atto vergognare ancora di più..
Grazie di tutto

[#6] dopo  
Utente 169XXX

Salve, nonostante sia passato del tempo, la mia "malattia" non solo non è passata, ma ha preso delle pieghe ancora diverse, è da un mese circa che ho dei continui dubbi sull'amore che provo per il mio fidanzato, mi ci sveglio al mattino in preda al panico e non voglio più vederlo perchè ho paura che mi venga il panico. Per due settimane gli ho detto che non sapevo più se lo amavo, ho chiesto a psicologi diversi, ho chiesto a lui stesso se pensava che non lo amassi più ed ora l'ho lasciato, ma non riesco a non chiamarlo, poi magari dopo 5 minuti penso di odiarlo.
Come è possibile tutto ciò?
Ho di recente cambiato psicoterapia, ora seguo la strategica, la nuova dottoressa dice che si tratta solo di sintomi ossessivi, ma io credo che il non amarlo più sia la verità anche se sto molto male per questo.
Aggiungo che a tratti tornano anche i pensieri spaventosi sul suicidio e che mi sento molto apatica e non voglio più vedere nessuno al di fuori della mia famiglia, sempre perchè ho paura di sentirmi male o perchè penso che non mi interessa più stare in compagnia di amiche o fidanzato
Aiutatemi per favore. E' un tunnel da cui non si esce mai...

[#7]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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Deve riportare i suoi dubbi ai curanti, e farsi suggerire in quella sede cosa fare.

Online si possono solo dare secondi pareri, non fornire aiuto vero e proprio.

Cordiali saluti
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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[#8] dopo  
Utente 169XXX

Grazie per la repentina risposta..l'errore in cui incappo spesso, o forse la compulsione..è quella di cercare di continuo risposte. Quindi le chiedo, se avrà la cortesia di rispondermi: si tratta di ossessioni?Oppure è la verità?
La psicologa da cui vado ora non mi conosce ancora bene, ma l'ho vista sicura di quello che dice, solo che non riesco a fidarmi, mi fido della mia testa purtroppo!
Ho paura di distruggere tutto ciò che ho..
Grazie ancora

[#9]  
Dr.ssa Ilenia Sussarellu

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<<si tratta di ossessioni?Oppure è la verità?>>


Gentile Ragazza,
lei ha appena cominciato un nuovo percorso di Psicoterapia e forse è il caso che inizi ad aderire fedelmente ai principi basilari, cioè a NON chiedere rassicurazioni.
So che questo è molto difficile ma resistervi è l'unica strada di cui si dispone per ridurre la necessità di avere una nuova rassicurazione successivamente; è un pò come costringersi a bere una medicina amara.

Provi a porgere la stessa domanda alla sua terapeuta, sarà certamente più costruttivo ed inoltre questo la aiuterà a comprendere perchè il conforto che ne trae sia del tutto transitorio ed inefficace.

Le faccio tanti auguri
Dr.ssa Ilenia Sussarellu, i.sussarellu@libero.it
Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale, Psicologo Cilinico-Forense