Omosessualità e psicoterapia

Sono da circa 8 mesi in psicoterapia per problemi di ansia che mi stavano portando a isolarmi. La psicoterapia mi sta aiutando a tenere sotto controllo l’ansia e ho fatto buoni miglioramenti. Faccio psicanalisi con 1-2 sedute alla settimana.

Secondo la psicologa che mi sta seguendo l’origine dei miei malesseri è il fatto che io non vivo la mia omosessualità e che fino in fondo non mi accetto. In realtà vorrei avere una relazione, ma la cosa non è mai capitata, forse perché, come dice la dott.ssa, io non l’ho mai cercata veramente per delle paure e resistenze. Quindi mi trovo a vivere male, triste, come se fossi al buio, un buio da cui non riesco a uscire.

La psicologa mi ha invitato a fare un primo passo, a rivolgermi a qualche associazione per provare a conoscere altre persone come me. Ma io proprio non ce la faccio, ogni scusa è buona per rimandare, perché alla fine mi vergogno e ho paura che poi potrei stare ancora peggio e soffrire. Ogni giorno sento meno motivazione, perdo il piacere di lavorare e stare con gli altri e il mio umore è più giù che sù.

Mi sembra di vivere in una prigione e, anche se ho la chiave per uscire, non ho il coraggio di usarla. Non so fino a quanto resisterò così, perché il mio desiderio di amare è forte, ma non riesco ad esprimerlo. Cosa posso fare per vivere in serenità con il mio orientamento sessuale senza paura di pregiudizi o altro (paura di deludere i familiari, di perdere gli amici, i colleghi…)?
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Dr. Roberto Callina Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 1,3k 32 8
Caro Utente,

pur comprendendo le sue paure e il suo bisogno di risposte, non posso fare a meno di chiederle come mai crede di poter trovare il coraggio per usare quella chiave proprio qui, online, nonostante sia già in cura da una collega di persona?

La invito a rivolgersi alla sua curante che, certamente, la conosce più di noi; tuttavia vorrei farle notare che il primo passo verso una serena accettazione non prevede necessariamente un coming out a 360 gradi.

Lei parla di paura di deludere i familiari, di perdere amici, colleghi... ma mi sembra che stia già guardando molto avanti.

Il fatto di condividere le stesse emozioni e gli stessi sentimenti con altre persone omosessuali non può che aiutarla a superare questa prima fase, per imparare ad accettarsi come persona, nella sua interezza, senza quella auto-stigmatizzazione che, probabilmente, ha interiorizzato dentro di sè a causa della cultura in cui è inserito, in cui tutti noi siamo inseriti.
Forse è proprio per questo che la sua terapeuta la invita a fare questo primo passo.
Passo dopo passo, potrà fare le scelte che riterrà più opportune... ma da qualche parte dovrà pur cominciare.

Le allego una lettura che, forse, potrà trovare interessante:

http://www.gaypsicologia.com/p/teoria-in-pillole.html

Un caro saluto.



Dr. Roberto Callina - Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
Specialista in psicoterapia dinamica - Milano
www.robertocallina.com

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Dr. Gianluigi Basile Psicologo, Psicoterapeuta 104 2 7
Gentile Utente,
Come hanno consigliato la sua terapeuta e il Dr. Callina, un inizio può essere certamente quello di cominciare questi incontri di gruppo, in un contesto in cui non deve fingere di essere qualcun altro e non si deve sentire costretto ad essere all'altezza delle aspettative altrui.
Questa non è la soluzione al suo conflitto ma è sicuramente un primo disvelamento che le può portare come benefici una maggiore considerazione di se stesso.
Abbia fiducia nella sua terapeuta e si affidi a lei nei momenti in cui sente che non ce la può fare.

