Utente
Salve, ho una domanda riguardo ad un problema molto importante per me che nasce da una situazione che sto attraversando in questo periodo: riguarda un rapporto sentimentale con una ragazza durato 3 anni. Devo dire che quanto mi sta succedendo potrebbe forse essere normale se di anni ne avessi 16, ma non 33, ossia la mia effettiva età. Dopo essere uscito da un altro rapporto sentimentale che mi aveva lasciato molto male, poichè ero ancora innamorato quando la mia ex decise di chiudere il rapporto, conobbi al mare una ragazza di 20 anni, solare, simpatica e molto carina. Tralascio un po' di fasi per arrivare a dire che me ne ero innamorato perdutamente. Non vivevo più e pensavo solo a lei. Complice la distanza (lei, che è veneta, sta in Svizzera per motivi di studi, io stavo a Roma) ed il fatto che lei sfuggiva da un possibile rapporto, io continuavo ad insistere (con una buona dose forse di egoismo in questo) ed ho fatto mille follie (alcune anche veramente assurde come viaggiare di notte e arrivare la mattina a sorpresa a casa sua) ed alla fine anche lei ha cominciato a volermi bene fino al punto che ci siamo messi insieme. Qui comincia il "lato B" della storia: io dopo un po' di tempo che le cose andavano bene (un anno circa) pur volendole un bene immenso ho cominciato a sentirmi strano, senza più spinta e senza più la passione che c'era prima. Non volevo ammetterlo ed ho cominciato ad avere crisi di panico (di cui avevo già sofferto anni prima per altri motivi) e pianto ogni volta che ci vedevamo e me lo spiegavo dicendomi che non volevo ammettere a me stesso che avevo problemi di blocchi emotivi che mi impedivano di andare avanti nella storia, e dato che la ragazza in questione è una persona veramente stupenda, era impensabile una cosa del genere. Adesso lei si è stufata ed è delusa da tutto questo, mi dice giustamente che ho davvero dei problemi, che non si può trattare così una persona e credo che abbia ragione. Ora però che la cosa sembra davvero finita, mi sembra di ricominciare a desiderare di nuovo di starle vicino e che senza di lei non riesco ad andare avanti. Ma mi sento anche un po' un mostro perchè mi sembra di fare tutto questo senza alcun rispetto per lei, pur volendole davvero un bene infinito. Devo dire che ho avuto una situazione affettiva familiare piuttosto burrascosa, sono figlio unico, dieci traslochi dai 14 ai 20 anni, genitori separati di cui padre alcolista. Ho come l'impressione di non riuscire a provare davvero amore, ma di avere solo un utilitaristica pretesa d'affetto. E ne soffro molto perchè io a questa ragazza voglio davvero bene e non voglio che alla fine di tutto lei pensi che l'ho solo usata per i miei problemi personali. Vorrei avere un parere al riguardo, e mi scuso per la confusione nell'esporre la situazione. Grazie.

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Dr. Giuseppe Santonocito

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Gentile utente
Lungi dall'essere confusa, la descrizione che lei dà della sua situazione mi sembra piuttosto chiara. La gestione delle faccende affettive per molte persone non è semplice, a qualunque età. Se poi ci sono stati anche dei trascorsi burrascosi nella propria famiglia d'origine, come quelli che descrive, è possibile che non ci si trovi adeguatamente "attrezzati" per far fronte alle vicende affettive future.

È interessante il suo ribadire più volte la paura che il proprio amore non sia altro che un'utilitaristica pretesa d'affetto.

Le dirò che da un punto di vista strettamente e freddamente razionale, lei ha perfettamente ragione. Perché l'amore non è altro che l'incontro di due egoismi, e sta in piedi solo fino a quando questi due egoismi coincidono e restano complementari. E quando uno di questi due egoismi non coincide più con quello dell'altro, l'amore s'incrina.

Questo è ciò che succede tutti i giorni.

Il punto è che le emozioni hanno una propria logica, che spesso non corrisponde a quella della razionalità. Quindi, nel suo caso, posso ipotizzare che non sia lei ad essere più egoista degli altri, semmai è che non riesce ad accettare il suo bisogno d'amore dentro di sé e riesce a vederne solo gli aspetti negativi.

Se ha dei sintomi come quelli che descrive, le suggerisco di ricercare un consulto psicologico, può rivolgersi sia privatamente che presso il servizio pubblico, contattando la sua ASL.

Se deciderà di fare qualcosa in questa direzione, ciò potrebbe aiutarla a rimettere "ordine" dentro se stesso e aiutarla anche con i suoi sintomi. Sia su quelli più evidenti, come l'ansia e il panico, sia sulle sensazioni più sedimentate nel tempo che le stanno impedendo di vivere una vita relazionale in modo pieno e soddisfacente. Non posso però dirle se fare ciò l'aiuterà o meno a recuperare la relazione che le sta a cuore in questo momento.

Cordiali saluti
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
www.giuseppesantonocito.it