Utente
salve, ho due figli uno di 6 e uno di 2 anni e mezzo, il primo tranquillissimo, una passeggiata, mi adora, il secondo è un terremoto, ha un comportamento strano a nostro avviso, continuamente contraddittorio, lo portiamo a scuola e piange x entrare, poi dopo due secondi che non ci vede più ride e gioca, lo andiamo a riprendere e piange per venire via, ultimamente, soprattutto nei confronti del padre è ancora più strano,sembra quasi che lo odi, la sera quando il papà rientra, vuole andare lui ad aprire la porta, quando lo vede richiude, abbiamo provato a dirgli che papà è andato via, e tutto ok, invece se diciamo che papà è andato da altri bimbi dice di no,poi quando alla fine il papà entra, piange per circa 10 minuti, poi, passato lo sfogo, gioca con lui tranquillamente. ogni volta che gli neghiamo qualcosa, inizia un pianto acuto e porta le mani alla bocca infilandole dentro per vomitare e a volte ci riesce. quando esce da scuola e gli chiediamo come è andata lui risponde che era solo solo, non c'era neanche la maestra, ultimamente va in piscina con la scuola, va felice ma a noi non dice nulla, anzi dice di non essere andato. insomma abbiamo paura a fare qualsiasi cosa con lui, in un secondo potrebbe diventare un inferno, avete qualche consiglio da darmi??? Ringrazio anticipatamente.

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Dr.ssa Graziella Tornello

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TORINO (TO)

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Gentile utente,
da quanto tempo si verificano questi atteggiamenti?
Non so se ho capito bene ma quando vostro figlio chiude la porta al papà voi gli dite che è andato da altri bimbi. Corretto?
Se è così immagino che il pianto successivo sia una sorta di sfogo per la paura provata all'idea che il papà lo avesse potuto abbandonare. Finito lo sfogo riprende serenamente a giocare con lui.
Non sottovaluterei l'induzione al vomito. Le maestre cosa vi dicono del bambino? A scuola è sereno?
Visto che sono molte le variabili da prendere in considerazione e su questo sito non si effettuano diagnosi, io vi consiglierei di rivolgervi con fiducia al servizio di psicologia (o neuropsichiatria infantile) della vostra asl di pertinenza. Un collega potrà sentire con più calma voi genitori ed eventualmente vedere il bambino per qualche seduta di psicodiagnosi. Attraverso l'osservazione e il gioco sarà possibile valutare l'eventuale disagio del vostro piccolo.

Cordialmente.
Dr.ssa Graziella Tornello
Psicologa - Psicoterapeuta individuale, di coppia, di famiglia.
www.psicoterapeutatornello.it

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Dr.ssa Laura Rinella

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ROMA (RM)

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Gentile signora,
l'età del suo piccolo è quella dei no, dell'oppossitività, che fa parte del normale sviluppo di ogni bambino.
Il comportamento descritto per quanto concerne la scuola si riscontra in moltissimi bimbi al loro inserimento nel nuovo contesto e in genere si risolve spontaneamente nel giro di poco tempo.

A volte però capita che i genitori entrino in ansia e non riescano a gestire la situazione in modo efficace.
Ciò che lei descrive in merito alle interazioni tra voi e il vostro piccolo segnala l'inizio di comunicazioni non proprie che sarebbe utile correggere per evitare che si stabilizzino o peggiorino (in particolare il tentativo da parte del piccolo di procurarsi il vomito, che a volte va a segno).

A mio parere vi potrebbe essere utile chiedere un consulto in presenza ad un terapeuta familiare allo scopo di chiarire meglio la situazione e ricevere indicazioni in merito alla risoluzione delle vostre difficoltà.

Cordialmente
Dr.ssa Laura Rinella
Psicologa Psicoterapeuta
www.psicologiabenessereonline.it

[#3]  
Dr.ssa Sara Rosa

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Gentile Utente,

quando porta l'esempio dell'asilo: "lo portiamo a scuola e piange x entrare, poi dopo due secondi che non ci vede più ride e gioca, lo andiamo a riprendere e piange per venire via..." mi sento di rassicurarLa. Le posso dire che è un atteggimento decisamente diffuso e in un certo senso adattivo: il bambino vive il distacco con Lei la mattina piangendo, poi si riesce ad inserire con successo nelle attività della classe, tanto che poi fatica a venire via!
Concordo poi con la Collega sul fatto che l'età del suo bimbo è quella che comunemente viene definita "dei no" ed è attraverso questa fase che il bambino impara a distanziarsi e a rendersi conto di essere un'entità con proprie capacità, e che quindi può dire "no!"; è il momento dell'oppossitività e fa parte del normale sviluppo cognitivo e relazionale di ogni bambino.
Frasi confusive come quella che cita: "se diciamo che papà è andato da altri bimbi dice di no" non sono d'aiuto, anzi possono provocare caos relazionale, per cui credo vadano eliminate.
La relazione con un bambino così piccolo da risultati migliori se veicolata maggiormente tramite gli agiti più che con le parole.
Un'ultima cosa, non abbiate paura di interagire con il piccolo, anzi provate a coinvolgerlo. Cordialità.
Dott.ssa SARA ROSA
Psicologo Psicoterapeuta