Restiamo in ascolto

Dr. Gianluigi Basile - Psicologo - Roma
Specialista in Psicoterapia Psicodinamica Integrata
www.psicologobasile.it

[#3]
dopo
Utente
Utente
So che può sembrare strano cercare via web il coraggio che nella realtà non riesco ad avere, ma questo consulto l'ho chiesto perchè io voglio provare a fare un passo avanti. Le vostre risposte e le parole della mia terapeuta mi danno coraggio. Sono due mesi ormai che la terapia si è bloccata su questa cosa, perchè se non faccio qualcosa di concreto, non credo che serva a molto continuare solo a parlare.

Finora non ho provato a contattare associazioni perchè ho sempre avuto paura di essere frainteso, di non essere capito, di essere etichettato e di ritrovarmi ancora più solo. Però continuare così è difficile, visto che sto perdendo giorno dopo giorno la gioia di vivere e di fare anche le cose più banali.

Secondo questo malessere che sento continuamente crescere e le manifestazioni ansiose sono causate dal mio orientamento sessuale?
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Dr. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta 4,6k 51
>>Secondo questo malessere che sento continuamente crescere e le manifestazioni ansiose sono causate dal mio orientamento sessuale?<<
non è l'orientamento sessuale in se, ma il modo in cui lei vive questa situazione, quindi il disagio nasce dalla difficoltà di una piena accettazione di se stesso. Si tratta di lavorare sulla sua immagine corporea, sessualità e ruolo di genere e sulle fantasie che alimentano le sue inibizioni.

>>Sono due mesi ormai che la terapia si è bloccata su questa cosa, perchè se non faccio qualcosa di concreto, non credo che serva a molto continuare solo a parlare.<<
continuare a "parlare", non significa solo parlare, ma fare psicoterapia. Durante il percorso può capitare di trovarsi di fronte a dei momenti di stallo, non deve forzare la mano per fare necessariamente "qualcosa", si prenda del tempo, perché probabilmente c'è bisogno di comprendere qualcosa in più su di se.






Dott. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Psicoterapia Psicodinamica
www.psicologoaviterbo.it

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Dr. Roberto Callina Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 1,3k 32 8
Caro Utente,

non è così strano che lei cerchi online il coraggio che nella realtà non riesce a trovare.
La mia era, evidentemente, una domanda un po' provocatoria.

Io credo che questo malessere possa, in parte, essere causato dalla sua inclinazione sessuale non completamente accettata.
È per questo che ritengo utile un confronto con persone che condividono, o hanno condiviso, il suo stesso malessere.

Comprendere, emotivamente, che essere omosessuali fa parte di una diversa NORMALITA' è un processo indispensabile al fine di una serena accettazione di se stesso nella sua interezza e complessità.

Prima di essere omosessuale, lei è una persona con tutti i suoi pregi, le sue qualità, le sue virtù, i suoi sentimenti, le sue emozioni... tutto questo sembra annullato dal suo timore di essere mal giudicato dal mondo che la circonda.

In realtà, il vero freno arriva solo da se stesso, dalle sue paure, dalla stigmatizzazione che è stata interiorizzata, dal timore di essere giudicato...

Perché crede che persone che vivono la sua stessa condizione potrebbero giudicarla?

Un caro saluto.



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Dr. Gianluigi Basile Psicologo, Psicoterapeuta 104 2 7
L'ansia che prova deriva da un conflitto interno tra due scelte: proseguire nel far finta che Lei è perfettamente adattato e conforme a quello che credono gli altri o mostrare gradualmente le sue preferenze sessuali pur temendo che le persone che le stanno vicino possano non accettarla. Affrontare questo conflitto è determinante affinché i sintomi di ansia possano almeno diminuire.
Nella terapia possono esserci fasi di stallo che possono essere dovute a delle reticenze a dei non detti e ad una comunicazione non chiara con la terapeuta. Provi a scoprire le carte innanzitutto con lei affinché abbia gli strumenti per poterle essere d'aiuto fino in fondo.

Cordiali Saluti.
[#7]
dopo
Utente
Utente
Grazie dottore Callina, condivido quello che dice. La sua ultima domanda mette il dito nella piaga e proverò a spiegare perchè, sperando di potere avere un aiuto.

Al momento è come se fossi su in un isolotto neutrale su cui mi sono stancato di restare perchè mi sento solo e infelice.

A destra c'è la terra degli eterosessuali e lì ci sono la mia famiglia, i miei amici, il lavoro ecc. Io mi sento parte di questa terra anche se so di non essere come gli altri e ho paura che loro mi possano emarginare, costringendomi a tornare sull'isolotto e a vivere una vita dimezzata.

A sinistra ci sta la terra degli omosessuali, che io non ho mai visitato anche se la guarda da tempo con curiosità. Dal mio isolotto immagino che potrei trovarmi bene, sentirmi completamente a mio agio, finalmente libero. Però ho paura di andarci perchè in fondo sento di non riconoscermi negli altri abitanti, alcuni mi sembrano così diversi da me nei modi, negli atteggiamenti, nelle scelte. E ho anche paura di essere identificato con loro, mentre io voglio essere solo me stesso.

è difficile descrivere il peso che mi porto dentro, è qualcosa che rallenta i miei passi, fino quasi a bloccarmi. Purtroppo sento che la società mi aiuta poco a accettarmi e a farmi accettare. Però ora è in ballo la mia felicità, che sto sacrificando tra tanti dubbi e paure.
[#8]
dopo
Utente
Utente
Dott. Del Signore e dott. Basile, io le mie carte penso di averle scoperte nella psicoterapia e penso anche di essermi dato un tempo abbastanza lungo per capire e per capirmi. Però ora mi sembra di essermi bloccato, non riesco a fare un primo passo concreto per iniziare un cambiamento. è come se su questo aspetto della mia vita mi sentissi nudo, spogliato completamente, e incapace di qualsiasi difesa di fronte agli occhi altrui che guardano la mia nudità (che per ora, con fatica e sofferenza, cerco di coprire).

Può avere senso cercare di contattare qualche psicologo che sia apertamente gay e provare a fare un breve percorso in parallelo con la mia attuale psicoterapia? anche solo 2-3 incontri, per vedere se, in un ambiente protetto, riesco a trovare maggiori risorse confrontandomi in modo diretto. Non si tratterebbe di una nuova terapia, ma di qualche colloquio con un esperto che per un attimo non è più solo uno psicologo ma una persona che parla di sé.
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Dr. Roberto Callina Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 1,3k 32 8
Caro Utente,

la sua bellissima metafora descrive esattamente il vissuto che ho riscontrato in molti pazienti che ho avuto il piacere di seguire personalmente.

Perchè le dico questo? Per cercare di farle capire che non è solo su quell'isolotto; molte di quelle persone che stanno sulla terra di sinistra, quella degli omosessuali, è stata prima di lei su quello stesso isolotto e, a volte, forse ancora ci torna.

I suoi valori, le persone che la conoscono, che la amano, che hanno contribuito a costruire la sua identità si trovano sulla terra di destra, è vero... ma perché non potrebbe trovare gli stessi valori anche nella terra di sinistra?

<<alcuni mi sembrano così diversi da me nei modi, negli atteggiamenti, nelle scelte>>
Vero anche questo... ma mi dica una cosa: tutti quelli della terra di destra corrispondono al suo ideale? Sono tutti così simili a lei nei modi, negli atteggiamenti, nelle scelte?

Credo che lei stia facendo lo stesso errore omofobo che è, purtroppo, ancora oggi così diffuso nella nostra società; sta guardando da lontano, dal suo isolotto, delle persone che reputa diverse e le sta giudicando; e questo le fa temere che altri lo possano fare con lei.

Se prendesse una barchetta e remasse lentamente in quella direzione, cercando di guardarle un po' più da vicino, forse si accorgerebbe che la stessa diversità individuale che può trovare nella terra di destra che oggi le è così familiare, può trovarla anche in quella di sinistra; perché tutte le persone sono diverse, ognuno di noi ha una sua unicità irripetibile, nessuno di noi è uno stereotipo.

Ognuno degli abitanti di quella terra di sinistra tanto temuta è, proprio come lei, e me, prima di tutto una persona, con le sue qualità, i suoi pregi, i suoi valori, i suoi difetti...

Comprendo i suoi timori, ma credo che avvicinarsi gradualmente a quella terra, a quel nuovo mondo, sia l'unica via per iniziare a conoscerlo e a conoscere se stesso.
Gradualmente, si, perché non le direi di buttarsi in mare dal suo isolotto e nuotare senza salvagente verso quella terra a lei sconosciuta; le consiglierei di mettersi comodo su una barchetta ed avvicinarsi piano piano, fermandosi ogni tanto a guardare quelle persone con un binocolo, sempre più da vicino, in modo sempre più analitico, guardando le loro differenze, più che le loro somiglianze.

Quando sarà pronto potrà poi approdare ed iniziare a pensare a come gestire l'integrazione tra i due mondi. Un ponte? Una galleria? Non so, non ha importanza, ma mi creda, l'integrazione è possibile...

<<Può avere senso cercare di contattare qualche psicologo che sia apertamente gay e provare a fare un breve percorso in parallelo con la mia attuale psicoterapia?>>

Personalmente ritengo che questa non sia una strada percorribile. Lo psicologo fa lo psicologo; quello che lei chiede (ma forse inconsapevolmente ne ha paura e quindi maschera la sua richiesta a se stesso) è di incontrare una persona che abbia il suo stesso vissuto emotivo, per cercare comprensione, empatia, condivisione... che l'aiuti a trovare quel coraggio che ancora le manca, che possa dirle: "anch'io ci sono passato, ma stai tranquillo, ce la puoi fare!".

Quella persona la può trovare solo su quella terra che tanto la spaventa.

Forza! Sono certo che ce la può fare.

Restiamo in ascolto

Un caro saluto


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Dr. Gianluca Raffa Psicologo, Psicoterapeuta 19 1
Gentile utente,

da quello che scrive emergono i suoi vissuti ambivalenti rispetto ad una scelta che lei sente potrebbe cambiarle la vita.

Questa "indecisione" la costringe a vivere nella terra di mezzo, nell'isolotto come lei ha spiegato benissimo nella sua metafora: da una parte la terra degli eterosessuali e dall'altra quella degli omosessuali e lei si trova al centro, solo e triste.

Avrebbe tanto desiderio di prendere una barchetta e visitare la terra degli omosessuali, ma allo stesso tempo sente la paura di "smarrirsi" tra loro e di perdere la propria identità.
Nello stesso tempo, non vorrebbe abbandonare definitivamente la terra degli eterosessuali, dei quali riconosce molti valori importanti e dove comunque si sente sicuro e protetto.

Io credo che la giusta via sia nel viaggio e non nella destinazione che lei alla fine sceglierà: per riprendere la sua bella metafora, io credo che la situazione migliore sia quella di viaggiare con la sua barca magari in compagnia di qualche persona fidata ed esplorare la nuova terra...nessuno le impedirà di ritornare poi nelle altre due isole magari con nuovi vissuti e nuove consapevolezze.

Per quanto riguardo un nuovo percorso di psicoterapia, credo che spetti a lei la scelta: il successo di una psicoterapia è fortemente legato all'alleanza terapeutica che si istaura tra cliente e professionista.

Mi tenga aggiornato sull'evoluzione della sua situazione.

Le faccio un grosso in bocca al lupo per tutto.

Cordiali saluti

Dott. Gianluca Raffa
Psicologo Clinico e Psicoterapeuta
Grottaminarda - Avellino

[#11]
dopo
Utente
Utente
Ringrazio molto degli interventi. La metafora che ho usato calza a pennello con la mia situazione e le vostre considerazioni sono molto utili. Il problema però è quando si passa dalla metafora alla realtà.

Non riesco a fare il primo passo, non riesco a sbloccarmi, a contattare qualcuno che possa aiutarmi. Per ritornare alla metafora, io sono pronto per cominciare il mio viaggio, ad abbandonare il mio isolotto, la zattera è lì che mi aspetta, ma da solo proprio non ce la faccio a salire.

Avrei bisogno di essere accompagnato da qualcuno verso cui possa sentire a pelle fiducia. Ma chi? e dove trovarlo? rivolgermi ad una associazione? ma chi ci sta dietro? e mi posso veramente fidare?

A volte vorrei per caso conoscere qualcuno con cui potere condividere i miei vissuti e le mie emozioni. Ma questo non mi è mai capitato e di cercare io direttamente non riesco, perchè, diciamo la verità, è non riesco a fidarmi e ho paura di complicare le cose. Come posso fare per sbloccarmi?
[#12]
Dr. Gianluca Raffa Psicologo, Psicoterapeuta 19 1
Gentile utente,
capisco in pieno tutto le sue paure ed inibizioni.

Per usare un'altra metafora mi sembra che lei sia come un gabbiano pronto a spiccare il volo ma che abbia paura di fare il viaggio da solo.

Certo, seguire il proprio istinto è molto importante e capisco come sia difficile potersi "fidare" di qualcuno in questa momento cosi delicato, in cui si sente vulnerabile agli occhi degli altri.

Non so dove lei viva di preciso, magari nella sua zona o nelle zone limitrofe ci sono validi Psicoterapeuti in grado di "accompagnarla" in questo percorso.

Cordiali saluti,
[#13]
dopo
Utente
Utente
Veramente faccio già psicoterapia... e bene o male mi trovo bene con la psicologa che mi segue. Il problema è che vorrei fare un passo concreto. E ho bisogno di una persona che mi accompagni al di fuori della psicoterapia. Da solo non ci riesco...
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Dr. Roberto Callina Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 1,3k 32 8
Caro Utente,

comprendo i suoi timori e la sua mancanza di fiducia; si tratta di una dinamica difensiva abbastanza comune.

"E se poi venissi scoperto?"; "e se la/e persona/e dell'associazione dovesse/ro tradirmi?"; "di chi mi posso davvero fidare?".... Queste e mille altre domande, probabilmente, le frullano per la testa. Oltre alle perplessità consapevoli, il suo conflitto interiore tra il salire sulla zattera o rimanersene fermo sulla sua isola di apparente sicurezza, rappresenta un ulteriore freno.

Che fare quindi?

Purtroppo solo lei può scegliere la strada migliore... ma un minimo rischio, nella vita, va messo in conto. Il coraggio é anche questo.

Per ragioni di privacy, non é possibile fornirle qui nomi di associazioni della sua cittá ma una ricerca su google "associazioni gay" + nome della sua cittá fornisce numerosi risultati che puó agevolmente consultare.
Un primo contatto telefonico del tutto anonimo, per sapere che tipo di servizi vengono erogati potrebbe essere un primo piccolo passo.

Se invece fosse sempre dell'idea di trovare un terapeuta omosessuale nella sua zona, in sostituzione, e non in affiancamento, della sua attuale curante, può contattare, in privato, uno dei colleghi di questo sito logisticamente più vicino alla sua città, per chiedere se possono fornirle un nominativo, ammesso che lo conoscano.

Purtroppo nella sua zona io non ho molti contatti.

Il fatto di averci contattato è già un piccolo grosso passo, mi creda...

Le auguro che possa compiere il successivo molto presto.

Un caro saluto.

[#15]
Dr. Gianluca Raffa Psicologo, Psicoterapeuta 19 1
Gentile utente,
come lei dice spesso non è facile passare dalla "teoria" alla "pratica".

Concordo che ad un certo punto bisogna viverle queste emozioni e nei casi più fortunati con la persona giusta, quella con cui condividere sia l'entusiasmo che l'eventuale paura di questo viaggio.

Le auguro di trovare al più presto questa persona tanto attesa.

Cordiali saluti

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